Intervista doppia a Giovanni La Gorga e ad Alessio Borgonuovo

Giovanni La Gorga è un DJ professionista e musicista, nato a Roma e cresciuto nel Rione Parione del centro storico tra Piazza Navona e Campo de Fiori. Il suo nome d’arte è Giovannino. Innamorato di una città magica dove ogni san pietrino è stato calpestato da attori, cantanti, registi. Adorata come nessun’altra città al mondo. Roma è un set a cielo aperto. Dal cupolone ai fori romani alla porta magica conosciuta come porta Alchemica in piazza Vittorio Emanuele, quella con i binari del tram dove nel film “I Ladri di biciclette” si vendevano i pezzi di ricambio per le biciclette. La Fontana di Trevi, con la scena più vista al mondo di Anita Ekberg che chiama Marcello immersa nell’acqua; che immagine fiabesca. Ci allontaniamo un poco per ritrovarci vicino al Circo Massimo dove si trova la bocca della verità, icona di “Vacanze Romane”. Torniamo in Piazza Navona dove Woody Allen ha girato “To Rome with Love”.  In questo quartiere Giovanni sente l’esigenza di spalancare le finestre di casa sua e dar ossigeno con la sua musica a quei rioni abbandonati dai romani e soffocati da un turismo di massa. Come è già stato scritto Giovannino è il pifferaio magico e non si potrebbe definirlo in modo migliore. È lì che nasce la collaborazione con Alessio Borgonuovo, dando vita ad un film documentario: “From My House In Da House. A history of Rome”.

I due autori carpiscono una Roma rapita dal covid, donandogli una forza assopita dal degrado e dall’abbandono di chi l’amava. Mentre le immagini scorrono ci ritroviamo con dei cantastorie come Asia Argento, Marco Giallini, Aurelio Picca, Claudio Coccoluto (purtroppo scomparso a marzo). Dai loro racconti prende vita una Roma che pulsa di gioia, di arte, di musica. Alessio e Giovanni con questo film documentario ci regalano la voglia di non arrenderci e di custodire Roma e tutte le nostre città.

Nella foto: GIOVANNI LA GORGA

GIOVANNI LA GORGA nato a Roma il 14 marzo 1973. DJ professionista dal 1995 ad oggi in Italia e all’estero. Organizzatore di eventi legati al mondo della musica dal 1991 ad oggi. Dal 2007 al 2011 Direttore Artistico dello storico Piper club (Roma). Dal 2013 nel mondo della discografia ed editoria musicale (2013/2018 RBL music italia S.r.l.) dal 2020 con la     nuova realtà editoriale SINS records. Ideatore nel 2018 dell’evento From My House In Da House che ha riempito alcune piazze del centro storico di Roma www.frommyhouseindahouse.it da cui ne è nato un docu film girato tra il 2019 e il 2021 (regia : Giovanni La Gorga e Alessio Borgonuovo)  che verrà presentato nel 2021 al www.riff.it vincendo il primo premio come miglior documentario italiano.

Nella foto: ALESSIO BORGONUOVO

ALESSIO BORGONUOVO nato a Roma il 31 maggio 1972. Montatore cinematografico. Ha realizzato videoclip per:

Skin, Ligabue, Tiziano Ferro, Maneskin, Gianna Nannini, Mina, Fabri Fibra, Giorgia, Carmen Consoli, Roy Paci, Zero Assoluto, Tiromancino, Giusy Ferreri, Subsonica, Federica Carta, Casino Royale, Nina Zilli, Pacifico, Afterhours, Le Vibrazioni, Alex Britti, Gianluca Grignani, J-ax, Articolo 31, Max Pezzali, Syria, Velvet, Anna Tatangelo, Marracash, Marina Rei, Delta V, Niccolò Fabi, Paola e Chiara, Giuliano Palma, Luca Carboni, Gemelli Diversi etc.

Commercial e Promo TV per:

TIM, Adidas, Fox, Sky, Mtv, Wind, Blackberry, Coconuda, Studio Universal, Fox Life, Fox Retro, Steel, Cult Network, Rai, Mediaset.

Film e Documentari:  

“Wargames – At the End of the Day,” di Cosimo Alemà, prodotto da The Mob, Frame by Frame, Lock and Valentine, Bmovie.

“Grido“di Pippo Delbono, prodotto da Mikado.

“Showtime 21:30” di Cosimo Alemà, prodotto da The Mob.

“Africa Unite” di Fulvio Compagnucci, prodotto da The Mob.

“This is Maneskin” di Younuts!, prodotta da Noura Film.

 FROM MY HOUSE IN DA HOUSE 

A history of Rome 

Un documentario di Giovanni La Gorga e Alessio Borgonuovo.

Vincitore nella sezione National Documentary al RIFF AWARDS 2021. 

“From my house in da house” – A history of Rome”, è un documentario diretto da Giovanni La Gorga e Alessio Borgonuovo che, con tono leggero e un ritmo serrato, racconta gli ultimi trenta anni del centro di Roma. Dal fulgore dei primi anni ’90 al buio di oggi, senza mai cadere nella retorica. Il leitmotiv del film infatti è l’ironia. Talvolta amara, nel racconto dei tanti personaggi noti che descrivono luoghi di ritrovo, situazioni e incontri irripetibili. 

Ci sono le testimonianze obbiettive, quelle dei cronisti come il “re” dei paparazzi Rino Barillari che apre il suo archivio fotografico per l’occasione e la giornalista del Corriere della Sera Maria Egizia Fiaschetti. E ci sono quelle “trombonate” tipicamente romane dei residenti del centro storico. Ci sono i musicisti, quelli della scuola romana che ricordano come la scena capitolina fosse di assoluto prim’ordine, ci sono attori e registi, come Marco Giallini, Asia Argento e Ivano De Matteo, che negli anni ’90 erano in procinto di affermarsi e a Roma vivevano, recitavano, costruivano. Ritroviamo anche il compianto Claudio Coccoluto, Riccardo Sinigallia, Aurelio Picca e Stefano Antonelli. Tutti insieme concorrono a formare un mosaico che dà l’immagine attuale di Roma. Ferita, tramortita, ma ancora pronta a riprendersi e tornare al suo eterno splendore. 

Il tono del docu-racconto si mantiene colloquiale ma non scade mai nella banalità. Si scelgono gli scorci più suggestivi e quelli più obbrobriosi, così come tra le parole degli intervistati si alternano le battute di spirito alle considerazioni tranchant. Il linguaggio espressivo di riferimento è quello dei migliori doc e docufiction italiane e straniere, a cominciare da ASBURY PARK: LOTTA, REDENZIONE, ROCK AND ROLL di Tom Jones fino al nostrano VEDI NAPOLI E POI MUORI di Enrico Caria. 

“From my house in da house” è un’opera poliforme: è prettamente documentaristica quando ripercorre l’ultimo mezzo secolo di storia della capitale, ha un taglio socio-antropologico quando analizza il vorticoso declino culturale di una città in una sempre più evidente crisi di identità, ma ha anche spunti romantici quando vediamo il protagonista “risvegliare” gli abitanti della città eterna facendoli ballare con un dj set dal balcone. Inoltre, e non di poco conto, è il fatto che “From my house in da house – A history of Rome”, abbia un contenuto e un messaggio politico: quello di scuotere le coscienze degli amministratori capitolini, degli imprenditori, dei commercianti e perfino dei singoli residenti per far loro comprendere che una città nella quale non scorre più la linfa vitale della cultura, del fermento ideale, della capacità di proporre e reinventare, è una città destinata a essere quantomeno periferica. La colonna sonora, scritta e realizzata da Giovanni La Gorga, Pietro Nicosia con l’ausilio di un gruppo di  autorevoli musicisti della scena romana, rende omogeneo e completo un prodotto nuovo e trascinante, capace di arrivare con sentimento a un pubblico che va ben oltre i frequentatori delle notti romane. 

Prodotto da Qualityfilm e distribuito da 102 Distribution, “From my house in da house” non è un’operazione nostalgica ma un’autentica ricerca nel cuore della città che un tempo rappresentò la Dolce vita. Il documentario è vincitore al RIFF AWARDS 2021 nella sezione National Documentary Competition www.riff.it

INTERVISTA

Come ti chiami?

Giovanni La Gorga.

Alessio.

Professione?

DJ producer e Editore musicale.

Montatore.

Soprannome? 

Giovannino.

Alessietto, per la famiglia Tato.

Aggettivi per definirti?

Generoso, leale, combattivo e caparbio, quasi cocciuto alle volte…

Umile, semplice, leale.

Il tuo punto di forza?

Non mi arrendo mai!

Direi la mia tenacia, dedizione, instancabilità che metto nelle cose che faccio.

Il tuo punto debole?

Certe volte troppo ingenuo.

Sembrerà un controsenso ma la pigrizia tipica romana è sicuramente il mio tallone d’Achille.

Primo e ultimo brano ascoltato?

l primo brano che ricordo mi abbia veramente scosso è stato “Riff Raff” degli AC/DC da allora non ho mai più smesso di divorare musica, avevo 6 anni, ultimo brano che sto ascoltando in questo istante e che mi sta travolgendo totalmente è “Samba Do Brilho” di Bill Hardman una bomba Jazz Brazilian incredibile!

Sono cresciuto, causa fratello maggiore di 9 anni, Paolo, a pane e Pink Floyd. ricordo pranzetti psichedelici con Atom Heart Mother. Primo vinile comprato ENOLA GAY degli Orchestral Manoeuvres in the Dark. Ultimo brano ascoltato Stay Away, di Night Skinny feat. Ketama 126, Side Baby, Franco 126.

Il tuo DJ e montatore cinematografico preferito?

Il mio DJ preferito è Claudio Coccoluto! ma non posso dimenticare gli altri miei mentori: italiani (Marco Trani, Baldelli, Mozart, Luis Radio, Mauro Tannino) Stranieri ( Joe Claussell, Vega , Kerri Chandler , Gilles Peterson ). Il mio montatore preferito è chiaramente Alessio Borgonuovo.

Ovviamente Giovannino DJ, ovviamente Claudio Coccoluto. Ovviamente Mauro Tannino.

Tanti, troppi, italiani, stranieri, il lavoro di montaggio è veramente una alchimia inspiegabile, fatta di intuizioni, compromessi, gioie, sconforto, il bellissimo rapporto che si crea con il regista, fatto di scontri e di piccole vittorie, tutte con l’unico scopo di creare un qualcosa cui hanno partecipato tantissime persone. Anche una bella responsabilità, è col montaggio bene o male che gli sforzi appunto di tutti i reparti prendono finalmente forma. Diciamo, se vogliamo fare dei nomi, che ho avuto la meravigliosa fortuna, agli inizi, di lavorare come assistente per Fabio Nunziata e Jacopo Quadri, due Maestri, due Mostri, e per me che montavo al frame da precisetti nerd dal momento che i miei lavori duravano dai 30” degli spot ai 3 minuti massimo dei videoclip, vedere con loro gestivano un film o un documentario di un’ora e mezza penso sia stato il regalo più grande che potessero farmi.

Un sogno ricorrente?

Spesso sogno di suonare davanti a delle persone e mentre sto cercando il disco da mettere dopo, finisce quello prima e si ferma la musica, e mi manca l’aria…. devastante!

Suonare la chitarra davanti ad uno stadio gremito.

Di cosa hai paura?

Di morire e non poter seguire mio figlio nella sua crescita…. vorrei vivere il più possibile solo per questo.

Ultimamente ho scoperto o meglio sono diventato acrofobico. Brutta sensazione… Parlando di paure in senso più metafisico direi che la cosa che mi angoscia più di tutto è il futuro, non tanto il mio, quanto quello delle generazioni a venire. Le previsioni non sono rosee, da tanti punti di vista, e noto purtroppo una tendenza al peggioramento.

Il giorno più bello della vostra vita?

Ce ne sono stati tanti, una volta ho portato Alessio con me in Brasile è stato un mese incredibile! ma anche vincere il Riff awards è stata tanta roba.

Ne abbiamo passati insieme tanti di momenti belli, ci si conosce da quando abbiamo 12 anni. L’ ultimo bel momento passato insieme sicuramente la premiazione del nostro documentario al RIFF FESTIVAL di Roma.

Cosa ti piace di Giovanni/Alessio?

La sua presenza mi fa star bene ed è già tanto…

Di Giovanni mi piace la sua allegria a tutti i costi, il suo entusiasmo, la sua caparbietà. Devo ammettere che è stato il motore del nostro progetto, riuscendo a coinvolgermi in toto nel suo sogno.

Cosa non sopportate di voi?

Quando mi sparisce per giorni, ahahahahaha, mi fa proprio incazzare!

Ci conosciamo appunto da quasi 30 anni, entrambi sappiamo i limiti dell’altro, un’amicizia che duri così tanto è tale proprio per la capacità reciproca di sapere quando e dove non oltrepassare tali paletti.

Siamo molto simili ma anche molto diversi, lui istrionico, io introverso, ma abbiamo un buon equilibrio. Ovviamente ci siamo anche scontrati, e anche durante la lavorazione del film, ma mai sugli aspetti creativi o di resa, bensì su questioni formali, caratteriali, insomma su stronzate per cui avremo litigato anche se stessimo in vacanza o a cena, ecco.

Cosa ha fatto scattare la molla per la realizzazione del docufilm?

Voglia di raccontare un’esperienza talmente importante che secondo noi era giusto che lo sapessero anche quelli che non ne erano a conoscenza, è un po’ come divulgare la propria esistenza, ma solo perché abbiamo creduto che tutta questa storia è stata unica.

Quando a Giovanni venne la folle idea di fare il primo evento FROM MY HOUSE IN DA HOUSE, mettendo appunto le casse fuori dalla propria finestra in via di Parione, pieno centro storico adiacente a Piazza Navona, io che son montatore ma ho dimestichezza con telecamere e video, mi son reso subito disponibile per riprendere e poi montare un promo dell’evento. non fosse altro perché non potevo perdere l’occasione di riprendere Giovanni portato via dalla Polizia per disturbo della quiete pubblica. E così ho ripreso anche i successivi eventi, quello di Campo de’ Fiori e quello di Piazza Margana. Poi un giorno ci siam chiesti: ma perché non fare un film che partendo dagli eventi racconti il perché quegli eventi son nati?

Cosa avete pensato quando il film lo avete montato e visto?

Beh, come si dice: “ogni scarrafone è bello a mamma sua…” inizialmente durava 2 ore …. e per noi era perfetto poi Michele Lella di Quality film, uno dei nostri produttori, ci ha fatto ragionare che questa storia doveva essere per tutti e non solo per noi e l’abbiamo accorciata a 73 minuti e aveva ragione, ora scorre perfettamente.

Ti dico solo che il primo cut durava più di 2 ore… e ci piaceva d morire. Credo che sia pure partita la lacrimuccia. Ma ovviamente sarebbe in quella forma piaciuto solo a noi ed ai pochi coinvolti nel progetto e grazie anche alla tranquillità trasmessaci, su tempi e contenuti, dalla nostra produzione, la QUALITYFILM di Mariella Li Sacchi e Amedeo Letizia, ed al prezioso apporto e supporto, nella fase sia di ripresa che di editing, di Michele Lella, sempre QUALITYFILM, che ha sempre creduto nel progetto sposando da subito la causa, il film ha preso la forma che adesso ha.

La cosa che più vi ha unito durante le riprese del film?

Le difficoltà! la pandemia è stata una di quelle….  poi durante il montaggio durato 3 mesi e svoltosi a casa mia è stata la massima unione, tra pause pranzo dove io cucinavo e tante risate!!! Momento magico.

Le pause pranzo! AHAHAHAHAH. Scherzi a parte, direi la gioia, l’entusiasmo nostro e di tutte le persone che abbiamo coinvolto, dalla prima intervista effettuata fino alle ultima lavorazioni di post audio e video.

Il momento più difficile?

Quando la pandemia ci portava a cambiare continuamente il finale del film e non ne riuscivamo a uscirne fuori, poi Alessio ha preso le redini….

Un momento di crisi, anzi due, mi vengono in mente:

il primo lockdown, panico totale, ma devo dire che è stata una chiave di svolta che ha arricchito il racconto, oltre ad averci dato l’opportunità di testimoniare e filmare, in un documentario che parla di svuotamento del centro storico, un centro storico realmente deserto: tirati via i turisti, i pochi abitanti rimasti hanno creato uno scenario perfetto.

Secondo momento di sconforto, a dire il vero, è stato ritrovarci con Giovanni, romanticamente nel salone di casa sua dove tutto è nato, di fronte al Mac, una dozzina di hard disk, centinaia di ore di girato, guardarci in faccia e dirci: E mo’ che se inventamo?

Una parola per definire il vostro docufilm?

RITMO!

Giovinezza.

Progetti? Tornerete a lavorare insieme?

Stiamo già lavorando su un’altra “ History of Rome “ i primi di dicembre abbiamo già girato il primo Ciack. spero che continueremo a lavorare insieme tutta la vita.

Giorni fa con Giovanni abbiamo girato il primo passo, cruciale, del nostro prossimo progetto. C’è Roma, c’è la musica, c’è…

Perché il pubblico dovrebbe vedere il vostro film?

Perché non dovrebbe! la storia è divertente, interessante e a suo modo avvincente.

Penso che siamo riusciti a raccontare ed a testimoniare un momento, una storia, un luogo molto caratterizzati ma altrettanto universali. La storia di decadenza che raccontiamo è la stessa che accade in molti centri storici in Italia ed in Europa. Quindi si parla del Rione Parione e del suo abbandono demografico e di ricchezza socio-culturale, ma potremo impostare il plot e trasporre il racconto all’ Alfama di Lisbona.

La forza del film è che a differenza però di scadere nel malinconico o nel piagnisteo abbiamo voluto trattare il tutto grazie a grandi testimoni del periodo d’ oro come del declino con un tono non palloso da documentario istituzionale ma con una freschezza ed una leggerezza che è stato il nostro imprinting sin all’ inizio; anche produttivamente, abbiamo preferito la spontaneità in tutto, sia nel linguaggio di ripresa, molto sporco e realmente documentaristico, sia nelle interviste, e cercando di assecondare in montaggio il flusso naturale della storia che stavamo raccontando.

Credo sia uno spaccato onesto, sincero, valido sia per i nostri coetanei che quei posti li hanno frequentati, sia per i nostri coetanei che quei posti non sanno neanche dove siano, sia e soprattutto per le attuali e prossime generazioni, che han perso un bel momento in un bel luogo di una meravigliosa città.

La nostra intervista finisce qui. Grazie per essere stati con noi. La redazione di Mondospettacolo ed io in particolare vi ringrazio e vi aspetto per farci raccontare nuove storie di lavoro e di vita.

Corinna Ivaldi