Dopo anni di studio e passione, Antonio Di Mauro approda al suo esordio con un singolo che è un manifesto di libertà e autenticità. Un viaggio sonoro tra cadute e risalite, dove ogni parola diventa incoraggiamento a inseguire i sogni e a credere nella propria forza interiore.

Il tuo percorso artistico è iniziato da vocal coach e performer. Com’è stato passare alla scrittura di un brano personale?
Ti stupirò. In realtà, in tempi meno sospetti, scrissi già delle canzoni. Non avevo ancora studiato nulla riguardo la tecnica vocale, né frequentato corsi di armonia o songwriting. In maniera istintiva, essendo sempre stato rapito dalla bellezza della musica e dalla forte passione per il canto, ho arrangiato un intero brano con tanto di violini e suoni orchestrali senza sapere quasi da quante note fosse composto un accordo. Brano rimasto chiuso nel cassetto ma che porto nel cuore. A piccoli passi, spinto da questa forte passione e dalla fame di addentrami sempre di più in questo mondo, ho iniziato a studiare e non ho mai più smesso. Il passaggio è avvenuto in maniera naturale. Da tempo desideravo compiere questo passo, e adesso ho capito che era il momento giusto per farlo senza rimandare più.
Qual è il messaggio che speri arrivi al pubblico attraverso “Imprevedibile”?
Vorrei che ognuno si desse finalmente il permesso di fare quel passo, quel progetto, di compiere quella scelta forse un po’ folle ma che ci rende tremendamente vivi, che mettesse da parte per una volta le paure, il giudizio altrui, si accettasse nella sua interezza e bellezza, si aprisse al mondo senza maschere perché va benissimo così, credesse maggiormente nelle sue capacità e si concedesse delle opportunità. Il brano “Imprevedibile”, è un inno alla libertà di espressione, all’andare oltre le etichette e ai percorsi obbligati. È un viaggio di consapevolezza e accettazione di ogni sfumatura di sé, un’esortazione a seguire l’istinto, a non mollare nonostante tutto, a ricominciare con coraggio, perché non è mai troppo tardi per essere felici ed inseguire i propri sogni. Riflette una visione della vita che abbraccia la complessità e la fluidità, piuttosto che la rigida dicotomia delle scelte, in un flow che porta all’integrazione degli opposti. L’imprevedibilità nella vita quanto nelle scelte di ogni giorno perché siamo in continua evoluzione.
Hai citato influenze come John Legend e Marco Mengoni. In che modo hanno ispirato la tua musica?
Consumo molta musica, ascolto di tutto, e mi affeziono più al singolo brano che a un intero album. Qui parliamo di due grandi cantanti, artisti che con la loro voce fanno quello che vogliono avendo la libertà di potersi esprimere a pieno delle loro capacità. Lì percepisco autentici, veri, in grado di portare sul palco loro stessi, senza maschere. Il tutto con la massima naturalezza, come se fosse una passeggiata. Sono intimi, anime soul ma che allo stesso tempo sanno essere fortemente pop, cimentandosi anche in pezzi elettropop. Sicuramente traggo ispirazione nel loro modo di raccontarsi, di esprimersi attraverso la musica, avendo il coraggio di esporsi mostrando anche le proprie fragilità. Tra loro due, metterei in mezzo anche Annalisa, che nel tempo ha avuto la forza e la voglia di reinventarsi, album dopo album, non dando nulla per scontato, cambiando continuamente stile e approccio, ecco perché di lei, ho tutti gli album, l’eccezione che conferma la regola.
Nel brano si percepisce una lotta tra luce e ombra. È un tema ricorrente nella tua scrittura?
Sì, credo che caratterizzi proprio il mio modo di scrivere e di raccontarmi. Potremmo dire che è un elemento distintivo in cui mi rispecchio parecchio. Ognuno di noi, possiede luci ed ombre, e le une hanno bisogno delle altre per esistere. Nei momenti in cui ci si guarda dentro, si scava in fondo, si compie un tuffo negli abissi del cuore, si scoprono nuovi luoghi nascosti, in cui risiede il germe del cambiamento, dell’evoluzione, della comprensione maggiore di sé stessi. Una lotta in cui non ci sono vinti o vincitori ma solo nuove consapevolezze e prospettive. Ogni rinascita è frutto di un percorso. Amo essere profondo ma anche leggero, mi esercito nel percorrere la via di mezzo anche se non è semplice.
Quanto conta per te la libertà espressiva nella musica?
Moltissimo! Non amo le etichette, gli stereotipi, i percorsi obbligati, e tutto ciò che è limitante e definitivo senza possibilità di evoluzione e cambiamento. Nel tempo ne ho fatto una mia battaglia. Amo esplorare, dare pieno sfogo alla creatività, sperimentare ed osare cimentandomi anche in percorsi completamente opposti. Come fai ad esprimerti se ti senti una tigre in gabbia? O a nuotare libero come un delfino se ti trovi all’interno di un piccolo acquario? Non ho mai apprezzato le cose imposte e obbligate. L’arte è per sua natura libera, come lo è il nostro animo, e provo ogni giorno a preservare questa leggerezza e libertà.
Hai in mente un album o proseguirai con singoli?
Su questo vorrei far crescere l’hype! Mi piace lasciare sempre un alone di mistero in ogni progetto che mi riguarda, per assaporare ogni singolo elemento che poi andrà a comporre l’immagine finale. Se ottieni tutto e subito, perdi l’interesse e passi a qualcos’altro. Credo che al momento, proseguirò nel raccontarmi un capitolo alla volta, ma ciò non esclude di realizzare un intero album, dopotutto, sono imprevedibile!
