Suoni elettronici, immagini evocative, parole scelte con cura: il nuovo singolo di Angela Di Donato non è solo una canzone, ma una visione. “Globale” nasce da una spinta emotiva profonda e parla di appartenenza, connessioni autentiche e libertà emotiva. Un racconto da ascoltare e vivere.

“Globale” ha un titolo bello d’impatto. Cosa significa per te questa parola, nella musica e nella vita?
Per me “Globale” è una parola che racchiude tutto: emozioni, connessioni, sogni che vanno oltre i confini. È un amore che non ha limiti, che si muove come una marea e coinvolge tutti. Non è un amore privato, è qualcosa che unisce. L’ho scritto insieme a Damiano Zannetti, e da subito abbiamo voluto dargli questo respiro ampio, universale, ma con un’anima intima. È un brano che parla anche di me, ma in cui spero tanti possano ritrovarsi.
Hai scelto suoni elettronici molto curati. Quanto conta per te la produzione per far arrivare un messaggio?
Tantissimo! Per me ogni suono deve trasmettere qualcosa. Non volevo solo una base “bella”, ma un’atmosfera che ti trascinasse. Con Globale abbiamo puntato su una sonorità elettronica pulita ma calda, che accompagnasse il messaggio del testo senza coprirlo. Ogni nota, ogni dettaglio, è stato scelto con cura, proprio perché voglio che chi ascolta senta quello che ho sentito io mentre scrivevo.
Nel videoclip usi tante immagini simboliche. Quanto è importante per te anche il lato visivo?
Il lato visivo per me è fondamentale. È un modo per parlare anche senza parole. Nel videoclip di Globale ci sono tanti elementi simbolici che raccontano la trasformazione, il lasciar andare, la forza di riscoprirsi. Ogni inquadratura è pensata per dare ancora più forza al messaggio della canzone. Mi piace che chi guarda possa cogliere dettagli diversi ogni volta.
Chi sono gli artisti che ti ispirano quando scrivi? Anche fuori dall’Italia.
Ho ascolti super vari, ma mi ispirano molto artisti che riescono a essere profondi pur restando pop. Tipo Billie Eilish, Lorde, ma anche Madame e Francesca Michielin. Poi per me sono importantissime due regine della musica italiana: Mia Martini, che mi fa venire i brividi ogni volta, e Mina, che è un punto di riferimento assoluto per stile, voce e presenza. E ovviamente, un riferimento fortissimo nella mia formazione è il mio maestro, Piero Mazzocchetti, che mi sta guidando e insegnando a crescere con la voce e con l’anima.
Hai mai pensato di mollare tutto o la musica è sempre stata una certezza?
Qualche momento di dubbio c’è stato, ma la musica non l’ho mai messa in discussione. È la mia ancora, il mio rifugio, e anche il mio modo per affrontare tutto quello che mi succede. Quando ho iniziato a lavorare con il Maestro Mazzocchetti e a scrivere con Damiano, ho capito che questa strada era quella giusta per me. Mi dà forza anche nei momenti difficili.
Che ruolo ha la solitudine per te, quando scrivi?
La solitudine per me è uno spazio sacro. È lì che riesco ad ascoltarmi davvero, a capire cosa voglio dire. Quando scrivo ho bisogno di silenzio e verità. Poi, quando il pezzo prende forma – come è stato per Globale – quella solitudine si trasforma in qualcosa di condiviso, che può parlare anche ad altri. È bellissimo vedere come qualcosa nato in un momento tutto mio possa arrivare lontano.
