
Più che una canzone, una dichiarazione. In “M1”, Rocco Giordano intreccia armonie delicate e un messaggio crudo: dire no agli orrori quotidiani. Il videoclip, realizzato con l’uso dell’intelligenza artificiale, amplifica la denuncia sociale e trasforma la musica in linguaggio universale contro indifferenza e violenza.

Cosa ti ha spinto a registrare il brano senza l’aiuto di alcuna sostanza?
È stata una sfida lanciata dal buon Matteo, in quel periodo cercavo spesso scappatoie e lui mi ha provocato, il risultato è stato sorprendente e devo dire che funziona davvero. Non c’è paragone, se sei alterato pensi di fare cose da dio, ma poi quando le vai a rivedere è tutta un casino. Allo stesso tempo, se sei presente a te stesso, cogli tutte le sfumature, soffri tutte le volte che c’è da soffrire e gioisci tutte le volte che c’è da gioire, tutto è più difficile, bello e più vero. Mentre se sei offuscato tutto è un enorme, scusatemi il termine, sega, scollato dalla realtà. Hai creato una relata tutta tua, non vera, che è una fantasticheria e non è fantasia. La fantasia crea cose che nemmeno ti sognavi di raggiungere, l’altra, castelli di sabbia con fondamenta troppo deboli che prima o poi crollano lasciando un vuoto forte dopo aver fatto fuori il mondo che ti circonda.
Quanto è importante per te l’aspetto visivo nella comunicazione musicale, come nel caso del video di M1?
Se unisci il linguaggio delle immagini alla musica puoi creare un armonia, una polifonia, due lunguaggi che creano un contrappunto. In M1 c’è il contrasto, un abbinanento dolce e salato, la dolcezza delle note del brano contrapposta alla durezza delle immagini del video. Questo crea un effetto che le evidenzia singolarmente ed insieme allo stesso tempo, senza distogliere l’attenzione da nessuna, facendole risaltare a vicenda.
M1 è un atto di denuncia sociale. Ritieni che l’arte debba necessariamente essere impegnata?
Non necessariamente, e molto bello quello che sta succedendoin questi giorni, tutti gli artisti stanno facendo sentire la propria voce, se si vuole cambiare veramente le cose la cultura incide e può farlo, arriva dove altri mezzi non arrivano lascia il segno, ti fa pensare, ti fa riflettere ti dice che un mondo possibile esiste. È una forma di denuncia si, ma ancora di più una fonte di cambiamento collettivo e le cose si cambiano a partire dalla essa. La cultura incide nel pensiero di tutti, ti costringe a pensare e a riflettere ti presenta i perché e ti allena a sviluppare un pensiero critico e scientifico.
Come definiresti la tua evoluzione artistica, dagli esordi a oggi?
Penso di aver sempre cercato un modo di esprimere le emozioni, e per fare questo ho dovuto, e anche adesso devo, studiare e lavorare tanto anche su me stesso e non fermarmi mai . Cercare tanto e fare in modo che la crescita artistica vada di pari passo alla crescita umana interiore, cercare di stare il più possibile bene, per poter trasmettere belle emozioni. Cercare di sviluppare qualcosa di bello dentro e fuori, da poter trasmetterlo ad altri come nella vita di tutti I giorni.
Quanto contano per te le emozioni nella scrittura di un brano?
Penso che le emozioni siano tutto, nel momento in cui mi siedo per scrivere un brano ho in mente una cosa da dire e trasmettere, un po come un quadro da dipingere. In quel momento non c’è tecnica. Cerco di raccontare una storia attingendo da essa un bagaglio di emozioni che spero arrivino all’ascoltatore, che a sua volta ci trovare ciò vuole, e che spero si emozioni. Se questo succede vuol dire che ho raccontato bene la mia storia, che può può divetare di tutti e non solo mia. Ognuno ha la sua storia, ed ognuna è importante, ognuno soffre, ride, piange, ama e lotta per la vita di tutti i giorni. Non c’è una storia piu’ ed una meno, sono tutte dolci ed amare ed importanti allo stesso tempo, e devono essere vissute, in tutta lo loro interezza e con tutto il coraggio necessario, che è il coraggio che ci vuole nella vita, che vale la pena di essere vissuta tutta fino in fondo. Ogni storia è uguale e diversa allo stesso tempo ed ognuna è importante.
Quali sono le collaborazioni che hanno segnato di più il tuo percorso fino ad oggi?
Le collaborazioni sono state tante e diverse e diverse allo stesso tempo, dai Supegriots gruppo afro toscano che suona pezzi inediti con ritmi squisitamente neri, a Le mani tese gruppo romano composto esclusivamente da musicisti di strada, poi c’il mio primo gruppo, ex Rocco e suoi fratelli e poi Alta tensione, poi c’è l’esperienza Open mic al Bar Desirée, di fronte casa, insieme a tanti cantautori e musicisti romani tutti bravissimi e la collaborazione con il grande Claudio Zilli che compone canzoni efficaci allegre e leggere, un vero professionista.

Caro Rocco, un abbraccio che vorrei non virtuale, ma tant’è, sai quanto quel frammento di vita condivisa valga tanto per me, spero anche per te. Intensa la tua vita e questo ne è il risultato pieno di senso.
Un caro saluto e buona vita
Corrado