C’è un mare interiore che agita le parole di Maree Selvagge, e in “La sirena” trova la sua voce. Un progetto nato dalla voglia di esplorare e restituire senso, a partire da ciò che nella routine ci svuota. Una conversazione sincera, tra città, silenzi e liberazioni personali.

Quando hai capito che la musica era il mezzo espressivo più adatto per raccontare il tuo mondo interiore?

In realtà… non l’ho mai davvero capito! Nel mio mondo coesistono tanti mezzi espressivi: ho fatto (e spero di tornarci presto) teatro, scrivo, studio musica come strumentista, e spesso mi diletto nello spaziare anche nel mondo multimediale della produzione video. Ognuno di questi strumenti ha dei punti di forza giganteschi e sono miei compagni da quando ero bambino, e ciclano nella mia mente in maniera indecifrabile. Questa volta spazio e risonanza se li è presi di prepotenza la musica, anche grazie alla curiosità che mi ha spinto a esplorare gli ultimi ritrovati tecnologici. E le sto dando lo spazio che merita fino a quando le idee mi accompagnano… poi… chissà!

Qual è stata la scintilla che ha dato vita a “La sirena” e quanto tempo ha impiegato a prendere forma definitiva?

Da qualche settimana avevo l’obiettivo di scrivere il testo per un inedito da produrre con i miei collaboratori musicali, per un evento che si sarebbe tenuto nei mesi successivi. Ma tutte le idee sfuggivano a una modellazione definitiva, e tutti gli sforzi concentrati fino a quel momento erano stati un buco nell’acqua. Per paradosso, ero fermo a godermi un po’ del silenzio pigro del mio paese: la finestra affaccia sulla periferia, dove ci sono campi incolti e paesaggi selvatici, un paio di giorni prima di ripartire per Torino. E la scintilla è scattata senza un focus particolare: ascoltavo delle canzoni in loop e ho sostituito per caso un verso di quei ritornelli con “E allora vieni con me”, che è il cuore pulsante del mio pezzo. Da lì è partito il furore creativo: entro un paio d’ore avevo steso lo scheletro del testo, e nelle settimane successive ho iniziato a raffinarlo muovendo, ritoccando, tagliando, aggiungendo anche solo piccole particelle testuali ad ogni verso per calibrarne la musicalità, fino alla sua versione definitiva.

Che ruolo ha la città di Torino, in cui vivi, nel tuo percorso musicale e creativo?

Torino brulica di centri artistici: quando ho deciso di dare sfogo a quel desiderio represso da una vita di imparare a suonare uno strumento, ho trovato subito un maestro. Parliamo di fine 2024. Da lì le cose si sono evolute: ho iniziato a studiare anche canto, e ho scoperto un ambiente coeso di gente appassionata, di eventi, di grande vitalità creativa. Tendo a nutrirmi anche inconsapevolmente dell’entusiasmo di chi mi sta vicino, e così ho riscoperto una vena creativa marcata e potente: da lì è nato Maree Selvagge, e in realtà in pentola bollono anche progetti di altra natura.

Hai scelto un genere indie folk/pop: cosa ti attrae di questo stile e come lo personalizzi nel tuo lavoro?

Come anticipavo, ho iniziato a imparare chitarra, e la mia scelta per il primo approccio artistico è ricaduta su quella acustica. Sono versatile e adoro le sonorità di tutti i tipi, ma in questo tipo ero particolarmente vicino a quelle acustiche. Da lì l’idea di un progetto di questo genere, che tenesse saldamente le redini sul sound acustico, sui ritmi incalzanti, e che mischiasse poi suoni più esotici: percussioni, archi, corde. I brani che progetto hanno tutti un’anima e un’identità forti, ma la sperimentazione musicale mi porta a cercare emozioni anche oltre il solco della sola chitarra.

Come riesci a bilanciare la tua vita professionale nel settore IT con l’attività artistica?

Di giorno un dipendente IT in una realtà assicurativa, di notte un poeta maledetto armato della sua chitarra e di armonie acustiche. Sono Batman! Scherzi a parte, l’attività artistica per me è una componente fondamentale della mia esistenza. Senza mi spegnerei, perciò ho cercato anno dopo anno di trovare un equilibrio vita-lavoro che mi concedesse di potermi dedicare anche alla creazione. Credo di essere riuscito a trovare questo compromesso anche con l’esperienza maturata a lavoro: riuscire a dare il giusto peso e la giusta dimensione ai compiti mi permette di evitare di dedicarci troppo tempo, di poter chiudere le scadenze senza patemi, e dedicarmi ad alimentare la mia parte creativa.

C’è un obiettivo preciso che ti sei posto per questo debutto o preferisci che le cose si evolvano spontaneamente?

Nessun piano a lungo termine, ma di sicuro Maree Selvagge non si spegne con il canto della Sirena: mi sto lasciando ispirare dalle Muse per altri pezzi che vorrei pubblicare sotto questo pseudonimo, sul resto però non so esprimermi, quindi sì, lascio che le cose si evolvano in maniera spontanea.

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