Gex Sierchio affronta la perdita della vista e la trasforma in forza creativa. Il suo nuovo singolo è un viaggio nell’anima, costruito su parole sincere, melodie dirette e la voglia di risorgere. Un invito a riscoprire se stessi partendo dal silenzio, e tornando a far rumore.

Qual è stato il momento esatto in cui hai capito che la musica ti avrebbe salvato?

La musica non salva cari amici, la musica rende meno arduo il percorso dell’uomo.

La musica rigenera la mente e ci prepara a noi stessi.

Durante la convalescenza hai composto con la mente prima che con le mani: com’è cambiato il tuo modo di scrivere?

Non è cambiato, suono quasi sempre ad occhi chiusi, la memoria muscolare del cuore non ha bisogno di direzioni, ha bisogno di esperienze di vita.

In che modo l’esperienza della perdita della vista ha modificato la tua sensibilità artistica?

Ha cambiato l’approccio alla vita, la sensibilità  artistica è sempre stata la parte centrale del mio cammino

Ci sono suoni o strumenti che oggi senti più vicini rispetto a prima?

I testi… la musica non è stata modificata, ho sempre ricercato le sonorità  vere e dirette, i testi sono maturati grazie alla vita.

Che ruolo ha il silenzio nel tuo processo creativo?

Vi faccio un esempio;

quando arrivi in un paese straniero la prima lingua che impari a conoscere è la lingua del silenzio, ascolti, percepisci i toni scherzosi o minacciosi, e li fai tuoi…poi copi, personalizzi e li fai tuoi.

Oggi come definiresti il tuo stile, tra tutte le contaminazioni che ti appartengono?

Io sono io.. il genere è una scatola limitata che non mi appartiene.

Mi paragono ad una radio che cambia stazione continuamente.

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