Invisibili: bullismo ed emarginazione in una provincia degli anni Ottanta

A distanza di due anni dal suo gotico horror Hai mai avuto paura ?, del 2023, Ambra Principato torna alla regia con Invisibili, che attraverso il genere affronta tematiche sociali.

Tommy, interpretato da Justin Korovkin, già protagonista del precedente film della regista, è un adolescente che da Milano si trasferisce a Valbruma, un piccolo paese dove vivrà con i nonni, poiché sua madre, affetta da disturbi psichici, non può prendersi cura di lui.

A scuola avrà difficoltà nel fare amicizia, sarà emarginato e subirà atti di bullismo, ma incontrerà Elise, incarnata da Sara Ciocca. La giovane manifesta la sua voglia di uscire dal cono d’ombra della provincia e dall’isolamento che la relega in una condizione di sofferenza e dolore. L’attrice dimostra anche qui, la sua affinità nell’affrontare tematiche importanti quali la diversità e il bullismo, da Mimì – Il principe delle tenebre di Brando De Sica a il ragazzo dai pantaloni rosa di Margherita Ferri. Tommy, al contrario della sua amica, vorrebbe sparire per essere lasciato in pace, soprattutto da un manipolo di ragazzi che, approfittando della sua fragilità, lo maltrattano. Elise vive in una casa fatiscente, suo padre, un importante avvocato di Milano, è lontano da lei che abita in una magione evocante una nobiltà dimenticata. Un salone con un grande camino e il pianoforte a coda sotto un’imponente scalinata, illuminata da una moltitudine di candele sfavillanti nel buio che rievocano atmosfere gotiche. Tommy è affascinato da Elise e dalla sua oscurità, dalla quale vorrebbe essere inghiottito mentre la sua amica suona il piano, avvolta da una malinconia di cui è prigioniera.

I protagonisti di Invisibili muovono i loro passi negli anni Ottanta, ma la ricostruzione dell’epoca non convince del tutto, in quanto non basta la bellissima Take on me degli A-Ha e poco altro per rievocare un’atmosfera e, soprattutto, un contesto. I temi trattati, come il bullismo, vengono snocciolati attraverso cliché che rievocano cose già viste in altri film e fiction televisive, quando invece la malattia mentale che affligge la madre di Tommy, portata in scena da Ilaria Genatiempo, è un elemento tra i più interessanti, poiché ad esso si collegano percezioni extrasensoriali che causano incomprensioni e incredulità. Da queste si determinano discriminazione ed emarginazione, che in Invisibili hanno una deriva soprannaturale a tinte horror. La linea che separa la malattia mentale e la presa di coscienza dei mondi sottili è molto labile e sottolinea come un animo sensibile riesca a scorgere oltre il consueto. E le musiche dei Mokadelic offrono quel contrappunto che aggiunge valore al tessuto narrativo e gioca con le porte della percezione.

Invisibili però offre poche sorprese, e, là dove vorrebbe stupire, l’effetto non si crea, prolungando una trama che culmina in un tedioso melodramma dove anche il gotico si piega alle esigenze delle tematiche sociali da inserire ad ogni costo. La creatività ne soffre, immolata sull’altare del politicamente corretto. I timidi silenzi dell’introverso protagonista, si compenetrano nell’estro libertino di Elise, la quale colleziona rossetti molto vistosi che accendono le sue labbra, segnando l’unico afflato di vita in una provincia con pochi svaghi e priva di sogni. Bullismo ed emarginazione sono in bilico fra due mondi: quello di Elise e quello di Tommy. Vi sono poi dei personaggi che incarnano molto bene la rassegnazione del luogo, come il professor Mair, che ha il volto di Piergiorgio Bellocchio, e il nonno di Tommy, con quello di Nicola Pistoia. Sara Ciocca, come in Mimì – Il principe delle tenebre, si conferma un’attrice molto convincente e in grado di creare empatia con lo spettatore. In Invisibili, conferisce al personaggio un’aura molto peculiare che dà al film quella nota di color nero che avrebbe convinto di più se si fosse osato maggiormente.

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