Io, Dio e Bin Laden: Nicolas Cage vs Al Qaida

Personaggio sopra le righe, capace di far parlare di sé per la sua colorata follia, Gary Faulkner è un nome che non molti ricorderanno, probabilmente, ma che si è ritagliato una fetta di notorietà compiendo delle gesta a dir poco folli: entrato in contatto con Dio stesso, ha intrapreso un lungo viaggio dalla sua natia America per arrivare in Pakistan, alla ricerca del nemico pubblico numero uno Osama Bin Laden.

Questa vicenda entrò di diritto nell’informazione, facendo divenire Gary un personaggio pubblico dal successo bizzarro, una sagoma che. ovviamente, il cinema non ha potuto fare a meno di notare, dedicandogli Io, Dio e Bin Laden, incentrato sulla sua mania del voler stanare assolutamente il talebano artefice degli attentati terrosistici dell’11 Settembre 2001.

Quindi, una commedia dal sapore graffiante e con picchi di comicità sopra le righe che si premette di onorare su grande schermo le imprese di Faulkner tramite la regia di un esperto della comicità al vetriolo quale è Larry Charles, in passato collaboratore fidato di Sacha Baron Cohen, avendolo diretto in tre pellicole di successo (Borat: studio culturale sull’America a beneficio della gloriosa nazione del Kazakistan, Brüno e Il dittatore).

Nei panni del singolare protagonista, Nicolas Cage, in una delle sue molteplici caratterizzazioni a cui ci ha abituati ormai in tempi recenti, data la sua indole  a prendere parte a produzioni svariate e dai budget altalenanti (tra i titoli usciti da poco USS Indianapolis, Vendetta: una storia d’amore, 211 – Rapina in corso).

Un ruolo in cui la nota star premio Oscar per Via da Las Vegas segue le gesta di questo individuo sui generis raccontando come, per la prima volta, entrò in contatto con Dio (Russell Brand), che gli ordinò di andare a stanare Osama Bin Laden, ricercato dall’esercito degli Stati Uniti per i crimini commessi alla nazione.

Spada da samurai alla mano, Gary intraprende una serie di lunghi viaggi verso il Pakistan, seguendo una traccia che lo possa portare direttamente dal noto talebano; ma, tra un gesto di follia e l’altro, ciò che maggiormente sembra comportare per lui è l’amore per la bella Marci (Wendi McLendon-Covey), la quale lo aspetta a casa con la speranza di rivederlo vivo.

Operazione che ha veramente del singolare alla base del tutto (fu lo stesso Faulkner ad ammettere di somigliare a Cage in Con Air), Io, Dio e Bin Laden è un film che fa dell’ironia sopra le righe il suo cavallo di battaglia, gestendo la esilarante storia di questo piccolo personaggio tutto “americano” con fare sarcastico.

A Charles interessa innalzare una sorta di monumento filmico per il suo “vero” protagonista, un uomo fatto di audacia e inconsapevolezza che riesce a strappare più di un sorriso, sia per la sua pazzia di fondo (neanche così tanto a fondo), che per il suo modo di agire totalmente controcorrente.

Io, Dio e Bin Laden, a conti fatti, è tutto ciò, ma, nonostante goda di un avvio esilarante e di trovate nelle gag, sembra mancare di un degno coinvolgimento, dato che, ad un certo punto, conferisce l’impressione di girare a vuoto, adeguandosi all’ironia graffiante che caratterizza fortemente Faulkner.

Ma, se da una parte ci troviamo di fronte a notevoli problemi di ritmo che finiscono col rendere stiracchiate le risate che inizialmente sembravano essere regalate con facilità, dall’altra abbiamo modo di assistere alla caratterizzazione di un Cage a suo modo artisticamente ritrovato, il quale risulta essere veramente a suo agio nei panni di questo piccolo uomo alla rivalsa, specchio di un’America estremista e orgogliosa, quindi molto facile da prendere in giro.

Insomma, sebbene i risultati non siano eccelsi, grazie alla performance del buon Cage Io, Dio e Bin Laden possiede carte buone per potersi trasformare in un vero e proprio cult negli anni a venire.

 

 

Mirko Lomuscio