Io lo so chi siete: Vincenzo Agostino e la giustizia per il figlio, ucciso dalla mafia

Io lo so chi siete si potrebbe frettolosamente bollare come il “solito” documentario sulla mafia, ma, in realtà, la storia di Vincenzo Agostino, che ormai ormai  da trentatré anni si batte con forza e determinazione nella richiesta di verità e giustizia sull’uccisione del proprio figlio e della nuora, è un qualcosa che riesce ad andare davvero oltre.

Il 5 Agosto del 1989 il poliziotto Nino Agostino viene brutalmente ucciso a Villagrazia di Carini, sul Lungomare Colombo di Palermo, insieme alla moglie Ida Castelluccio, incinta di due mesi. I due si trovavano a casa dei genitori di Nino, Vincenzo e Augusta, per festeggiare i diciotto anni della sorella Flora.

Il documentario risale al 2020 ma a causa delle traversie dovute al Covid raggiunge finalmente la sala nel 2022 e ci fa scoprire che nel frattempo è deceduta Augusta Schiera, moglie di Vincenzo Agostino che si è battuta insieme a lui nella ricerca della verità sull’omicidio del figlio e della nuora consumatosi sotto i loro occhi. I registi Alessandro Colizzi e Silvia Cossu sono entrati quasi per caso in contatto con questa storia quando hanno conosciuto Vincenzo Agostino, che dal 1989 non taglia barba e capelli come forma di protesta in attesa di far luce sull’accaduto. Più della tragica storia, infatti, a colpirli è stata l’incredibile forza di questo personaggio. Io lo so chi siete segue infatti Vincenzo Agostino in giro per le strade palermitane, dove è ben conosciuto. Un uomo la cui determinazione lo ha spinto perfino al Nord, dove associazioni contro la mafia lo sostengono. La potenza di questo documentario è proprio nella sua figura; poi la terribile vicenda dell’omicidio del figlio, fatta di occultamenti e depistaggi, rappresenta l’incipit per raccontare la forza di un uomo e della sua sete di giustizia, quasi un Batman palermitano.

Man mano che viene ricostruito il tutto lo spettatore scopre anche l’origine anche del titolo dell’operazione, proveniente dalle parole di Ida Castelluccio, la quale prima di morire vide gli assassini di lei e del marito. La storia viene raccontata dal giornalista Attilio Bolzoni, che, intervistato più volte nel lungometraggio, spiega come all’inizio l’omicidio venne spacciato in qualità di “omidicio di femmine”, ovvero una storia d’amore e sangue tra Nino e una presunta amante mafiosa. Una pista passionale messa appositamente per distogliere l’attenzione; mentre solerti “uomini dello Stato” entravano in casa di Nino Agostino e facevano sparire importanti documenti sulle indagini che il giovane polizotto stava conducendo.  Veniamo a scoprire inoltre che, in realtà, Nino Agostino faceva parte di un corpo speciale segreto, destinato alla caccia ai latitanti, e che grazie lui l’attentato dell’Addaura del 21 Giugno 1989 nei confronti del giudice Giovanni Falcone venne sventato.

Del resto, lo stesso Falcone disse al funerale disse al funerale del poliziotto de della moglie: “Devo la vita a queste due persone“. Le connessioni e i misteri sono in realtà solo accennati, in quanto la stessa Silvia Cossu ammette che non basterebbero due sceneggiati televisivi per raccontare l’intricata vicenda legata perfino all’eversione nera e ad oscuri personaggi che lavoravano per lo Stato. L’impatto con la figura di Vincenzo Agostino, definito “monumento vivente al dolore di Palermo”, bisogna ammettere che è davvero fortissimo. Nonostante l’età, avanzata ancora e gira per le scuole parlando della sua storia, insegnando la legalità ai giovanissimi, affiancato da tante associazioni che lo sostengono (come Libera). Alla fine, quindi, Io lo so chi siete è un’opera che inevitabilmente commuove e fa riflettere, lasciando anche un raggio di speranza, considerando che  proprio recentemente sono state riaperte le inchieste sull’omicidio di Nino Agostino e sua moglie. Speriamo quanto prima che si possa porre la parola “fine” al tutto, regalando verità e giustizia a Vincenzo e all’Italia intera.

 

 

Roberto Leofrigio