Io sono nessuno: russi e Hutch

È sulle note di Don’t let me be misunderstood di Nina Simone che camminano i titoli di testa di Io sono nessuno, opera seconda del moscovita Ilya Naishuller che si fece notare nel 2015 attraverso l’esordio spara-tutto in soggettiva Hardcore!.

Opera seconda al cui centro troviamo un Bob Odenkirk calato in un ruolo che sarebbe stato perfetto anche per Liam Neeson, in quanto apparentemente tranquillo uomo comune destinato a tirar fuori tutta la propria grinta e il desiderio di menare le mani.

Hutch Mansell, per la precisione, che, dopo aver deluso il figlio adolescente Blake e la moglie Becca, ovvero Gage Munroe e Connie Nielsen, nel momento in cui non ha fatto nulla per difenderli quando due ladri sono penetrati nottetempo nella sua abitazione di periferia, lascia emergere una furiosa rabbia a lungo repressa.

Soprattutto perché nessuno è a conoscenza del suo oscuro passato che si trova obbligatoriamente costretto a sfoderare quando si rende conto del fatto che la combriccola del malvivente russo Yulian Kuznetsov alias Alexey Serebryakov sta minacciando la sua famiglia.

Quindi, man mano che al cast si aggiunge anche il veterano Michael Ironside della serie televisiva V – Visitors, il movimento a base di massicce dosi di violenza inizia a farla da padrone a cominciare in particolar modo dalla sequenza dello scontro corpo a corpo a bordo di un bus.

Ma, in mezzo all’abbondanza di ossa rotte e schizzi di sangue, Io sono nessuno concede sempre sufficiente spazio ad un’ironia quasi riecheggiante quella tipica del machismo reaganiano su celluloide, che ci regalò cult del calibro di Commando con Arnold Schwarzenegger e Invasion USA, interpretato da Chuck Norris.

Un’ironia a suo modo suggerita anche da un clima generale piuttosto folle dovuto, oltretutto, alla scelta di porre a commento di momenti di massacro successi musicali sentimentali quali What a wonderful world di Louis Armstrong e You’ll never walk alone di Gerry & The Pacemakers.

All’interno di una ricca colonna sonora di vecchie hit comprendente anche Let the good times roll di Bunny Sigler, che occupa i titoli di coda di un coinvolgente e divertente spettacolo non privo oltretutto, di echi provenienti dalla migliore tradizione degli action movie di Hong Kong (trasudanti ralenti, proprio come in questo caso).

Aspetto, quest’ultimo, riscontrabile soprattutto durante i confronti a fuoco pre-epilogo proposti da Io sono nessuno… nel quale la battuta cult va sicuramente riconosciuta ad un Christopher Lloyd anziano padre di Hutch, che, tutt’altro che mite e fragile come potrebbe erroneamente apparire, quando si sente dire dal figlio “Hai portato parecchi fucili”, risponde “Tu hai portato parecchi russi”.

 

 

Francesco Lomuscio