IstintoBrass: in blu-ray il documentario di Massimiliano Zanin sul cinema di Tinto Brass

Gigi Proietti, Franco Nero, Adriana Asti, Marco Müller, Marco Giusti, Olivier Père, Gianni Canova; e poi  Helen Mirren e Ken Adam: tutti insieme per ripercorrere e analizzare la fulminante e sempre provocatoria carriera di un grande uomo di cinema come Tinto Brass.

Giovanni Brass nasce a Milano da una famiglia goriziana di remote origini austriache. Nipote del pittore di Gorizia Italico Brass, si trasferisce presto a Venezia. Iscrittosi nel 1951 all’Università di Padova alla Facoltà di giurisprudenza, chiede e ottiene quattro anni più tardi il congedo per quella di Ferrara (perché lì erano ancora aperti i casini), dove si laurea nel 1957. Appassionato di cinema più che di diritto, trascorre un biennio come archivista alla Cinémathèque di Parigi, avvicinandosi agli ambienti della nascente Nouvelle Vague. In seguito torna in Italia come aiuto regista di Alberto Cavalcanti.

Già assistente di maestri del cinema del calibro di Roberto Rossellini e Joris Ivens, esordisce con il lungometraggio In capo al mondo (1963), apologo sul disagio giovanile, del quale cura anche la sceneggiatura e il montaggio. Con una sorta di “anarchismo umoristico”, il film narrava i disagi di un giovane che stenta a integrarsi nella società, ma questa insofferenza verso il potere e le sue istituzioni non venne apprezzata dai censori dell’epoca, che imposero di girare la pellicola da capo. Per tutta risposta Brass le cambia solo il titolo (Chi lavora è perduto), rendendo ancora più esplicito il messaggio politico-sociale. Dopo essere stato coinvolto, con alterni risultati, in alcune produzioni di carattere commerciale (nel 1964 la fiaba fantascientifica Il disco volante e il film collettivo La mia signora – entrambi interpretati da Alberto Sordi e Silvana Mangano – del quale firma due episodi accanto a Luigi Comencini e al suo estimatore Mauro Bolognini; lo spaghetti-western Yankee del 1966), il regista torna a moduli espressivi più intimi con i successivi Col cuore in gola (1967), L’urlo (1968), Nerosubianco (1969), Dropout (1970) e La vacanza (1971), ultimo film in cui l’erotismo non la fa da padrone.

La svolta erotica avviene con il notevole Salon Kitty e con il travagliatissimo Io, Caligola, che ebbe una gestazione difficilissima, dovuta all’ingerenza del produttore Bob Guccione, il quale stravolse completamente, in fase di montaggio, il senso del film diretto da Brass. Segue poi Action (1979), beffarda e autobiografica riflessione sul rapporto che lega arte e pornografia, fino alla nascita di una cifra stilistica assai marcata che condurrà alla realizzazione de La chiave con Stefania Sandrelli, film che raccolse un buon successo di pubblico. Dopo l’interessante parentesi di Snack Bar Budapest, con Giancarlo Giannini, Brass tende a ripetere un po’ schematicamente un cinema in cui l’erotismo è sempre più esplicito e godereccio, provocando una riduzione significativa dell’attenzione del pubblico.

Analizzando con attenzione la sua interessante filmografia, emerge chiaramente un percorso di evoluzione stilistica, di pensiero e di sguardo, che scandisce un passaggio dal primo periodo sperimentale, politico, per così dire nouvelle vaguiano, a uno sempre più apparentemente spensierato dell’ultima fase. Brass comprende che l’erotismo, come e più della politica, può costituire uno strumento attraverso cui contestare senza sosta la logica del potere, di chi vorrebbe ogni volta agganciare la dimensione ludica del desiderio a quella angosciante della morte (in questo senso, assai significativa è la battuta pronunciata da Ingrid Thulin in Salon Kitty, quando afferma con vero candore che “il sesso è pulito; la gente può fare quello che vuole a letto”, in contrasto con la terrificante atmosfera introdotta dalla “tanatopolitica” del Nazionalsocialismo). Allora, sarebbe davvero sciocco bollare Brass come il “regista del culo”, laddove nel suo cinema – in particolare in quello degli ultimi anni – lo sguardo sui corpi è privato della morbosità provinciale della tipica prospettiva borghese-cattolica-reazionaria. L’erotismo di Brass è gioia, gioco, sorriso, spensieratezza, è vitale, e la donna non solo non è oggettualizzata, come ingenuamente gli contestavano le femministe, ma è la vera protagonista e, semmai, è il maschio a divenire risibile appendice di essa.

Bisogna, dunque, più che mai elogiare il lavoro svolto da Massimiliano Zanin (già co-sceneggiatore di alcuni film di Brass), laddove rende il dovuto merito all’opera di un regista su cui ci si dovrebbe soffermare con attenzione per apprezzarne fino in fondo l’indiscutibile valore.

Pubblicato e distribuito da Koch Media, IstintoBrass è disponibile in blu ray, in un’edizione speciale a due dischi, in cui è contenuto anche il film inedito La vacanza, interpretato da Franco Nero e Vanessa Redgrave. Ricchissima è, inoltre, la sezione dei contenuti speciali: sono presenti un’intervista al regista Massimiliano Zanin e, vera prelibatezza per gli appassionati, alcuni fuoriscena dei film più famosi di Tinto Brass; infine, per la prima volta sono mostrate alcune sequenze di DNA, il film mai terminato dal regista.

 

 

Luca Biscontini