Italian Horror Stories, l’antologia horror coordinata da Claudio Fragasso

Nel lontano 1965, per la casa di produzione britannica Amicus, il regista Freddie Francis firmava un horror destinato a diventare leggenda, Le Cinque Chiavi del Terrore, interpretato, tra gli altri, dai grandi Christopher Lee, Peter Cushing e Donald Sutherland. Molti anni dopo, ed esattamente nel 2004, il regista ed effettista Sergio Stivaletti girava, sulla falsariga del film di Francis, il suo I Tre Volti del Terrore. Nel 2021 è poi il turno del regista romano Claudio Fragasso, che insieme ad altri 6 giovani cineasti italiani firma l’antologia Italian Horror Stories, chiaramente ispirata alle due opere suddette. Ma, quindi, cosa hanno in comune tali titoli? Si tratta di tre film antologici, nei quali alcuni passeggeri di un treno si trovano a contatto con una sorta di cartomante che svela loro i segreti del futuro…o forse quelli del passato? Su ognuno di questi malcapitati verrà girata una sorta di corto, che alla fine porterà alla ricomposizione di un disegno che il fato ha riservato per ciascuno di loro. Se nel film di Francis l’enigmatico cartomante era la nemesi eterna di Christopher Lee, Peter Cushing, ne I Tre Volti del Terrore il ruolo era invece di John Phillip Law, per arrivare, in Italian Horror Stories, a vedere nel misterioso ruolo una giovane ed affascinante attrice uscita nientemeno che dalla casa sicuramente più terrificante di tutte, quella del Grande Fratello, nona edizione, Leonia Coccia. Come nelle due pellicole precedenti, anche qui attorno alla figura della cartomante si intrecceranno i destini di alcune persone, che non sono tutte lì per pura casualità.

Partendo dal primo uomo seduto alla sinistra del tavolo la sensuale cartomante leggerà i tarocchi alle sei persone radunate davanti a lei, ripetendo, sebbene essi sembrino prendere la cosa come un gioco, che le carte non mentono mai. Dopo questo segmento introduttivo, a opera di Claudio Fragasso, si passa a La Trappola, firmato da Antonio Losito, in cui un anziano regista si troverà a registrare un documentario sulla sua carriera, il cui autore è un giovane senza scrupoli. Ne L’Ultima Tomba a Sinistra di Daniele Malavolta una ragazza si perde in un grande cimitero e chiede aiuto all’ambiguo custode per ritrovare l’uscita. Segue poi Il Fantasma di Claudio, di Andrea D’Emilio, in cui un giovane cocainomane dovrà vedersela col fantasma del padre che non è intenzionato a fargli dilapidare il patrimonio di famiglia. Il quarto segmento di questa antologia è il più ironico e sopra le righe, Amore non è “ammore” se muta quando scopre mutamenti, di Vincenzo Della Corte: protagonista è un cantante neomelodico napoletano che perde la memoria dopo un incidente d’auto e si innamora di una bella ragazza corteggiandola in tutti i modi possibili, fino alla rivelazione finale. Da questo frammento scanzonato ed a tratti comico si passa ad uno dei più terribili ed estremi, Vendetta, di Gianluca Bonucci, nel quale un gruppo di giovani viene invitato ad una insolita festa di Halloween diurna in un’antica villa, ma l’ospite non è affatto ben intenzionato e cova nell’intimo antichi rancori. Infine l’antologia si chiude con The Midnight Special, di Francesco Giorgi, il corto più onirico del film, che vede un giovane confrontarsi con l’imminente fine del mondo a causa di un asteroide che sta per abbattersi contro la terra: ma sarà sogno o realtà? Alla fine la cartomante svelerà ai sei il filo rosso che li unisce e che li ha condotti tutti da lei.

Claudio Fragasso firma solo il quadro introduttivo dell’opera, quello che ha come protagonista la bella Leonia Coccia, ma certamente il suo nome in locandina richiama l’attenzione e l’interesse di tutti gli appassionati dell’horror della vecchia scuola Made in Italy! Come scordarsi infatti titoli quali Monster Dog del 1984, interpretato nientemeno che dal grande Alice Cooper, o After Death del 1989, che si inserisce nel filone degli Zombie Movie tanto cari a quel periodo, o Troll 2 del 1990, La Casa 5 e Non Aprite Quella Porta 3 del 1991, sequel apocrifi di illustri predecessori? Senza contare le svariate collaborazioni che il regista romano condivide con un altro grande nome del genere Made in Italy, Bruno Mattei: insieme daranno vita a gioielli quali Virus e L’Altro Inferno del 1980, Rats del 1984 e Zombi 3 del 1988, solo per citarne alcuni. Insomma, Fragasso conosce molto bene il mestiere e la materia, sa il fatto suo, e fin da subito ci introduce in un clima oscuro e torbido carico di mistero e sensualità che pare riportarci indietro nel tempo, cosa che, direi purtroppo, non si ritrova nei sei corti diretti dagli altri registi, se non, un pochino, nel primo.

La Trappola è forse il segmento meglio riuscito del film, anche grazie all’ottima interpretazione dell’attore, regista e sceneggiatore ligure Augusto Zucchi, l’Andrej Kisslinger del Dracula argentiano, che dà vita a un personaggio ricco di sfaccettature, quello di un anziano regista che trent’anni prima, nonostante una brillante e acclamata carriera, si era dovuto ritirare dalle scene dopo aver provocato la morte di tre persone guidando in stato di ebbrezza. L’uomo non si è ancora liberato dai fantasmi del passato, ma decide di rimettersi in gioco e ripartire con un nuovo film, senza che però nessuno abbia più voglia di investire in lui, fino all’arrivo di un giovane ammiratore che lo prega di lasciarlo girare un documentario sulla sua carriera. Dopo le prime remore l’anziano accetterà, senza sapere a cosa andrà incontro. Molto bravi i due interpreti a porsi come coloro che in realtà non sono davanti allo spettatore, confondendo le carte e rendendo tanto più amaro il finale. Indubbiamente più banale, ma che punta il dito sull’uso smodato dei cellulari, il corto di Daniele Malavolta, che può contare sul bellissimo cimitero che gli fa da location, così come non brilla di originalità nemmeno Il Fantasma di Claudio, sebbene riesca ad incutere in chi guarda un certo senso di ansia opprimente. Discordanti sono i sentimenti provocati dal segmento di Vincenzo Della Corte, quasi un musical della canzone napoletana in salsa Twilight, virante senz’altro più alla comedy che al gotico. Gli stessi effetti speciali sono volutamente caricaturali e grotteschi, ed il regista sceglie consapevolmente di sostituire i brividi con le risate. Vendetta, come anticipato, è forse, insieme al primo, il più crudo dei sei mini film, in quanto entrano in gioco temi come il bullismo, il body shaming, lo stupro di gruppo, ed il suicidio. Brave e convincenti le due protagoniste, nel ruolo di madre e figlia, che dalle coccole passano al sangue senza soluzione di continuità, due vere e proprie Punisher in gonnella! Infine l’ultimo segmento è una confusa crasi distopica tra Melancholia di Lars Von Trier ed Inception di Christopher Nolan.

Insomma, non tutta la pellicola mantiene lo stesso livello, un po’ si sale ed un po’ si scende, ma il risultato è un prodotto molto godibile, soprattutto per chi ama i film ad episodi, sebbene si sia ben lontani dai fasti e dalle trovate geniali ed innovative de Le Cinque Chiavi del Terrore. Stivaletti nel suo film aveva voluto omaggiare i mostri classici dell’horror delle origini, mentre qui si trasportano alcuni di questi mostri ai nostri giorni, e si intrecciano con villain genuinamente umani, mossi da sentimenti che quasi sempre hanno il denominatore comune nella vendetta e nella morte provocata dalla leggerezza. Dietro ad alcuni episodi ci sono delle critiche sociali molto forti, come spesso accade nel cinema di genere, sebbene non tutti siano pronti a guardare oltre la patina superficiale. In effetti, a ben pensare, qualcosa di simile era stato fatto anche nella storica rivista a fumetti Tales from the Crypt, da cui vennero poi tratti I Racconti della Tomba di Freddie Francis del 1972 ed i tre famosi Creepshow in cui si trovano gli zampini di Stephen King, George Romero e Tom Savini: anche qui tanti micro film fanno parte di un episodio pilota che li lega tutti l’uno all’altro, facendo della critica sociale e morale una specie di leitmotiv che pervade anche quelli che a una prima occhiata ne sembrano completamente privi. Atmosfere macabre, ciniche e grottesche diventano la cornice per affondare nei problemi delle varie generazioni che hanno concepito tali racconti, anche perché, dietro ai mostri, c’è sempre l’essere umano, con le sue ambiguità e le sue zone d’ombra.

Nonostante la superficialità delle critiche che si leggono in giro, Italian Horror Stories sembra essere stato accolto piuttosto bene dalla critica, venendo premiato al Bloody Festival 2021 di Roma, anche probabilmente come riconoscimento alla supervisione dell’opera da parte di Claudio Fragasso. Forse le intenzioni di riportare in auge l’horror ad episodi sono più apprezzabili del risultato conclusivo che, come vi dicevo, risulta piuttosto altalenante, ma la buona volontà e l’impegno dei sei registi di realizzare dei corti diversi l’uno dall’altro sono sicuramente da premiare, sebbene ci sia chi ha voluto vedere in questa disomogeneità di tagli un demerito e non un punto di forza del film. Alla Regione Lazio va il plauso per aver investito in un’opera realizzata da sei giovani registi emergenti che non hanno a supportarli grossi curricula, ma tuttavia le spalle parate dai nomi di Claudio Fragasso e della moglie Rossella Drudi, che è all’origine dei soggetti dai quali partono le varie sceneggiature. A questi personaggi storici dell’horror italiano va il merito di aver tentato, con quest’opera, di introdurre nell’ambiente giovani filmaker esordienti con lo scopo di provare a rivitalizzare il nostro tanto amato genere horror.

 

https://www.imdb.com/title/tt16527016/

 

 

Ilaria Monfardini