Un dialogo diretto con Ivan Stray e TwentyTwo che parte da “FAME” e arriva oltre. Il brano racconta una tensione reale, concreta, che si percepisce anche all’ascolto. Qui si entra dentro il percorso, senza filtri ma con lucidità, tra radici, crescita e visione.

“FAME” nasce da un’urgenza molto concreta, quasi fisica. Quanto c’è stato davvero di quel momento vissuto durante il turno di lavoro nella costruzione del brano?

Ivan Stray: Credo che quel momento sia ciò che ha fatto nascere la traccia: quello stato di mega ambizione, di consapevolezza del proprio valore e quell’amarezza nel doverlo “soffocare” a causa di fattori esterni, mi ha portato a dire “esisto e ho fame”. Da lì è nato tutto.

Twentytwo: Anche se questa domanda è rivolta nello specifico a STRAY rispondo anche io, dal punto di vista di chi ha lavorato al brano da “dietro alle macchine”! L’esigenza (ed urgenza) di esprimersi ed esprimere quel sentire interiore pervade anche la parte strumentale e musicale del brano, sia come punto base di appoggio che come amplificatore per il testo ed il messaggio di FAME.

Nel pezzo si sente una tensione continua tra voglia di emergere e realtà che ti tira indietro. C’è stato un punto preciso in cui avete capito che questa traccia doveva diventare un manifesto e non solo un singolo?

Ivan Stray: Personalmente mi sono reso conto di ciò quando ho iniziato a farla sentire alle persone che mi circondano da sempre, gente che vive le stesse dinamiche di provincia, di fame e di rivalsa. Mi sono reso conto di non essere solo e di conseguenza, ho sentito il peso di dover parlare anche a nome di intere generazioni.

Twentytwo: La realizzazione è stata praticamente immediata, nel momento in cui il testo (ed il ritornello in particolare) ha preso forma! Manifesto è un termine che calza a pennello, e non a caso questo è IL singolo che rappresenta l’intero progetto: per spirito, flemma e modus operandi. Il ritornello resta subito in testa, ma non perde mai peso.

Come avete lavorato per mantenere questo equilibrio tra immediatezza e contenuto?

Ivan Stray: È un percorso che nasce dal 2020, anno in cui abbiamo collaborato per la prima volta. L’equilibrio nasce quando c’è un intesa alla base del prodotto. Ci siamo resi conto che sotto molti punti di vista, abbiamo la stessa visione e ciò ci ha portato ad essere rapidi anche nel concepimento delle idee e nel capire cosa può funzionare. L’equilibrio in questi casi nasce da solo, nella maniera più genuina possibile.

Twentytwo: Anche in questo caso la palla è di STRAY, io posso parlare dal punto di vista di vista della produzione. L’idea del ritornello era chiara sin da subito e sapevamo di dover lavorare al sottile equilibrio tra la semplicità del messaggio (anche a livello melodico) e la forza intrinseca del messaggio stesso! L’alchimia tra questi due aspetti e tra l’unione di testo e musica ha portato al risultato finale.

La vostra collaborazione va avanti da anni. Oggi, rispetto a “Come Mi Pare” o “Notti di Provincia”, cosa è cambiato davvero nel vostro modo di costruire un progetto artistico insieme?

Ivan Stray: Cambiano soltanto gli anni di conoscenza che diventano sempre di più. Ci siamo resi conto che abbiamo spesso la stessa visione e questa cosa ci ha aiutato molto. Il fatto di condividere gli stessi gusti, lo stesso stile di vita lontano dal radical chic e la stessa vibe sulle energia che ci circondano, ha fatto sì che l’intero concepimento del nostro catalogo, sia stato e continua ad essere frutto di naturalezza.

Twentytwo: Cambia poco a livello di lunghezza d’onda, e questa cosa non è scontata perché ormai collaboriamo da anni e siamo in costante evoluzione: sia musicale che interiore. Essere “allineati” attraverso questi processi di crescita è una cosa da non sottovalutare e che funge da collante per la nostra collaborazione. Da un punto di vista più concreto siamo entrambi più consapevoli di cosa vogliamo ma soprattutto di COME vogliamo farlo! Inoltre con il tempo abbiamo imparato come muoverci nella maniera più mirata possibile, per risparmiare le energie ma soprattutto per utilizzarle al meglio dove servono di più.

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