Jimi Hendrix: uno straordinario special per il cinquantesimo anniversario della sua scomparsa

Jimi Hendrix: nessun altro chitarrista ha dato una scossa di tale intensità al “pianeta chitarra”. Classic Rock presenta Jimi Hendrix Collector’s Edition, ora in edicola oppure online su www.sprea.it , 116 pagine a colori – euro 9.90.

Uno speciale straordinario per il cinquantesimo anniversario della sua morte (18 Settembre 1970). Discografia (capolavori, album postumi, live, box e legacy edition), interviste, concerti, collaborazioni, film, libri, artisti hendrixiani e mille altre storie… Hendrix secondo Brian Auger, Ginger Baker, Jeff Beck, Ritchie Blackmore, Arthur Brown, Jack Bruce, Eric Burdon, Eric Clapton, Joe Cocker, David Crosby, Rory Gallagher, Kirk Hammett, Glenn Hughes, Mick Jagger, Mark Knopfler, Al Kooper, Eddie Kramer, Brian May, John Mayall, John McLaughlin, Mitch Mitchell, Graham Nash, Joe Satriani, Neal Schon, Slash, Stephen Stills, Andy Summers, Pete Townshend, Steven Tyler, Stevie Ray Vaughan, Leslie West, Robert Wyatt, Bill Wyman, etc.

Tante interessanti testimonianze per andare oltre la leggenda di Jimi. Jimi Hendrix, “chitarrista moderno” per eccellenza, che il 18 Settembre 1970 viene dichiarato morto dal dottor John Bannister, quel giorno di turno all’ospedale londinese St Mary’s Abbot. Fine di un’epoca, che lascia molti rimpianti e punti interrogativi senza risposte. L’universo musicale non sarebbe stato più lo stesso dopo l’uragano Hendrix. Nessun chitarrista, pur se in possesso di doti tecniche superiori, avrebbe dato un’altra scossa innovativa di tale intensità all’evoluzione tecnico-stilistica di questo strumento. L’artista di Seattle ha rivoluzionato il modo stesso d’intendere la chitarra e ha consegnato la Fender Stratocaster al mito, sebbene non abbia suonato solo Strato. Jimi Hendrix avrebbe potuto dare molto di più al pentagramma contemporaneo se una morte prematura non l’avesse portato via. . . ma, in effetti, esiste una morte matura? Sebbene la sua carriera abbia ricordato per intensità e brillantezza una meteora, Hendrix è ugualmente riuscito a raggiungere livelli espressivi inimmaginabili prima del suo avvento.
La fusione del blues al rock e alla psichedelia, anticipatrice del più vitale crossover, in lui ha trovato una delle massime espressioni di sempre, sia dal vivo che in studio.

L’immaginario collettivo, però, lo identifica con l’eroe incendiario del festival di Monterey, con l’interprete blasfemo dell’inno americano a Woodstock, col chitarrista irruento dell’Atlanta Pop Festival, nonostante l’incisione di lavori di concezione ardita come Are you experienced? o Electric Ladyland” che, malauguratamente, rischiano di passare in secondo piano rispetto alla spettacolarità della sua figura.

L’unica cosa inconfutabile rimane la musica da lui composta, soprattutto in compagnia dell’Experience, Mitch Mitchell alla batteria e Noel Redding al basso, ma anche la Band of Gypsys ha fatto un album straordinario, pur se sottovalutato.

James Marshall Hendrix, nato il 26 Novembre 1942 a Seattle, scrisse alcune delle pagine più belle dell’intero Novecento: viscerali, sanguigne e, quasi incredibilmente, spontanee, nonostante le pesanti manipolazioni di manager, case discografiche, abusi di droghe e approfittatori d’ogni tipo. In nemmeno quattro anni di carriera discografica effettiva – senza calcolare le incisioni pre-Experience – ovvero dalla costituzione del mitico trio, ottobre 1966, alla sua scomparsa, lascia una serie di lavori d’emozionante bellezza, forse non perfetti ma proprio per questo vicini a “baciare il cielo” (un suo album postumo del 1984 sarebbe stato appunto intitolato Kiss the sky).

A Cinquant’anni dalla sua morte la sua musica non ha smesso di affascinare gli appassionati a livello internazionale.

 

Susanna Marinelli