Jolly Killer di George Dugdale

Se vi piacciono gli slasher con annesso body count fino all’ultimo essere vivente, allora Jolly Killer, classe 1985,  è il film che fa per voi. Slaughter High, questo il titolo originale, è un film ormai quasi dimenticato, soffocato dal successo dei suoi simili molto più famosi quali Venerdì 13 (i cui produttori sono gli stessi), Halloween o Non Aprite quella Porta, ma ci sono diverse buone ragioni per le quali valga la pena di riscoprirlo, sebbene non sia certo un capolavoro del cinema horror. Diretto da George Dugdale, è girato quasi tutto all’interno di una scuola superiore, cinque anni più tardi rispetto ai fatti che ci vengono presentati all’inizio. Quello che ci colpisce in questo film è la totale e completa fedeltà agli stilemi del genere al quale appartiene, che purtroppo lo portano nel campo del “poco originale” e del “già visto”, che forse ne ha decretato la damnatio memoriae. Tuttavia il ritmo serrato, la bella e martellante colonna sonora e la presenza scenica del villain travestito da Jolly delle carte, oltre a qualche omicidio molto ben orchestrato che rimane nella memoria, lo rendono un film gradevolissimo col quale trascorrere una piacevole serata.

In una scuola americana un gruppo di bulli da strapazzo prende di mira uno studente dai modi goffi e dagli occhiali a fondo di bottiglia, Marty Rantzen. La bellona della scuola, la prorompente Carol, lo attira, il giorno del suo compleanno il primo aprile,  promettendogli meraviglie, nello spogliatoio femminile, dove però, dopo essersi spogliato, ad attenderlo non troverà la ragazza dei suoi sogni bensì il gruppo di bulli, di cui anche Carol fa parte, che inizia a filmarlo facendogli i peggiori scherzi possibili. Sorpresi sul fatto dall’insegnante di educazione fisica, i ragazzi saranno costretti ad un allenamento forzato per punizione, del quale incolpano Marty, decidendo di fargli uno scherzo ancora peggiore, durante il quale il ragazzo resterà sfigurato dall’acido. Le vicende riprendono poi cinque anni più tardi, quando i ragazzi non sono ormai più studenti ma si sono tutti, chi in un modo chi in un altro, realizzati. Avvisati da un invito che nella loro vecchia scuola si terrà una riunione la sera del 31 marzo, vi si recano, per poi scoprire di essere stati invitati solo loro, ed una volta entrati dentro di non poter più uscire, mentre un killer travestito da jolly si aggira tra i corridoi dell’edificio ormai in disuso.

Un revenge movie in piena regola, che inizia proprio come la maggior parte degli slasher americani, tra le aule di una High School, e che ha tra i protagonisti il solito secchione bullizzato, la femme fatale al cui fascino tutti cedono, ed il bullo capo che in genere è il capitano della squadra di baseball. Il povero Marty viene fatto oggetto di uno scherzo ferocissimo proprio il giorno del suo compleanno, che guarda caso è il giorno del pesce d’aprile (come vi ho già anticipato, i clichè si sprecano in questa sceneggiatura). Nudo nella doccia viene deriso da tutti, esattamente come accadeva nel 1976 ad una sperduta Carrie White al primo giorno di mestruazioni, nel capolavoro depalmiano Carrie – Lo Sguardo di Satana. Tale incipit ci porta già fortemente ad essere dalla parte del malcapitato Marty, nudo e crudo sotto gli occhi di tutti, zimbello invece che festeggiato. Carrie è stato sicuramente un film fonte d’ispirazione per George Dugdale, che fa punire i colpevoli allo stesso modo, costringendoli a massacranti sedute forzate di ginnastica, anche se qui il tono è più canzonatorio e leggero rispetto al film di De Palma, ma ciò non toglie che l’odio per i bulli che in gruppo se la prendono col più debole rimane invariato.

Il film è un continuo susseguirsi di citazioni, omaggi, e talvolta veri e propri plagi, come ad esempio il primo omicidio messo in atto dal Jolly Killer, che riprende pari pari uno dei più noti omicidi compiuti da Michael Myers nell’Halloween leggendario di John Carpenter del 1978. Dopo un paio di morti piuttosto originali e rozzamente cattive, che non ci lasciano immaginare nulla ma anzi ci mostrano con allegria un tripudio di budella al vento e carni liquefatte dall’acido, si ritorna a “citare” piuttosto fedelmente una scena storica di Venerdì 13, quella dove perde la vita un giovanissimo Kevin Bacon, qui trasposta dal letto alla macchina ma che in soldoni suscita lo stesso effetto sanguinolento.

Purtroppo per buona parte del film ci troviamo costretti a mettere in atto l’espediente cosiddetto della sospensione dell’incredulità, perché la logica vacilla continuamente, rendendo completamente irreali gli eventi che si susseguono davanti ai nostri occhi, e portandoci così a non empatizzare particolarmente né con le vittime né con il carnefice, che comunque è una bella figura che in più scene riesce a regalarci dei colpi al cuore niente male. La recitazione da parrocchia è imbarazzante, tutto viene estremizzato a tal punto da rendere le reazioni dei personaggi al limite del grottesco, della farsa, ed i dialoghi sono così penosi che alla fine l’unico ad essere convincente rimane il killer mascherato e muto! Va bene che nei teen movie come questo i personaggi non possono per definizione comportarsi in maniera logica, altrimenti il film finirebbe dopo dieci minuti, ma qui mi sembra che della cosa se ne sia abusato fuori maniera. Illogicità e stupidità la fanno da padrone per tutto lo svolgersi dei fatti, non solo tra i protagonisti, ma anche nella stessa scuola, che dopo cinque anni sembra abbandonata almeno da cinquanta, però all’interno ci sono ancora le luci elettriche funzionanti in tutte le stanze, l’acqua calda nei bagni perfettamente puliti e persino un trattore in garage! Direi che c’è un limite a tutto, suvvia! In mezzo a questo zibaldone di cose che non vanno, ci butterei dentro anche il doppiaggio italiano, che non fa che rendere ancora più penose le performance degli attori.

E parlando degli attori, solo un paio di nomi meritano di essere ricordati. La bella Carol è interpretata dall’attrice inglese Caroline Munro, che aveva esordito al cinema nientemeno che con Alberto Sordi nel suo film inglese Fumo di Londra, e nel 1985 aveva già all’attivo ruoli di una certa importanza in film di genere quali L’Abominevole dottor Phibes ed il suo seguito Frustrazione al fianco di Vincent Price o 1972: Dracula colpisce ancora al fianco di Christopher Lee. Eppure questo suo trascorso illustre non ha risollevato tanto le sorti recitative di questo Jolly Killer. Nel ruolo di Marty troviamo l’attore londinese Simon Scuddamore, noto per essersi, ahimè, suicidato, poco dopo l’uscita del film, per cause ignote, ma indiscrezioni vogliono che il giovane attore non abbia avuto un’adolescenza poi così diversa da quella del suo alter ego cinematografico. Si toglie la vita con un’overdose intenzionale di droga a soli 28 anni.

Infine, come ben sa chi mi conosce, io devo sempre trovare un po’ di Made in Italy anche quando un film con l’Italia c’entra poco o niente, come in questo caso. Ed allora ecco che in un paio di omicidi ho voluto vedere omaggi al Dario Argento di Profondo Rosso (la vasca da bagno) e di Phenomena (la vasca piena d’acqua purulenta da cui la malcapitata non sa come fare ad uscire e viene tirata sotto da tutto lo schifo che vi galleggia insieme a lei). Inoltre la struttura di questo slasher, con i ragazzi tutti chiusi all’interno di uno stesso luogo, con un assassino feroce che piano piano li elimina uno ad uno, ricorda quella di un cult italiano uscito solo due anni dopo, Deliria: che il buon Michele Soavi abbia preso spunto da Jolly Killer nell’architettare la sua ecatombe teatrale? Chissà…ma il riferimento pare ci stia tutto, eccome.

Il finale, che alcuni definiscono banale, a me è sembrato invece molto originale, sebbene ricordi, a parti invertite, quello di Venerdì 13. Tuttavia con tale espediente conclusivo il regista è riuscito a tappare un bel po’ delle falle che avevamo notato durante la visione, prima fra tutte quella che riguarda la totale mancanza di logicità nelle azioni dei protagonisti, che dicono cose sensate ma poi fanno sempre puntualmente il contrario. Carol è una delle poche final girl del cinema di genere che non risulta essere un’eroina, ma solo una pazza squinternata, che ti porta a pensare che la sua morte sia più che auspicabile. Marty, dal canto suo, è uno degli assassini più onniscienti che la storia del cinema abbia conosciuto, prevedendo innumerevoli situazioni al limite dell’assurdo e quindi completamente imprevedibili da persona umana. Il colpo di scena finale, in qualche modo, darà una risposta a tutte queste apparenti assurdità, facendoci constatare che alla fine il film che abbiamo appena terminato di vedere non è affatto male come sembrava. Poco prima della scena conclusiva c’è un bell’omaggio al mondo degli zombie, visto attraverso classici quali Thriller di Michael Jackson (analogia suggerita dal tipo di immagini tipo musical che vengono impiegate), Creepshow con la sua patina fumettistica ed ovviamente La Notte dei Morti Viventi del grandissimo George Romero.

Assolutamente consigliato agli amanti dello slasher, che non hanno voglia di cose troppo complicate ma vogliono passare una serata spensierata a fare la conta dei morti ed a scommettere su quale morirà prima ed in quale modo. Da riscoprire.

https://www.imdb.com/title/tt0091969/

 

 

Ilaria Monfardini