Jonas Reingold, il bassista di The Flower Kings e Steve Hackett Band, pubblica The Backstage Isolation

La scorsa primavera, nel bel mezzo di un tour sold out del geniale Steve Hackett (ex chitarrista dei mitici Genesis), tutte le date sono state annullate causa emergenza da Covid19. Nel rammarico generale Jonas Reingold, il bassista del gruppo, insieme al fiatista Rob Townsend e al batterista Craig Blundell (Steven Wilson, Lonely Robot) decide di mettere in piedi il progetto The Backstage, del quale nei giorni scorsi è uscito l’album Isolation.

I vari brani inclusi sono nati tra le prove di un concerto e l’altro del tour statunitense di Steve Hackett e sono stati terminati da Jonas (una brillante carriera nei The Flower Kings, The Tangent, Karmakanic, Agents of Mercy…) e dai suoi compagni a casa, durante il lockdown. Il risultato è davvero notevole e The Backstage Isolation sta avendo un grande successo. Merito anche dei tanti ospiti famosi che il cd vanta, tra i quali il talentuoso Steve Hackett, Nick Beggs, Marco Minnemann, Pat Mastelotto, Roine Stolt, Luke Machin, Andy Tillison, Tom Brislin, Roger King, Lalle Larson…Ma non basta. Mentre Reingold, bassista top della scena rock progressive mondiale, si gode i consensi di The Backstage, si prepara anche all’uscita prevista per il 30 Ottobre 2020 del nuovo cd di TFK intitolato Islands. (Photo Credits: Christine Lenk)

 

Parliamo di Backstage Isolation. Anche se l’idea di registrare l’album ti è venuta durante il periodo del lockdown, i pezzi erano già pronti e sono stati composti durante il tour di Steve Hackett, giusto?

Sì. Alcuni pezzi e parti del cd sono nati in varie jams durante i soundcheck dei concerti dello scorso tour di Steve Hackett. Ad esempio la seconda canzone del cd, Swag, è nata proprio nel corso di un soundcheck, poi l’ho finita quando il tour è stato interrotto. Arrivato a casa ne ho scritto il tema principale, ho aggiunto la melodia e in quel modo ho finito il pezzo. Can I have your number? è un’altra canzone che è stata scritta durante il tour, giusto prima del lockdown. L’ho scritta precisamente nel tour bus, mentre passavo da una città ad un’altra. Così questo pezzo è stato terminato più o meno prima che cominciassi a scrivere il resto del materiale. A casa durante il lockdown ho composto altre cinque canzoni e Rob ne ha scritte tre, quindi in quel momento eravamo pronti per le registrazioni.

 

Per The Backstage Isolation hai unito le forze con i tuoi amici e colleghi della Steve Hackett Band, quali Craig Blundell e Pete Townsend. Chi di voi ha avuto per primo l’idea?

Non ricordo esattamente chi tra di noi abbia proposto per primo l’idea di metterci a registrare delle canzoni. Credo che ci sia venuta insieme. In un bar all’aeroporto ci siamo resi conto che il tour di Steve Hackett, che sarebbe dovuto durare fin oltre la primavera, sarebbe stato cancellato. Lì ci siamo detti: “Okay, allora scriviamo questi pezzi, invitiamo delle guests e registriamoli. E’ stato una specie di accordo mutuale che abbiamo stretto noi tre. Ci siamo detti: dovremmo farlo adesso”.

 

Molti ospiti celebri hanno partecipato al vostro progetto inclusi lo stesso Steve Hackett, Nick Beggs, Marco Minnemann, Pat Mastelotto, Roine Stolt, Luke Machin, Andy Tillison, Tom Brislin, Roger King, Lalle Larson e altri…

Sì, è stato bellissimo avere al nostro fianco tutti questi musicisti favolosi. Sono stato molto sorpreso del fatto che tutti coloro a cui ho chiesto di collaborare abbiano accettato, considerando anche che la gran parte lo ha fatto gratuitamente. Quindi è stato fantastico avere a bordo questo team di superstar. Mi sono sentito un po’ come il manager del Barcelona o del Real Madrid. Tutto insieme ti ritrovi intorno dei talenti con la lettera T maiuscola con i quali suonare e, certo, è stata una grandissima soddisfazione. Lo ammetto, siamo stati molto fortunati.

 

Di certo, oggigiorno la gente ha un forte bisogno di ascoltare buona musica, soprattutto ora che non ci sono più tanti concerti live e che molti artisti stanno realizzando dei cd. Tu cosa ne pensi?

Sì, infatti ho notato che le prevendite sul web sono andate meglio del solito. Forse la gente adesso ha più soldi e ci compra dei dischi invece acquistare biglietti per i concerti. Calcoliamo che, come accade per i tifosi di calcio, che hanno un certo budget a loro disposizione per andare alle partite, gli appassionati di musica hanno un certo ammontare di soldi per le attività musicali. Ci sono persone che hanno parecchi soldi a loro disposizione e possono permettersi di assistere a tanti concerti ogni mese ed altri che ne hanno pochi e possono andare soltanto a cinque, sei concerti all’anno. Ma ora ci sono più soldi per comprare i cd e credo che questo sia uno degli effetti del lockdown.

 

Pensi che il progetto The Backstage Isolation avrà un seguito?

Sì, ne abbiamo parlato anche perchè il responso di questo cd è stato talmente buono. Il pubblico è stato così interessato a quello che abbiamo fatto che si spera che già agli inizi del prossimo anno o giù di lì possa esserci qualcosa di nuovo da parte della formazione. Questa volta però vorremmo fare le cose in modo differente, magari registrare incontrandoci in uno studio, sperando che non ci sia nessun maggiore lockdown in corso. Magari potremo formare una vera band, con un nucleo definito piuttosto che avere quarata guest, aggiungendo un chitarrista o un tastierista. Abbiamo già parecchi nomi in mente ma non c’è niente di definito ancora. Il tempo ci darà le risposte.

 

Hai avuto modo di sentire Steve Hackett negli ultimi tempi? E quali sono i progetti per il ritorno on the road con lui?

Sì, con Steve ci sentiamo di tanto in tanto da Marzo scorso. Stiamo preparando un nuovo album e io suonerò il mio basso su quattro o cinque canzoni. Tuti i suoi show che erano stati programmati per il 2020 sono stati spostati al 2021-2022, così coloro che avevano acquistato già i biglietti per quest’anno potranno vedere il tour di Seconds Out il prossimo anno, oppure nel 2022, sperando che per l’epoca questo Coronavirus sia finito o sia almeno sotto controllo. Così noi potremo tornare a fare concerti e il mondo intero potrà ricominciare ad averli.

 

Tu sei un bassista, un compositore, un produttore e il fondatore della tua etichetta discografica. Come riesci a fare tutte queste cose insieme e tutte bene, per giunta?

Innanzitutto grazie! Intanto ho avuto molto tempo per esercitarmi. Ho cominciato a suonare da teenager e non ho mai smesso. Adesso suono da professionista da quasi trentacinque anni, quindi posso dire che il basso è la mia seconda natura. Naturalmente occorre che mi eserciti sempre per continuare a farlo bene. Ho dato il via alla mia casa discografica dieci anni fa, quindi ho avuto un po’ di tempo per imparare ad affinare le mie capacità anche in questo caso. Ci è voluto molto tempo per allacciare dei contatti in giro per il mondo, rendere funzionale il webshop, avere un sistema che funzioni per la release degli album, perchè qui non si tratta soltanto di registrare un disco, occorre anche occuparsi della manifattura nelle varie città, sapere che approccio usare verso chi compra, chi vende… Questa è la mia diciannovesima release con l’etichetta, così penso di aver avuto modo di migliorare. Cerco sempre di imparare qualcosa da ogni singola release per capire cosa può essere fatto meglio. Per quanto riguarda il lavoro di produzione, come quello di composizione dei pezzi, è un talento che ti arriva con la pratica, quindi più ti eserciti e più fai meglio. Per me è stato come tornare alle origini perchè ho cominciato come musicista di jazz e fusion. Quando avevo quindici, sedici, diciassette anni il mio grande eroe era Jaco Pastorius e in quello stesso periodo ho iniziato a comporre canzoni. Scrivo canzoni e ne produco dall’epoca, ma, come dicevo, per fare bene tutte queste cose insieme devi essere strutturato e capire come muoverti, non mescolare le singole attività. Ad esempio, quando produco un album generalmente io penso soltanto alla musica che sto producendo, ma è difficile perchè spesso anche il lato del business richiede delle attenzioni. Quindi cerco di dividere gli argomenti a blocchi e poi di lavorare su ognuno di essi, uno per volta. In questo penso di essere abbastanza bravo.

 

Come ti è venuta l’idea di fondare una tua etichetta discografica e quali sono i maggiori vantaggi e svantaggi di questo modo di lavorare?

Come ho già detto questa è la mia diciannovesima release, ho fondato la mia etichetta discografica circa dieci anni fa. Ho iniziato perchè avevo bisogno di uno spazio libero dove poter registrare quello che volevo, suonare quello che volevo nel momento che volevo. Ero anche molto interessato al lato business delle cose. I tempi sono duri e alla fine del giorno devi essere capace di guadagnarti il pane quotidiano, così è bene avere un piccolo canale attraverso il quale poter realizzare le tue idee musicali. Poi, se con la tua etichetta riesci a vendere un certo numero di copie, anche limitato, i guadagni sono tutti i tuoi perchè non c’è percentuale che devi dare a nessuno e, soprattutto, non devi dare niene alla casa discografica.

 

Tu eri abituato a stare on the road per molti mesi all’anno. Ti manca non essere più coinvolto in questi grandi tour?

E’ vero, è da vent’anni a questa parte, più o meno da quando ho inizito con The Flower Kings, che sono abituato a stare on the road, ma ho fatto tanti tour anche con The Tangent o Karmakanic. Quello che mi manca di più è stare in movimento, visitare posti meravigliosi, incontrare gente nuova, conoscere audience nuove. Come andare a Rio de Janeiro, arrivare fin su alla statua di Gesù, poi prenderti un paio di caffè e tornare a fare il soundcheck, oppure ritrovarti a bere un drink a Copacabana, prendere un taxi a New York City fino a Soho, dove io ero solito andare nei music bar a vedere i vari bassisti suonare. Ovviamente mi manca questo tipo di lifestyle, ma c’è sempre qualcosa da imparare da qualsiasi situazione, da tutte le cose che ti accadono nella vita. Io devo imparare a stare per un lungo periodo in uno stesso posto come adesso, concentrarmi su me stesso e sulla mia muisca e scrivere più materiale per il futuro, quando potrò di nuovo suonare e tornare ad incontrare il mio pubblico.

 

Quali sono state le prime reazioni del pubblico all’ascolto di The Backstage Isolation?

Le reazioni fino ad ora sono state incredibili, ho sentito ottimi commenti e a tutti sembra essere piaciuto. Penso che abbiamo coperto uno spazio che alla gente mancava, perchè non credo che così tanti album in giro suonino come il nostro o siano stati prodotti con tonnellate di ospiti speciali e musica strumentale che ti riporta un po’ negli anni Settanta, nell’era in cui il jazz e la fusion brillavano. All’epoca c’erano band come i Weather Report o i Return to Forever, riempivano stadi con i sold out, cose che non succedono adesso. C’è la Wolf Pack Band che vende un sacco di biglietti e ce ne sono anche altre, ma penso che i tempi d’oro del jazz fusion siano stati per l’appunto gli anni Settanta.

 

Parliamo dei The Flower Kings. Dopo il successone dello scorso cd Waiting for Miracles avete già pianificato la release di Islands, il prossimo 30 Ottobre. Cosa puoi anticiparci su questo nuovo cd?

I TFK hanno registrato un altro cd, un doppio album con circa novantadue minuti di musica. Anche questo lo abbiamo fatto durante il lockdown perchè tutti erano liberi, Roine Stolt (voce, chitarra della band) aveva del tempo a disposizione e anche gli altri ragazzi stavano in casa. Così questa volta abbiamo registrato separatamente mandandoci l’un l’altro dei file, mentre almeno per gli ultimi quattro o cinque album ci eravamo sempre incontrati in studio e lì avevamo registrato, nella stessa stanza. A causa del Coronavirus questa volta abbiamo dovuto registrare in un modo diverso, ma ha funzionato perchè tutti abbiamo i nostri studi personali e possiamo lavorare anche così. Certo, è stato un po’ fastidioso mandarsi tutte queste mail con ognuno che aveva da dire qualcosa. Erano cinque persone che esprimono quello che vogliono fare, i fills, i grooves, le note, ma adesso questa è la strada da percorrere e non potevamo agire diversamente. Comunque il pubblico può aspettare un classico album dei TFK, con uno stile epico, brani sinfonici e suite. Possiamo quasi parlare di un lungo pezzo di musica epica che forma questo album. Il cd uscirà il 30 di Ottobre e vedremo quale sarà il parere del pubblico e dei nostri fan.

 

Susanna Marinelli