Per tutti coloro che sono cresciuti a pane, power-chords e canzoni in tre quarti durante gli anni d’oro dei Green Day, dei Blink-182 e dei primi, storici vagiti dell’alternative rock italiano targato anni Novanta, l’ascolto ravvicinato di “Difetti di fabbrica” ha il sapore dolceamaro e confortante di un agognato ritorno a casa. Kanestri, al secolo Matteo Manzoni, proviene esattamente da quel mondo lì: una scuola fatta di band adolescenziali nate nei garage di provincia, di furgoni scassati che puzzano di birra e di piccoli palchi di periferia dove a contare non erano i follower su Instagram, ma unicamente il sudore versato e il volume degli amplificatori valvolari regolato al massimo della potenza.
In questo suo atteso esordio solista per l’etichetta Matilde Dischi, quella sana e primordiale urgenza punk delle origini non è stata assolutamente barattata in cambio di qualche stream facile sulle piattaforme digitali. Al contrario, si è evoluta con straordinaria maturità nella forma-canzone, mantenendo intatta la sua carica abrasiva. L’opening track “Paniko” apre le danze aggredendo letteralmente l’ascoltatore con una sezione ritmica serrata e una schiettezza interpretativa disarmante, mentre la travolgente focus track “Me lo so aggiustare” rievoca quell’irresistibile power-pop melodico d’oltreoceano, capace di stamparsi indelebilmente nella corteccia cerebrale sin dal primissimo ascolto, grazie alle efficaci performance dei musicisti coinvolti, Matteo Sideri ed Enrico Mega.
C’è uno spirito nostalgico e fieramente analogico che attraversa anche gli episodi più cupi e riflessivi dell’opera, come la splendida “Un’altra chance”, dove il senso opprimente di solitudine e lo spaesamento esistenziale vengono affrontati a viso aperto, senza l’ausilio di filtri o correttori vocali artificiali. Con questo lavoro registrato presso i Wild Street Records e masterizzato magistralmente da Energy Mastering, Kanestri dimostra empiricamente che l’attitudine rock non invecchia affatto: semplicemente cambia pelle, impara a calibrare le parole con maggiore precisione chirurgica e sensibilità lirica, ma conserva lo stesso identico, pulsante cuore elettrico che batteva quindici anni fa nelle cantine. Un disco onesto, potente e nostalgico, che riconnette il presente con le nostre radici più autentiche.