Karen Malcangi è una talentuosa cantautrice italo-cubana nata all’Avana nel 1994, che ha saputo fondere le sue radici culturali con una passione innata per la musica. Autodidatta con una voce estetica e intensa, Karen ha iniziato il suo percorso nel coro della chiesa a soli 6 anni e ha proseguito con esperienze significative a Cuba e in Italia. Dal suo trasferimento nel nostro Paese, ha conquistato palchi e riconoscimenti, pubblicando recentemente il singolo “Dame un Beso” e raggiungendo la finale di importanti festival. In questa intervista esclusiva per Mondospettacolo, Karen ci racconta il suo viaggio artistico, le influenze che l’hanno formata e i sogni per il futuro.

Karen, raccontaci un po’ delle tue origini: nata all’Avana nel 1994, con radici italo-cubane. Come ha influenzato la tua eredità culturale la tua passione per la musica, e in particolare il tuo inizio nel coro della chiesa a soli 6 anni? 

Penso che il fatto di essere nata a Cuba, un’isola dei Caraibi molto famosa per la sua musica, dove le persone cantano e ballano per la strada in mezzo ai turisti che rimangono stupiti dalla nostra energia, è stata una grande influenza per me. Oltre a questo, sono cresciuta in una famiglia molto credente e praticante della fede e ogni domenica andavamo in chiesa. I canti del coro gospel per me sono meravigliosi e io già da piccola, mentre osservavo le persone che cantavano, mi dicevo che, quando sarei diventata più grande volevo fare la cantante.

Sei un’autodidatta con una voce che descrivi come “estetica e intensa”. Quali sono state le tue principali influenze musicali, tra il pop-alternativo e le tradizioni cubane, e come hai sviluppato il tuo stile unico? 

A me piace essere diversa, unire raffinatezza con quel pizzico di sensualità mentre canto e mi muovo sul palco scenico e penso che questo sia dovuto all’influenza che ho avuto dalla musica latina ascoltando Celia Cruz, Gloria Estefan (donne con un legato indiscutibile), Karol G artista di questa nuova generazione, ma allo stesso tempo artiste come Whitney Houston e Aretha Franklin hanno lasciato un segno significativo in me. Quindi piano piano che sono cresciuta posso dire che queste cantanti mi hanno aiutato molto a trovare la mia identità artistica e sono fiera di questo.

Credi nella musica come linguaggio universale e nei testi che “scrivono nell’anima”. Puoi spiegarci cosa intendi con questo, e darci un esempio da una delle tue canzoni? 

Può sembrare una frase fatta, ma io ci credo veramente quando dico che la musica è una lingua universale. Attraverso la musica riusciamo a condividere pensieri, trovare punti in comune con altre persone, a prescindere da quale parte del mondo siamo o in quale lingua si parla. Ci sono canzoni che scrivono nell’anima e dico questo perché un brano può aiutarci a liberare quello che per paura o per debolezza non riusciamo a dire a voce alta. Ad esempio il brano Riflessione che ho scritto e mi ha fatto arrivare alla finale del Festival Fatti Sentire è uno di quei brani che ti fanno riflettere nella vita quotidiana e so che chiunque lo ascolta, dentro di sé si domanda come può migliorare per riuscire ad essere una persona migliore.

A 25 anni hai fatto parte della band “La Cruzada” a Cuba. In che modo questa esperienza ha consolidato la tua identità artistica, e cosa ti ha spinto a trasferirti in Italia a 27 anni? 

Prima del mio arrivo in Italia ho avuto l’onore di far parte di questa band ed è stata di grande aiuto. Con La Cruzada ho fatto i miei primi mega concerti dal vivo e ho migliorato molto le mie performance e come interagire con il pubblico. Sappiamo che non è lo stesso cantare davanti a 50 persone in una chiesa che esibirsi davanti a migliaia di persone in una piazza o uno stadio, è una grande sfida che ho saputo gestire grazie a loro. Dopo due anni con la Cruzada, purtroppo mi sono dovuta distanziare, perché sono immigrata in Italia per un futuro migliore. Qui ho conosciuto l’amore, persone molto belle a cui tengo e certamente ho continuato con i miei progetti come cantautrice.

Una volta in Italia, hai studiato la lingua al CPPA e il tuo insegnante Nicola Bianucci ha riconosciuto il tuo talento, portandoti a esibirti al Teatro Mercadante di Altamura nello spettacolo “Mare Nostrum Teatro Terra Madre” nel 2023. Come è stata quell’esperienza e quali sfide hai affrontato nell’adattarti a un nuovo paese? 

Appena sono arrivata in Italia, dopo due mesi mi sono rivolta a un’istituzione scolastica per imparare meglio la lingua italiana. Il CPIA (Centro Provinciale per l’Istruzione degli Adulti) è stata la mia salvezza perché in pochi mesi ho imparato a parlare fluidamente l’italiano. Posso dire che è sempre una sfida arrivare in una nazione dove si parla una lingua diversa e anche un dialetto, però a me piacciono le sfide e mi sono detta che potevo farcela. Nel CPIA ho avuto tantissimi professori che mi hanno accolta come una figlia, però non posso fare a meno di nominare Nicla Bianculli, la docente di italiano nel corso di alfabetizzazione per gli stranieri, che un giorno per caso scoprì la mia voce mentre canticchiavo a scuola e senza dubbi mi ha fatto partecipare allo spettacolo musicale “Mamma, Madre Terra, Terra Madre” al Teatro Mercadante della città di Altamura. È stata un’esperienza unica perché per la prima volta stavo condividendo il mio talento in un grande teatro qui in Italia. Non ci sono parole per descrivere quel momento epico.

Nel 2023 hai trionfato alla 35ª edizione del Festival Nota D’Oro nella categoria Senior, impressionando Grazia Di Michele, vocal coach di “Amici”. Cosa ha significato per te quel riconoscimento, e come hai vissuto il momento sul palco? 

Dopo la mia presentazione al Teatro Mercadante, mi hanno consigliato di partecipare al concorso Nota d’Oro e posso dire che accettare quel consiglio mi ha aperto tante porte nel mondo della musica. Senza aspettarmi nulla, sono arrivata al primo posto nella mia categoria, e ancora più bello fu avere l’accettazione dell’iconica cantautrice Grazia Di Michele, quello sì che è stato il top. Ho portato una cover della talentuosa Whitney Houston, “I Will Always Love You” ed è stata un’esperienza da brividi. Il pubblico non solo ha apprezzato la mia cover, in più sono riuscita ad emozionare un’intera giuria di grandi professionisti e questo per me conta molto.

Hai partecipato al programma televisivo “Sing” a Roma, stupendo il maestro Luca Pittieri. Raccontaci un aneddoto divertente o emozionante da quell’esperienza, e come ha influenzato la tua carriera? 

Ho avuto la fortuna di partecipare a questo programma dove ho conosciuto il maestro Luca Pitteri. Mi ricordo che una volta lui mi disse: “Karen non cantare più le canzoni di Whitney Houston” e io mi sono messa a piangere pensando che lo diceva perché forse cantavo male, e lui mi disse: “No mia cara, vai tranquilla, dico soltanto che hai le capacità vocali per cantare altro, ad esempio, Yolanda Adams…”. Lì mi sono sentita più serena. A dire la verità è stato un ottimo consiglio del maestro, perché mi ha fatto scoprire nuove artiste femminili del genere gospel ed è stato bellissimo.

I tuoi concerti in Puglia e Basilicata – da Santeramo in Colle a Gravina, Trani e oltre – sono stati accolti con grande entusiasmo. Cosa ti regala di più il contatto con il pubblico italiano, e come descrivi l’energia dei tuoi live? 

Una ragazza cubana come me non si sarebbe mai aspettata di arrivare fino qui in Italia e avere l’accettazione del pubblico italiano. Fortunatamente ho avuto la gioia di fare vari concerti in alcuni posti della Puglia e della Basilicata ed ogni posto mi ha travolta con tanta energia positiva e persone che hanno amato le mie performance. Gli italiani amano la musica e capiscono molto quando una persona riesce ad arrivare al cuore o meno attraverso l’arte e per fortuna ogni volta che mi sono presentata in ogni concerto ho ricevuto non solo gli applausi, ma il calore di un pubblico che addirittura cantava insieme a me. È questa la vera ricchezza!!!

Il 5 luglio 2025 hai pubblicato il tuo inedito “Dame un Beso”, un brano che fonde ritmi latini moderni con sensibilità contemporanea. Come è nata questa canzone, e quali piattaforme digitali consiglieresti ai fan per ascoltarla? 

Quest’estate 2025 ho deciso di pubblicare il mio inedito “Dame un Beso”, un brano nato da una frase che dice quasi sempre una persona a cui tengo molto. Ho deciso di fare il testo bilingue perché mi piace tanto l’unione della lingua spagnola e quella italiana che in fondo sembrano sorelle perché assomigliano molto. È un brano molto estivo e ritmato che vi farà ballare. Potete trovarlo su tutte le piattaforme digitali, specialmente su Spotify e YouTube, basta scrivere “Dame un Beso” di Karen Malcangi.

Sempre nel 2025, hai raggiunto la finale del Festival I Fatti Sentire (4ª edizione) con “Riflessione”, un pezzo crudo che denuncia l’ipocrisia sociale e l’indifferenza. Qual è il messaggio principale di questo brano, e perché hai scelto di affrontare temi come la disuguaglianza e la solidarietà attraverso la musica? 

Come ho detto prima, ho deciso di portare un brano con un testo molto diretto al Festival Fatti Sentire. Penso che in un mondo dove c’è tanta indifferenza e disuguaglianza bisogna alzare la voce per far riflettere le persone, principalmente questa nuova generazione. Per questo motivo ho portato il brano “Riflessione”, forse non sarà il tormentone delle estati che ci aspettano tutti, però dobbiamo capire che noi artisti dobbiamo essere di esempio e possiamo usare la musica per trasmettere dei sani valori e principi alle future generazioni. Non possiamo dire la solita frase che vogliamo un mondo migliore se alla fine non facciamo nulla a riguardo. Qualcosa dobbiamo fare, e perché no, io nel mio piccolo ho voluto iniziare portando avanti questo pezzo.

Stai lavorando al tuo primo album, un mix di soul, pop e world music con testi bilingui su amore e resilienza. Puoi anticiparci qualcosa sui temi o sulle collaborazioni, e quando pensi di pubblicarlo? 

Adesso sto lavorando al mio primo album. Vorrei creare qualcosa di bello e per questo sto facendo tutto con calma. Mi piacerebbe farlo uscire presto, però una parte di me sa che per fare l’eccellenza ci vuole tempo. Per il momento non posso darvi dettagli di future collaborazioni, però aspettatevi qualcosa di bello.

Per chiudere, Karen: qual è il tuo sogno più grande nel mondo della musica, e un consiglio che daresti a giovani artisti che, come te, partono da radici umili ma con una voce potente? 

Io mi aspetto che la mia musica possa raggiungere ogni confine del mondo, penso che questo sia il sogno di qualunque artista, però più di questo, mi piacerebbe che le persone ricordassero le mie canzoni come la medicina che può guarire anche le ferite più profonde. Se potessi dare un consiglio a quegli artisti emergenti che come me iniziano questo percorso, sarebbe di non arrendersi mai. Ci saranno sempre delle persone che non capiranno il vero talento e la diversità, però questo non vuol dire che non siamo bravi e che dobbiamo fermarci, al contrario, bisogna sempre credere e avere fiducia in se stessi. E ricordare sempre che il pubblico è il vero critico, se al pubblico piace quello che facciamo, allora il resto è noia come diceva Califano.

Karen Malcangi rappresenta un esempio di resilienza e talento puro, capace di unire culture e emozioni attraverso la sua musica. Con il suo primo album all’orizzonte e una carriera in ascesa, non vediamo l’ora di seguire i suoi prossimi passi. Restate sintonizzati su Mondospettacolo per aggiornamenti su questa stella italo-cubana che continua a brillare.

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