Katia D’Ambrosio: “un’attrice da seguire”

Katia D’Ambrosio è l’attrice protagonista del nostro editoriale di oggi, conosciamola meglio con questa intervista, ma prima vediamo insieme il suo showreel.

Katia, benvenuta su Mondospettacolo come stai innanzitutto?

Ciao Alex e grazie per l’accoglienza, oddio, questa è sicuramente la domanda più difficile! Sono molto abile a parlare del mio lavoro, di chi mi ha ispirato, degli ultimi film in uscita al cinema, ma queste semplici domande mi spiazzano.

Come sto? Diciamo che in linea di massima cerco sempre di mantenere un atteggiamento positivo alla vita, anche di fronte ai problemi, per cui è veramente difficile trovarmi a lamentare qualcosa che non va.

Il periodo è in generale molto difficile e mentirei a dire che non sono stata toccata dall’ansia e dalle preoccupazioni che hanno afflitto tutti, ma anche qui credo di essere riuscita ad approfittare delle lunghe attese per far germogliare nuove idee, dedicare più tempo a chi davo per scontato, capire quanto è prezioso ogni secondo della mia vita.

Partiamo dalla tua prima esperienza cinematografica, sei coprotagonista nel Thriller psicologico in lingua inglese “I follow you” di Vincenzo Petrarolo nel ruolo di Jennifer Di Stefano, in uscita quest’anno.  Come è nata la tua partecipazione al film e come ti sei trovata a lavorare sul set con il regista e gli altri attori?

In realtà ero stata provinata per un cortometraggio dal titolo ‘La preda’ che il regista aveva intenzione di girare l’anno scorso. Poi ha deciso di mettere da parte il progetto per dedicarsi alle riprese del suo secondo film. Il self tape gli era piaciuto molto quindi ha deciso di prendermi in considerazione anche per il ruolo della giornalista Jennifer Di Stefano, ma il mio “visetto dolce” non lo convinceva: Jennifer doveva essere una donna invidiosa e vendicativa, pronta a tutto per rovinare la felicità di chi aveva rovinato la sua.

Credo poi di averlo convinto, tirando fuori la mia parte ‘cattiva’ e colorando il personaggio anche di quella sofferenza che generalmente possiede chi si comporta in questo modo. Non credo nel mondo diviso tra buoni e cattivi e sono contenta di aver dato al personaggio di Jennifer una sfumatura di dolore e disperazione.

Vincenzo mi ha aiutata tantissimo, dandomi quelle poche ma giuste informazioni di cui avevo bisogno. È nata fin da subito una splendida affinità artistica e intellettuale perché condividiamo più o meno gli stessi gusti cinematografici e la stessa passione per gli anime giapponesi e i film di supereroi. È un regista molto in gamba e preparato, fa questo mestiere con una passione incredibile, che ho visto in poche persone. Mi auguro davvero che possa avere il successo che si merita.

Ho recitato in una scena con la protagonista Jennifer Mischiati, un’attrice dal talento straordinario, una donna bellissima e sicura di sé. La ammiro molto e sono stata stra-felice di aver avuto questo tête-à-tête artistico con lei. Spero di poterla un giorno rincontrare su un altro set.

Come leggiamo dalla tua biografia, hai studiato a Londra, che ricordo hai di quel periodo e quanto ti ha lasciato nella tua formazione artistica?

Londra ha completamente cambiato la mia visione del mondo. Primo perché trovarsi a vivere in un paese a cui non sei abituato stimola sempre la nascita di nuovi pensieri e nuove sensazioni, e secondo perché mi ha insegnato una cosa fondamentale: l’ascolto. Non conoscevo bene la lingua inglese, se non quel po’ di grammatica distratta che ti insegna la scuola italiana, quindi all’inizio per me è stato quasi traumatico. Non riuscivo a comunicare in modo preciso i concetti che erano così chiari nella mia testa, spesso il tentativo di correggere la mia pronuncia risultava goffo e balbettante e questo mi ha portato a chiudermi un po’ in me stessa.

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In più, non sempre riuscivo a comprendere quello che gli altri volevano comunicarmi e mi seccava ripetere la solita frase “Please, say again”. Ero tornata indietro vent’anni, ero di nuovo la bambina timida e impacciata che aveva paura ad esprimersi.

Sono ripartita dall’ascolto. Ho iniziato a concentrarmi davvero su quello che le persone avevano da dirmi senza potermi permettere il lusso di distrarmi.

Un valore aggiunto al mio percorso formativo, perché mi ha permesso di mettere un freno alla mia voracità artistica e fermarmi ad ascoltare l’altro: mettermi nei panni di un’altra persona, riconoscere un altro punto di vista che non sia il mio, ascoltare anche il “non detto” che si cela dietro gesti, espressioni, esitazioni, sguardi. Importantissimo per un attore.

Ho seguito poi corsi diversi nella scuola City Academy, ho studiato dizione inglese con David Bauckam, recitazione cinematografica con Tom Colley. Credo che mi abbia fatto veramente bene studiare in una scuola inglese perché hanno un livello di preparazione molto alto, forse uno dei più alti al mondo. E poi prendono sul serio questo mestiere.

Hai partecipato come protagonista nel videoclip di Tarsia ‘Boom’, raccontami un po’.

Sono stata veramente felice di prendere parte a questo videoclip e circondarmi di persone così carine e professionali. Partendo dalla cantante Tarsia, al produttore Fernando Alba, il regista Alfio Sorbello. E il protagonista maschile Joseph Altamura con cui c’è stata subito una bella sintonia.

Interpretare l’incomunicabilità di una coppia e il conseguente crollo di ogni certezza è stato liberatorio. È un vuoto che ho conosciuto molto bene nel periodo di quarantena, quando ho deciso di mettere fine a una relazione durata sei anni. È sempre un dolore forte lasciar andare una persona che fa parte del tuo quotidiano, con cui hai condiviso tanti momenti, e a cui avevi affidato la sensibilità del tuo cuore.

Consiglio a tutti di vedere il videoclip perché è veramente toccante. La canzone, poi, è orecchiabile e si lascia ascoltare.

Oltre che attrice, sei stata anche aiuto regista nel cortometraggio “Amarsi un po’” di Mario Santocchio, come mai questa scelta diversa dalla recitazione?

Ho sempre avuto la passione per la regia, e una forte predisposizione a comunicare per immagini. Un giorno, parlando con il collega attore Cristiano D’Alterio con cui lavoro ai video di Story Impact Italia, gli ho confidato quest’interesse. Lui ha deciso di coinvolgermi nel cortometraggio che aveva scritto e che avrebbe girato la settimana successiva.

Mi sono trovata molto a mio agio anche dietro la telecamera, riconfermando e incrementando la mia aspirazione alla regia. Spero davvero che un giorno, una volta sfogato l’egocentrismo’ d’attrice, possa proseguire in questa direzione.

Progetti futuri?

Al momento sto preparando alcuni provini che spero vadano bene. Mi sto dedicando alla scrittura, un’altra passione che vorrei tanto approfondire in futuro. Forse a settembre dovrò girare un film horror, ma per riservatezza non ne voglio parlare ancora.

Alessandro Cunsolo

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