Kiol, il cantautore italiano che ha trovato la sua fortuna all’estero

KIOL è un cantautore italiano che ha trovato la sua dimensione artistica in Europa. Nonostante la giovane età, ha all’attivo oltre 150 date in giro per il continente. Si è fatto conoscere al grande pubblico in Gran Bretagna, Francia, Belgio e Germania, aprendo concerti ad artisti del calibro di Placebo, Patty Smith, Natalie Imbruglia, Jack Savoretti, Joan Baez, Editors, Eros Ramazzotti, e ora torna in Italia presentando al pubblico autoctono il suo nuovo lavoro discografico.

Ecco la nostra intervista a Kiol.

 

 

Ciao Kiol, è un piacere intervistarti! Come prima domanda volevamo chiederti: cosa pensi manchi all’Italia, che invece c’è all’estero?

L’Italia non ha nulla da invidiare all’estero, nulla! Ovviamente, come tutti i paesi, abbiamo i nostri punti di forza e i nostri punti di debolezza, ma non vedo il motivo di fare paragoni! Io amo l’Italia, per quello che è, casa mia. Una cosa interessante che ho trovato girando all’estero, specialmente in Irlanda e Inghilterra, è il valore che la gente da alla musica. Noi abbiamo la cucina, loro i concerti. Poi anche noi ci facciamo valere in ambito musicale, ma il loro approccio è completamente diverso. Al di là dei milioni di euro investiti nel settore musicale, che è un business primario nell’economia anglosassone, le persone hanno BISOGNO di musica dal vivo molto più di noi italiani. Come ho detto prima, a noi piace avere un ristorante tipico in cui andare il venerdì sera con la ragazza o con gli amici, mangiando specialità del posto ci sentiamo appagati, è nel nostro DNA. Loro non hanno questa fortuna, quindi mentre bevono i loro pinte e mentre mangiano patatine, hanno bisogno di musica dal vivo. Mi ricordo ancora quando andai nella famosissima via del centro di Dublino, Temple Bar, e in ogni pub (e ce ne saranno stati a migliaia, uno di fianco all’altro) c’era una band che suonava dal vivo. Questa cosa mi ha fatto capire quanto portare la mia musica all’estero sarebbe stata la mossa giusta da fare. C’è un enorme richiesta di musica dal vivo e non a caso, tantissimi musicisti da ogni parte del mondo si stabiliscono in questi posti per fare della loro passione un vero e proprio lavoro. 

Cosa dicono di noi fuori dal nostro Paese?

Gli italiani piacciono, c’è poco da fare. Quando ho vissuto a Londra, il primo giorno di università avevo già 10 nuovi amici con cui uscire subito dopo l’ultima lezione. La gente adora il nostro accento, sentirci parlare, gesticolare. Amano e invidiano la passione con cui vediamo la vita, con cui diciamo le cose; quella passione solamente italiana che si vede bruciare nei nostri occhi. La nostra terra e la nostra cultura è preziosa, e la gente all’estero lo sa. 

Quali sono gli artisti italiani che più stimi?

Artisti con la A maiuscola? Lucio Dalla in primis. La sua voce, i suoi testi: poesia per il cuore. Mi sono sempre piaciuti tanto i Verdena, Vasco, Zucchero, Fibra (alle medie ne andavo pazzo), i primi dischi dei Dogo (primi anni del liceo), ovviamente De Andrè, Battisti, Vanoni, Silvestri, Nadar Solo, Negrita, Punkreas e molti altri. Ultimamente non sono molto informato sulle nuove uscite, perché con il passare degli anni ascolto solo e sempre di più musica in inglese, ma supporto un sacco di band di miei amici che cercano di farsi spazio tra le ondate di rapper e trapper che annegano la bellissima musica che tantissimi artisti ancora fanno nelle loro sale prova. 

Perché hai deciso di mantenere il titolo “Ciao” in italiano, nonostante il brano sia tutto in inglese?

Ciao è una canzone che parla di andare avanti, di avere il sangue freddo per lasciare qualcosa per trovare qualcosa di più, rischiando. Questa immagine viene metaforizzata nella canzone tramite il salutarsi di due amanti che, per un motivo o per un altro, sono costretti a lasciare il proprio amore alle spalle. Essendo spesso in tour, movendomi spesso di città in città e non avendo avuto una “residenza” per molto tempo ho dovuto affrontare situazioni del genere, come molti miei coetanei che per studio o lavoro sono costretti ad abbandonare le relazioni create in un posto per spostarsi in un altro, andando avanti. Ciao è stata una scelta di titolo più che ovvia, se si legge il testo si capisce perché. Oltre ad essere la prima parola del ritornello, la canzone parla di due amanti di nazionalità diverse, che per salutarsi, siccome parlano due lingue diverse e non riescono a comunicare bene, ricorrono ad una delle parole più comuni e comprensibili al mondo; Ciao!

Dove ti immagini tra 10 anni?

Tra 10 anni mi immagino più grande e ugualmente felice. Mi immagino con la mia ragazza, in una casa nuova chissà dove, a vivere di amore, di musica e di mare. Per quanto riguarda la musica, io voglio poter fare questo finché campo, suonando live, scrivendo canzoni per me e per altri, producendo musica per me e per altri, insegnando, suonando con altre band, scrivendo musica per film e pubblicità. Uno dei miei sogni sarebbe quello di costruire uno studio di registrazione in mezzo alla natura, dove invitare musicisti da tutto il mondo a registrare le loro canzoni. 

E ovviamente, spero di poter cantare su tutti i palchi del mondo, portando la mia musica davanti a più persone possibile.