Klimt & Schiele. Eros e psiche: la secessione viennese

Rompere gli schemi, cancellare la tradizione, scoprire il lato irrazionale dell’essere umano, i suoi vizi più nascosti, i suoi segreti. Questo è stato il moto della secessione viennese raccontata egregiamente nel film evento Klimt & Schiele. Eros e psiche, nuovo capitolo de La Grande Arte al Cinema.

Tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento Vienna è la culla della cultura e della lussuria. Gli sfarzi e il perbenismo dell’impero Austro Ungarico vengono messi in discussione da un gruppo di intellettuali, primo fra tutti Freud per la psicolanalisi, per l’arte Gustav Klimt ed Egon Schiele, a teatro Arthur Schnitzler e le opere “scandalose” di Richard Strauss.

 Al centro del dibattito è il nuovo uomo, denudato dei suoi abiti pregiati, spogliato dei propri valori e che ora versa in un’angosciante presente, tra epidemie e miserie. Così Schiele, famoso pittore dell’erotismo, spoglia e maltratta le sue modelle per raccontare una figura femminile peccaminosa e sull’orlo del suicidio. Klimt, invece, la spoglia per rappresentarla lasciva e sensuale, crudele e sfuggente.

Klimt & Schiele. Eros e psiche è un viaggio inusuale e particolareggiato sulla “secessione viennese”, raccontato dalla voce dell’attore Lorenzo Richelmy,  tra le sale dell’Albertina, del Belvedere, del Kunsthistorisches Museum, del Leopold Museum, del Sigmund Freud Museum e del Wien Museum.

Molte sono le voci e le analisi di esperti: dal Nobel per la medicina e neuroscienziato Eric Kandel agli storici dell’arte Alfred Weidinger e Jane Kallir, fino alle letture  dell’attrice e modella Lily Cole.

Il 31 Ottobre 1918, a Vienna, muore Egon Schiele a causa dell’influenza spagnola, preceduto pochi mesi prima dalla scomparsa di Klimt. C’è la Grande Guerra, inizia il secolo buio. La secessione viennese ha ormai però scoperto il vaso di Pandora: gli incubi più atroci, i vizi più nascosti, i desideri più intimi dell’uomo vengono smascherati. Ieri come oggi, le domande dei grandi artisti della secessione viennese non hanno ancora trovato alcuna risposta, ma continuano ad attirare e ad ammaliare milioni di giovani.

 

 

Anastasia Mazzia