Vincitore del premio per la migliore sceneggiatura al Festival di Berlino 2025, Kontinental ’25 di Radu Jude è un’opera che colpisce per la capacità di trasformare un fatto di cronaca intimo in una riflessione amara e, insieme, grottescamente comica sulla Romania contemporanea.
A Cluj, Orsolya (Eszter Tompa), ufficiale giudiziario di origine ungherese, riceve l’incarico di sgomberare Ion, un senzatetto che vive in uno scantinato di un palazzo destinato alla demolizione per diventare un albergo di lusso. Concessi pochi minuti per raccogliere le sue cose, l’uomo si suicida prima che la donna torni.

Da questo momento, il film segue Orsolya nel suo tentativo quasi ossessivo di trovare qualcuno che la assolva. Il marito, il capo, il prete, la migliore amica, persino un suo ex studente diventato fattorino. Mentre su internet Orsolya viene diffamata perché ungherese. Ed è proprio in questo pellegrinaggio di richieste di conforto che Jude costruisce il vero cuore del film. Kontinental ’25 descrive una società che non sa più offrire risposte, in cui il senso di colpa individuale si scontra con un contesto collettivo fatto di indifferenza, pigrizia e rassegnazione.

Il dettaglio del fattorino rumeno costretto a specificare la propria nazionalità sullo zainetto per non essere scambiato per un immigrato extracomunitario e quindi investito, l’amica che vuole aiutare la comunità rom scontrandosi con un muro di disinteresse, o sua madre, la quale sogna che la Transilvania torni in Ungheria sono piccoli affreschi sociali che, messi in fila, compongono il ritratto di un paese sospeso tra il desiderio di proiettarsi nel futuro e l’incapacità di elaborare il proprio presente. Come nel suo film precedente, Sesso sfortunato o follie porno, il registro scelto da Jude resta fedele al suo stile: ironico, mai didascalico, capace di alleggerire temi pesanti senza sminuire la portata. Il risultato è un film che fa ridere e pensare allo stesso momento, lasciando allo spettatore la sensazione di aver guardato qualcosa di vero. Kontinental ’25 conferma Radu Jude come una delle voci più lucide e necessarie del cinema europeo contemporaneo. Un lungometraggio non perfetto, ma da vedere.
