Krishna Biswas: la sua chitarra disegna, illumina, racconta

Si parla di etica, di estetica, di bellezza e di visioni personali. Parliamo spesso di questi argomenti cercando di lasciarci alle spalle i percorsi standard di quel che può essere il significato banale di queste parole. Chiediamo agli artisti di avventurarsi un poco al ragionamento e capisco che non sempre sia fattibile e non sempre questa forma di linguaggio è ben accolta… come quando, ascoltando “Radha” – il nuovo disco di Krishna Biswas – si è chiamati ad uscire dal sentiero già battuto dei significati e dei significanti. Ascoltando questo vinile pazientemente curato nell’estetica dalla RadiciMusic e dall’artista Frenopersciacalli, ci ritroveremo in un non luogo fatto di brani strumenti di sola chitarra acustica che hanno la violenza di fogli di carta lasciati bianchi e sbattuti alla faccia delle nostre debolezze, hanno l’arroganza di sfoggiare sicurezza, hanno la dolcezza di chi sembra incerto sulle risposte. Hanno la fragilità e al tempo stesso, la forza degli uomini. E poi c’è tanta improvvisazione in queste pagine musicali. C’è anche tantissima spiritualità che ai profani non è dato di cogliere sotto le spoglie di tecnicismi e accordature ricercate e inseguite… ad ognuno di noi invece tutto questo arriva grazie a quel certo sapore etereo che sta dietro le note ed il suono connesso. Conoscere “Radha” non significa conoscere la melodia e la scrittura. Per noi ha significato incontrare l’uomo che vive dietro le corde di metallo… significa ascoltarne i silenzi soprattutto. Un disco difficile, ve lo assicuro. Difficile com’è difficile il senso che potremmo inseguire dietro ogni cosa che giace su questa terra…

Noi qui spesso parliamo di bellezza. Non solo quella da esibire insomma. Con te, anche doverosamente, cerchiamo di andare oltre. Per Krishna Biswas cos’è la bellezza?
Salve, è un argomento delicato su cui mi interrogo da tempo; al momento sono dell’idea di non aver raggiunto la magnitudo sufficiente per poter esprimere una proposta che non vada per negazioni.

Parliamo di estetica che sembra avere lo stesso significato ma non è così. Quanto la bella forma estetica è importante per la tua composizione?
L’estetica scelta per esprimere un sentimento o dare corpo ad un’immagine è intrecciata con la genesi del gesto artistico per me, quindi è di fondamentale importanza.

E la tecnica per un chitarrista come te, insegue il concetto o la forma?
La tecnica strumentale nella mia condizione di strumentista è il mezzo che garantisce le possibilità di espressione.

Se ad un cantautore si chiede spesso nascono prima le parole o prima la musica, a te chiedo: nasce prima la scrittura o prima l’idea da rappresentare?
Alle volte prima l’una o l’altra, non ho un modello stretto di composizione.

Perché a questo punto entra in scena l’improvvisazione. Un brano come “Maggese”, avendolo improvvisato al momento della registrazione, perché porta questo titolo?
Maggese è un brano che ospita una larga parte improvvisata; la musica che propongo è figlia della frequentazione di stili improvvisati, non è quindi una particolare novità. Maggese deve il titolo all’idea di far respirare il campo della creazione prima di gettare un ulteriore seme.

Molti brani portano con se un titolo che indica una stagione, un mese, un momento dell’anno. Un titolo che serve per localizzare la scrittura o assume altri significati?
Momenti dell’anno in cui ho composto dei brani e che per coincidenza raccolgono esperienze di vita personale riconducibili a quei mesi.

Linguaggi e abitudini. L’italiano media ormai vive di etichette. La tua composizione cerca di distruggerle. In che modo dunque tenti di parlare con le persone?
L’identificazione della mia proposta musicale in una precisa categoria è un argomento che non ho ancora risolto e al momento penso di essere ancora lontano da questa affermazione.