Daniela Di Benedetto costruisce due racconti psicothriller che sembrano partire da ferite private, quasi intime, e poi diventano qualcosa di molto più sporco, più inquieto, più difficile da controllare. Non interessa solo “cosa succede”. Interessa cosa succede dentro una persona quando il mondo le diventa ostile, quando il dolore non trova una via d’uscita, quando la paura smette di essere paura e comincia a prendere decisioni al posto tuo.
La prima protagonista, Allison, è una donna americana Asperger con un udito ipersensibile. E già questo basterebbe a renderla un personaggio fuori dagli schemi. Per lei il rumore non è fastidio: è assedio. La vita quotidiana non è normale amministrazione, ma una specie di tortura continua fatta di suoni, presenze, vicini, intrusioni.
Il suo sogno sembra piccolo solo a chi non capisce: una villa insonorizzata, lontana da tutti.
In realtà è un sogno enorme. È il desiderio disperato di pace di una donna che non riesce più a sopportare il mondo così com’è.
Quando le viene proposta una missione rischiosa in cambio di quella possibilità, Allison accetta. E qui il racconto diventa davvero interessante, perché la sua scelta non ha il sapore dell’avventura. Ha il sapore della resa, della fame, della stanchezza. Allison sa che potrebbe finire male, sa che la sua mente potrebbe cedere, ma quando una persona arriva a pensare di non avere più nulla da perdere, anche l’incubo può sembrare una porta.
Il secondo racconto cambia prospettiva e colpisce in un altro punto: quello della perdita.
Amy Wallace, fioraia di Regent Street, viene travolta da un errore tragico che le porta via l’uomo che amava in segreto. E non solo lui. Perde anche il bambino che aspettava. Da lì, qualcosa dentro di lei si spezza in modo definitivo.
Amy non resta ferma nel dolore. Non si limita a soffrire. Trasforma il lutto in progetto, la rabbia in precisione, la ferita in vendetta. Ed è questo a renderla disturbante: non è una figura da compatire facilmente. È una donna devastata che decide di diventare pericolosa.
La cosa più forte di questo dittico è proprio qui: Daniela Di Benedetto non mette al centro protagoniste piacevoli, morbide, rassicuranti. Allison e Amy sono scomode. Una cerca silenzio fino al limite della follia. L’altra cerca vendetta con una lucidità che fa paura. Entrambe obbligano il lettore a guardare ciò che spesso si preferisce evitare: il momento in cui una fragilità non curata può diventare una minaccia.
È un libro cupo, nervoso, psicologico. Non punta a piacere a tutti, e forse è proprio questo il suo pregio. Ha personaggi femminili feriti, ma non addomesticati. Ha tensione, ossessione, dolore, e quella sensazione amara che nei buoni psicothriller resta anche dopo aver chiuso l’ultima pagina.
Una lettura per chi cerca storie disturbanti, non carine. Per chi ama i personaggi pieni di crepe. Per chi non vuole il thriller confezionato, ma quello che entra nella testa e lascia un segno.
Sembra un’analisi davvero approfondita dei temi che esplora l’autrice, è interessante come il dolore interiore possa trasformarsi in qualcosa di così destabilizzante.