Rosso vivo, rosso intenso, rosso sangue, rosso come un pugno nello stomaco. Questo è il colore predominante della tela “La Battaglia di Falluja” di Ines De Leucio, nota come la Strega aborigena. Di recente si è svolta la sua mostra personale presso il Castello ducale di Chianche (Avellino). Artista che coniuga le tradizioni sannio-irpine il suo epicentro personale e professionale è Arpaise, il paese al confine che divide Benevento da Avellino in Campania. La mostra di Chianche non si è chiusa di recente, anzi per tutto il mese le opere della De Leucio sono visitabili nei fine settimana. Ma vediamo quale è il significato profondo della tela “La Battaglia di Falluja”, opera che ha colto i visitatori della personale con molto interesse e curiosità. A raccontarci la sua storia è la stessa Strega aborigena:«Sotto le nuvole di fuoco e sopra quelle di ghiaccio si compone la battaglia di Falluja. Potrebbe avere qualsiasi nome, si tratta di una battaglia per il bene umano, non per la guerra, un manoscritto filosofico, con aghi, filo, smalti, materia che soffre sanguina, testa e senza gambe, che cammina nel vento, nei suoni della materia che si trasforma, si tramuta, urla, non muore mai». L’opera fu creata nel 2004 e dedicata alle vittime innocenti della Battaglia di Falluja. Viene esposta al pubblico per la prima volta di recente nella personale dell’artista al Palazzo Ducale di Chianche ad Avellino. Attualmente è ridedicata alle vittime innocenti di Gaza e Ucraina. A prima vista questa opera sembra un labirinto che attira e incuriosisce: da un’ombra scura centrale si muove un cerchio arcano di puntini che, passando per cuciture, strappi, torsioni di stoffa e juta deformata, mostra graffiti paleolitici, con scenari devastanti di sarcofagi bui e figure umane trasfigurate. Quando ci si rende conto che ogni minima piega della superficie, ogni sottile riflesso e ogni minuscolo puntino di colore è stato attentamente curato, l’opera si dilata nella sua fisicità e ci appare un mondo carico di storie, drammi e dolori umani. «Guarda il gioco di luce – spiega la De Leucio – ho utilizzato i colori, selezionandoli, e il loro riflesso, da quelli a smalto lucido industriale, che riflette la luce e restituisce il colore in tutto il suo splendore, a quelli acrilici che si opacizzano e assorbono luce e calore. Con la loro composizione ho dosato i riflessi che dovevano irradiare la mia opera. Per me la battaglia di Falluja– continua Ines – è la mortificazione della vita, è la carne dilaniata, torturata e macellata, ma è anche la forza e l’essenza dell’esistere che neanche il dolore per la perdita di ogni cosa e dei propri cari riesce a distruggere. E quel puntinato rosso è un cuore che batte e che tenta di esistere in uno scenario così imbarbarito e sconvolto. Con quest’opera ho tentato di rappresentare quella tenera, appassionata forza di esistere, presente in ogni essere vivente, la stessa che ci fa resistere alle situazioni più estreme e ci infonde il coraggio di reclamare il nostro dirittoalla vita. Una forza misteriosa e magica che nessun uomo, nessuna nazione e nemmeno noi stessi abbiamo il diritto di sopprimere. La battaglia Falluja è anche la mia battaglia, come artista e come donna che reclama il proprio diritto di esistere esprimendo l’idea di un mondo nuovo, dove l’arte e la creatività riescano, con i propri sortilegi, a convertire in melodia interiore ogni sentimento di guerra e di morte». Al Palazzo Ducale di Chianche ad Avellino è stato esposto un manifesto chiaro e forte contro tutti i massacri di civili in atto. L’arte diventa un monito per non dimenticare l’orrore di tutte le guerre.

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