La bella e le bestie: basato su una storia vera che sembra un film horror

La bella e le bestie, diretto dalla regista tunisina Kaouther Ben Hania e presentato con grande successo nella sezione Un Certain Regard alla settantesima edizione del Festival di Cannes, giunge finalmente sui nostri schermi grazie all’impegno della Kitchen Film. Protagonista  della storia è Mariam, interpretata da Mariam Al Ferjani, la quale ci porta all’interno di una storia vera dove viene mostrato l’orrore del sistema corrotto degli organi giuridici e delle forze dell’ordine, che insabbiano senza ritegno i loro misfatti.

La regista ha usato in parte i codici classici dell’horror e del thriller, professandosi lei stessa grande appassionata del genere. Ci troviamo dinanzi ad storia valida in tutto il mondo, in quanto fin troppo spesso si sente parlare di abusi da parte delle forze dell’ordine, e il merito della cineasta non  è stato solo quello portare sullo schermo – con le dovute correzioni cinematografiche – una vicenda vera accaduta in Tunisia, ma quello di evidenziare il carattere universale di un fatto che può capitare (e capita ancora) in qualsiasi paese, dove c’entrano ben poco la religione o un certo tipo di “trattamento” riservato alle donne.

Partendo da questa importante premessa, la storia della giovane Mariam, che, lusingata dalle attenzioni di Youssef durante una festa universitaria, commette insieme a lui l’errore di allontanarsi dal luogo sicuro della discoteca per una passeggiata in spiaggia. Perché, in breve, i due giovani vengono fermati per controlli da un gruppo di poliziotti che, dopo aver allontanato il giovane Youssef con una scusa, abusano di Mariam.

Ma la vera odissea per i due giovani inizia solo dopo i drammatici fatti. Youssef vuole aiutare Mariam, perché si sente colpevole di averla lasciata sola, e la convince a denunciare il fatto.

Il film si struttura in nove capitoli divisi in nove pianisequenza, scelta cinematografica che non solo, dal punto vista estetico, permette allo spettatore di seguire e di entrare dentro le drammatiche vicende, ma porta una serie di situazioni che spaventano lo spettatore, proprio, appunto, come in un horror. I momenti della violenza li vediamo soltanto a tratti e, in seguito, attraverso il solito video fatto con il telefonino per minacciare la giovane, ma la forza dirompente dell’operazione risiede proprio nella sua storia universale che viene resa tramite immagini sempre più angosciose.

Mariam cerca in qualche modo di avere giustizia, alcuni funzionari come una giovane poliziotta incinta o il medico che ne accerta la violenza vogliono aiutarla, mentre, dall’altra parte,  troviamo la forza delle autorità di persone che si ritengono intoccabili a causa della divisa o del distintivo che  indossano.

Non esiste alcun riferimento all’Islam, se non nel momento in cui la giovane chiede un velo per coprirsi, a causa del vestito che fatalmente indossa, frutto di una scelta di una sua amica, che  la lascia troppo scoperta. E anche il vestito, a modo suo, gioca un ruolo fondamentale, con il colore blu notte acceso che esalta la bellezza dell’attrice e, al tempo stesso, ne accentua lo smarrimento.

La bella e le bestie occorre per far riflettere tutti e sarebbe davvero riduttivo considerarlo il film di rivalsa delle donne musulmane, soprattutto se riferito alla società tunisina, decisamente  aperta e libera.

La Tunisia è una delle poche nazioni arabe riuscite a sbarazzarsi senza guerre civili di un regime corrotto che, purtroppo, ha lasciato ancora tracce evidenti nella società.

Quindi, da vedere assolutamente, anche perché non si tratta di una vicenda che riguarda unicamente l’universo femminile, ma che anche il potere, piccolo o grande, che spesso finisce nella mani sbagliate per essere usato senza scrupoli ed esercitato con la forza generando paura. Una paura, come già accennato, da film horror.

 

 

Roberto Leofrigio