Ci sono paesi che sembrano custodire il tempo in una tasca segreta. Roccaverano è uno di questi. Arroccato sulle colline dell’Alta Langa astigiana, poche centinaia di abitanti, una piazza che è ancora un luogo d’incontro prima che una cartolina, e un formaggio che qui non è soltanto un prodotto: è una memoria condivisa.

Il 27 e 28 giugno il borgo celebra la venticinquesima edizione della Carrettesca, la festa dedicata al Roccaverano DOP, una fiera gastronomica che racconta una comunità, organizzata dal Consorzio per la Tutela del Roccaverano DOP insieme ai produttori.

La festa inizierà sabato sera con le degustazioni e la musica della Jerry Carriello’s Big Band. Domenica il paese si riempirà di banchi, profumi e voci. Le Pro Loco porteranno in tavola i piatti della tradizione: la puccia fritta di Monastero Bormida, le friciule di San Giorgio Scarampi, i ravioli fritti di Spigno, gli gnocchi al Roccaverano preparati in casa. Cibi che raccontano una geografia affettiva oltreché ancora che culinaria.

Accanto al Roccaverano DOP ci saranno vini, miele, nocciole, salumi, zafferano e conserve, espressione del mosaico agricolo che vive sulle colline tra Asti e Alessandria. Un patrimonio che il progetto ROB-IN prova a valorizzare mettendo in rete produttori e competenze.

Come ogni anno, la Carrettesca sarà anche una competizione. Verranno premiati i migliori Roccaverano DOP, scelti sia dagli esperti dell’ONAF sia dal pubblico attraverso degustazioni alla cieca.

L’edizione 2026 sarà inoltre dedicata alla memoria di Giselda Nervi, storica anima dell’Osteria del Bramante, scomparsa prematuramente all’età di 64 anni. E in suo ricordo nasce anche il Premio Giselda, destinato ogni anno a un ristoratore capace di raccontare il formaggio attraverso la propria cucina. Il primo riconoscimento andrà proprio all’Osteria del Bramante, affacciata sulla piazza del paese, tra la chiesa bramantesca e i resti del castello.

La Carrettesca guarda però anche avanti. Durante la manifestazione saranno esposti i lavori realizzati da circa settanta bambini delle scuole delle Quattro Valli, coinvolti in un percorso dedicato alla biodiversità, ai pascoli e alle filiere locali. Hanno imparato come nasce un prodotto del territorio e lo hanno raccontato con disegni, elaborati e progetti che il pubblico sarà chiamato a votare.

E poi ci saranno i laboratori di caseificazione, dove i più piccoli potranno mettere letteralmente le mani nel latte e scoprire che dietro un formaggio c’è molto più di quanto si vede sul banco di vendita.

Forse è proprio questa la forza della Carrettesca: celebra un prodotto d’eccellenza, ma anche un modo di stare insieme. Ricorda che un territorio vive quando qualcuno continua a tramandarne i saperi e qualcun altro sceglie di ascoltarli.

In un tempo che corre veloce, Roccaverano continua a fare una cosa semplice e preziosa: raccontare la propria storia. Una forma di resistenza che sa di latte, di colline e di comunità.

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