Con un’ultima sorpresa posta durante lo scorrimento dei titoli di coda, è attraverso un lungo prologo che prende avvio La casa – Il rogo del male, sesto tassello della popolarissima saga horror iniziata nel 1981 da Sam Raimi tramite La casa e proseguita dallo stesso con La casa 2 e L’armata delle tenebre; prima che nel 2013 Fede Alvarez proponesse un remake del capostipite e che nel 2023 prendesse forma il reboot La casa – Il risveglio del male di Lee Cronin. Quest’ultimo qui produttore esecutivo insieme al Bruce Campbell che fu protagonista della trilogia originale e del proseguimento televisivo della stessa, rappresentato dalle tre stagioni di Ash vs Evil dead.

Risulta quindi subito evidente che, con al timone di regia il Sébastien Vanicek autore dell’horror a base di ragni Vermin, anche questo nuovo Evil dead (come s’intitola in patria il franchise) non abbia nulla a che vedere con le storie raccontate nei primi tre film di Raimi, pur riprendendone diversi elementi chiave.

A cominciare dalle registrazioni che, ora poste in apertura, insieme alla lettura del famigerato Necronomicon (Libro dei morti) scatenano in ogni capitolo le forze maligne destinate a possedere gli esseri umani per trasformarli in sanguinarie creature pseudo-zombesche. E non mancano neppure la consueta soggettiva demoniaca e il pugnale kandariano nella vicenda che coinvolge Joseph alias Hunter Doohan, nipote del dottore responsabile delle citate registrazioni e i cui genitori sono i suoceri di Alice, interpretata dalla Souheila Yaacoub della black comedy Le donne al balcone. La Alice che, fresca della perdita del marito, cerca conforto proprio presso questi ultimi nella loro isolata casa famiglia, villetta che non rispecchia affatto la catapecchia cui eravamo stati abituati da Raimi – qui produttore – e Alvarez. Anche se, curiosamente, dell’apripista raimiano La casa – Il rogo del male sembra cercare di rispecchiare la capacità di conferire raccapriccio allo spettatore, a suo tempo alleggerita nei due sequel ricorrendo a massicce dosi di comicità slapstick grazie alla trasformazione dell’Ash del sopra menzionato Campbell in autentico antieroe fornito di motosega al posto di una delle due mani.

Infatti, sebbene qualche accenno di umorismo emerga in particolar modo nelle situazioni che coinvolgono l’anziana Polly di Maude Davey, è soprattutto all’effetto disturbante che punta chiaramente la circa ora e cinquanta di visione, tra penne stilografiche conficcate nell’orecchio e bulbi oculari trapassati da grosse schegge di vetro. D’altra parte, mentre a dominare il tutto è una funerea atmosfera corredata di neve che cade, come da tradizione evildeadiana lo splatter non manca davvero, fino ad uno scontro conclusivo che pare addirittura strizzare l’occhio a quello di Terminator di James Cameron. Una volta giunti all’epilogo, oltretutto fornito di ormai immancabile e sempre più stucchevole frecciatina al patriarcato, ci si rende conto del fatto che La casa – Il rogo del male sia un movimentatissimo e tecnicamente lodevole spettacolo grondante liquido rosso adatto per sollazzare le nuove generazioni in cerca di emozioni, ma tirato un po’ troppo per le lunghe e che potrebbe non soddisfare del tutto, invece, i fan del trittico di partenza… al quale, paradossalmente, si è avvicinato molto di più nello spirito il neanche troppo esaltante Lee Cronin – La mummia.

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