Con La forma del cetriolo: Gli uomini che ho incontrato, vissuto e lasciato andar via, Sabrina Ma firma un memoir sentimentale, ironico e pungente, capace di attraversare l’amore, il sesso, le delusioni e le piccole grandi verità che emergono quando una donna decide di guardarsi indietro senza filtri. Tra incontri sbagliati, desideri rimasti inascoltati e uomini incapaci di mettersi davvero in gioco, l’autrice costruisce un racconto di formazione intimo e irriverente, dove la malinconia non spegne mai la lucidità e l’ironia diventa una forma di libertà.
Abbiamo intervistato Sabrina Ma per entrare nel cuore del suo libro, della sua voce narrativa e di quel viaggio emotivo che, pur partendo da esperienze personali, riesce a parlare a molte donne e anche a molti uomini.
La forma del cetriolo è un titolo che incuriosisce subito, fa sorridere e allo stesso tempo promette qualcosa di molto diretto. Come è nato e cosa rappresenta davvero per te?
È nato da un’idea di mio marito Giorgio, un titolo curioso che coglie l’attenzione. In realtà è anche diretto, ma con le dovute riflessioni quando si parla di sentimento e ancora di più di fallimento
Nel libro racconti uomini incontrati, vissuti e poi lasciati andare. C’è stato un momento preciso in cui hai capito che quelle storie potevano diventare un memoir?
Forse quando sono tutte finite e passate. Ho scritto in un momento sentimentale molto sereno, quando tutto era lontano e si poteva in qualche modo rivivere.
La tua scrittura sembra tenere insieme ironia e malinconia, leggerezza e consapevolezza. Quanto è stato difficile raccontare esperienze intime senza perdere autenticità?
Per me non è difficile perché ho capito di saper scrivere solo così, mi viene tutto molto spontaneo, lo penso, lo vedo e lo scrivo.
Nel tuo percorso sentimentale emergono desideri inascoltati, inquietudini e persone incapaci di mettersi davvero in gioco. Secondo te, oggi abbiamo più paura di amare o di mostrarci per ciò che siamo?
Mah non lo so, forse si..nel mio percorso è stato così, ma forse loro hanno semplicemente pensato che non ne valesse la pena! Io non generalizzo, parlo del mio vissuto, ed è già anche troppo!
Il libro parla alle donne, ma può colpire anche gli uomini, soprattutto quelli disposti a guardarsi dentro. Che reazione ti piacerebbe suscitare nei lettori maschili?
Forse di consapevolezza che si può fare molto male, anche senza colpe, ma i gesti per chi li riceve, possono essere pesantissimi e dolorosi..
Dopo aver ricordato, scritto e lasciato andare questi uomini, cosa resta a Sabrina Ma: più ferite, più libertà o una nuova forma di consapevolezza?
Quella che sono oggi, e mi piaccio. Sono arrivata dove volevo e vivo il mio tempo. Magari mi sarei risparmiata un po’ di dolore, ma se non fosse successo non sarei arrivata al “cetriolo”