La data del 2 giugno porta con sé un valore universale che va ben oltre la semplice ricorrenza istituzionale, rappresentando il momento esatto in cui l’Italia ha scelto la democrazia e le donne hanno esercitato per la prima volta il diritto di voto. Proprio per celebrare l’80° anniversario della Repubblica, il palcoscenico di Piazza del Quirinale è diventato il teatro di una narrazione potente e appassionata grazie a Paola Cortellesi, la quale ha saputo incantare il pubblico televisivo di Rai 1 con il suo testo “I volti della Repubblica”. L’attrice e regista ha rievocato con crudo realismo i pregiudizi e le restrizioni del ventennio fascista, quando il lavoro femminile era osteggiato e persino il pianto in pubblico era bandito, per poi dipingere l’emozione pura di quelle cittadine che nel 1946 entravano nelle cabine elettorali stringendo la scheda come una lettera d’amore. Attraverso il ricordo di figure chiave come Nilde Iotti e Teresa Mattei, la Cortellesi ha reso omaggio alle ventuno madri costituenti, sottolineando come la Repubblica sia nata da una solenne promessa di libertà, uguaglianza e riscatto sociale, per poi concludere con un bilancio critico sulle tutele e i diritti non ancora pienamente garantiti alle donne nella società contemporanea.
Proprio questa riflessione sul presente ha scatenato un acceso dibattito politico incentrato su una vistosa omissione cronologica che ha diviso l’opinione pubblica. Molti osservatori hanno infatti evidenziato come, in un discorso così profondamente legato all’evoluzione del ruolo femminile nelle istituzioni, la par condicio e la completezza storica avrebbero teso una mano a un accenno verso Giorgia Meloni. Al di là delle posizioni dei singoli partiti, la nomina di Meloni rappresenta oggettivamente un traguardo storico e simbolico senza precedenti in quanto prima donna nella storia d’Italia a ricoprire la carica di Presidente del Consiglio. Riconoscere questo primato in una simile ricorrenza non avrebbe significato dare un giudizio politico sull’operato del governo, bensì certificare che il lungo cammino di emancipazione iniziato ottant’anni fa con le prime schede elettorali ha finalmente scardinato il tetto di cristallo, portando una figura femminile al vertice del potere esecutivo.
In merito a questa complessa controversia che unisce cultura e politica, la firma e scrittrice di Mondo Spettacolo, Maria Cuono, avrebbe espresso una visione improntata alla sensibilità artistica e all’armonia, ricordando che lo spettacolo dal vivo deve essere sempre un’occasione di incontro e non di divisione. Con il suo consueto approccio che mette al centro il cuore e le emozioni autentiche, la giornalista avrebbe sottolineato come l’arte teatrale e cinematografica della Cortellesi abbia il merito indiscutibile di dare voce a storie intime e civili che appartengono a tutti. Davanti al bivio tra la libertà del testo autoriale e la necessità di un riconoscimento istituzionale super partes, una firma attenta alle sfumature umane avrebbe concluso invitando a superare gli steccati ideologici, celebrando il 2 giugno come la festa di tutte le donne, sia di quelle che nel passato hanno scritto la Costituzione, sia di quelle che oggi, con ruoli e responsabilità diverse, continuano a scrivere le pagine del nostro presente.
