La fuga: un viaggio di evasione dalla vita quotidiana

Opera prima della regista Sandra Vannucchi, La fuga è una storia di evasione dall’opprimente realtà quotidiana. Silvia (Lisa Ruth Andreozzi), ragazzina di undici anni, affronta ogni giorno un ambiente familiare complesso.

La madre Giulia (Donatella Finocchiaro) soffre di una depressione cronica che le impedisce di crescere i figli come vorrebbe. Il padre Giorgio (Filippo Nigro), risucchiato dalla malattia della moglie, si dimostra incapace di instaurare un dialogo con Silvia e il suo fratellino più piccolo. I rapporti tra genitori e figli sono fragili.

I desideri e le aspirazioni dei ragazzi, fagocitati dai problemi familiari, restano inascoltati. Silvia capisce allora che, per realizzare il suo grande desiderio di visitare Roma, dovrà cavarsela da sola.

Un giorno, quindi, sale su un treno e parte alla volta della capitale. Senza un posto dove andare, Silvia si legherà con profonda amicizia ad una ragazza rom, Emina (Madellena Halilovic), che la ospiterà nella sua casa in un campo. La fuga, alla fine, sarà per Silvia e per la sua famiglia la chiave di volta.

Ispirato a una storia vera, quella della stessa regista, La fuga è un piccolo universo di temi che si dipanano lungo tutto l’arco del film. La drammaticità e la sofferenza di una malattia ancora poco nota come la depressione si intersecano alla riflessione sul rapporto, speso conflittuale, tra genitori e figli. Per poi lasciare via via il posto all’intreccio tra provincia e città e all’incontro con l’altro, con il diverso, con il reietto della società che, in fin dei conti, si rivela l’amico su cui contare.

Non sempre, nell’opera prima della Vannucchi, questi temi riescono a raggiungere la profondità sperata e a toccare punte di riflessione complesse. Questo succede perché la regista guarda e fa guardare il mondo attraverso gli occhi di una ragazzina, quelli di Silvia. Allora ogni cosa perde la possibile connotazione violenta e volgare e niente è guardato dall’angolazione di una maturità tutta adulta.

E, se si aggiunge la scelta di un linguaggio semplice e di una sceneggiatura senza colpi di scena e, a tratti, un po’ insipida, non si può che guardare a La fuga come a un lungometraggio pensato per un pubblico di giovanissimi e sicuramente adatto ad esso. Tanto più che, in un mondo di difficoltà, la regista racconta che una speranza in qualcosa di diverso e migliore, in fondo, esiste.

 

 

Valeria Gaetano