C’è un dettaglio che resta addosso dopo aver chiuso questo libro: la naturalezza con cui una bambina di sei anni impara a nascondere i lividi dietro un sorriso pronto per la maestra. Serena Marino non cerca l’effetto, non costruisce la scena per commuovere; racconta, e proprio in quella semplicità sta la forza del romanzo. La Grande Bambina è il suo esordio letterario, pubblicato da edizioni e100, nato da un manoscritto rimasto per anni in un cassetto prima di trovare la forma definitiva. Il racconto si muove tra la provincia di Prato e la Toscana della sua infanzia, tra una casa segnata dalla violenza di un padre e il silenzio pesante di una madre incapace di dare affetto. Ma il libro non si ferma alla cronaca del dolore: cerca, capitolo dopo capitolo, le piccole sacche di luce che una bambina riesce comunque a trovarsi, un’amicizia vera, un nonno generoso, una chiesa di paese dove rifugiarsi a parlare da sola. È in questi controcanti che la scrittura di Marino trova il suo equilibrio più autentico, senza mai scivolare nel patetismo. Non è un romanzo che chiede compassione. È un romanzo che chiede di essere ascoltato fino in fondo, con la stessa pazienza che la protagonista non ha mai ricevuto da bambina. Per chi ha vissuto un’infanzia simile, può diventare uno specchio prezioso; per chiunque altro, un promemoria di quanto spesso il dolore dei più piccoli resti invisibile agli occhi degli adulti che dovrebbero proteggerli.

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