
C’è un’immagine che rimane impressa a distanza di decenni: lo sguardo intenso e vulnerabile di Michela Mioni in “Amore Tossico”, il cult di Claudio Caligari che nel 1983 squarciò il velo dell’ipocrisia e raccontò, senza filtri né retorica, la gioventù bruciata di un’Italia ai margini.

Un film duro, crudo, ma profondamente umano, dove i protagonisti, non attori ma persone vere, portavano sullo schermo le proprie ferite, i propri desideri e una dolcezza che il degrado non riusciva a cancellare.

Nella foto Michela Mioni e il regista Claudio Caligari
Tra loro c’era Michela, figura femminile centrale, testimone e interprete di una generazione che cercava amore anche nel buio. A distanza di anni, il suo volto resta uno dei simboli più autentici del cinema di Caligari: un cinema vissuto, non recitato, capace di far vibrare ancora oggi corde profonde.

Ciao Michela, benvenuta, partiamo dall’inizio. Come sei arrivata sul set di “Amore Tossico?”
Andavamo al Sert del S. Eugenio, ci misero a disposizione una stanza con un ciclostile. Eravamo un gruppo di 9 persone, i più politicizzati. Volevamo fare un giornalino (4 pagine), e mettemmo su una redazione. Scrivevamo di politica e di dipendenze. Dopo due o tre numeri, venne da noi Guido Blumir, il sociologo. Aveva scritto libri sull’argomento che avevamo letto. Dopo poco arrivò con un suo amico, il Maestro Claudio Caligari. Lui ci propose, inizialmente, di scrivere un libro. Poi, tirò fuori l’idea di fare un film (anche un po’ comico). La sceneggiatura l’abbiamo praticamente scritta insieme, dato che tutto quello che succede nel film lo avevamo vissuto in prima persona, noi o i nostri amici più stretti.

Quanto ti è costato emotivamente, raccontare quella realtà così cruda sullo schermo?
Raccontare quella realtà non mi è costato, né a me né agli altri. Eravamo tutti d’accordo sulla necessità di parlare di una situazione poco conosciuta, in quei termini. Il film è stato una denuncia, per questo ci abbiamo messo la faccia. Nessuno di noi aveva intenzione di intraprendere la carriera di attore. Non ci è costato farlo. È un film politico. Certo, il fatto di metterci “la faccia” ha avuto anche risvolti spiacevoli.

Rivedere “Amore Tossico” ti fa male o è diventato un atto di consapevolezza?
Rivederlo è doloroso, sono morti tutti, ed erano delle belle persone. Nonostante tutti i “contro”, non mi sono mai pentita di averci lavorato. Ci abbiamo messo 2 anni, i produttori si tiravano indietro appena vedevano un pezzetto di girato. Abbiamo sofferto la fame, insieme.

Il tempo ti ha resa più dura o più sensibile?
Non credo che il tempo mi abbia cambiato molto, sono sempre io.

Nella foto Michela Mioni e Claudio Caligari
C’è una verità che “Amore Tossico” ha svelato al mondo ma che tu già conoscevi?
Forse (spero), che il film abbia fatto capire a qualcuno che i “tossici” non sono tutti delinquenti, né mostri, ma persone. Persone probabilmente più sensibili di altre. Negli anni, mi hanno scritto persone che mi hanno ringraziato, genitori che mi hanno detto che grazie al film hanno capito come rapportarsi con i figli. Ragazzi che non hanno iniziato, grazie a quello che avevano capito dalla visione del film. Sinceramente, me ne sarebbe bastato uno, per capire che l’obiettivo era stato raggiunto.

Hai mai avuto paura che quel ruolo ti definisse per sempre, al di là di chi sei veramente?
Certo, il fatto di metterci “la faccia” ha avuto anche risvolti spiacevoli. Dopo più di 25 anni ho perso dei lavori perché mi hanno riconosciuto, e per qualcuno rimarrai per sempre un drogato, inaffidabile.

Nella foto: Michela Mioni, Luca Marinelli, Valerio Mastrandrea
Il 13 giugno 2022, nella zona del vecchio faro a Fiumicino, viene dedicato un viale al Maestro Claudio Caligari. All’evento hanno partecipato Valerio Mastandrea, Luca Marinelli, tu e tanti altri, una manifestazione organizzata dal Collettivo No Porto. Cosa ricordi di quel giorno e quali sono state le tue emozioni?
La targa a Fiumicino, al faro, è stata una cosa emozionante, per me e per le persone che hanno lavorato con Claudio. Noi sappiamo che ha combattuto tutta la vita per quello che voleva fare. Con poca fortuna, purtroppo.

Se potessi riportare ai giorni nostri un solo aspetto di Ostia degli anni ’80, quale sarebbe e perché?
Negli anni 80 c’era un’etica, anche tra gli spacciatori, tra i “tossici”. Cosa che non esiste più.

Cosa sta succedendo attualmente ad Ostia? Cosa ne pensi dell’immagine mediatica che viene data, la ritieni veritiera o distorta?
Ostia è peggiorata, nel senso della diffusione delle droghe. Sono anni che vendono a ragazzini, senza porsi problemi. Il film fu proiettato per 2 giorni, poi tolto, su richiesta dei commercianti, perché, secondo loro, rovinava l’immagine di Ostia… Inizialmente fu vietato ai minori di 18 anni. Dovemmo fare una raccolta firme. Firme di persone come Dario Fo, Altissimo ecc. per riuscire ad arrivare al vietato ai minori di 16. Noi l’avevamo fatto proprio per farlo vedere ai più giovani, per far capire che era una strada a perdere.

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