La morte legale: tributo al regista Montaldo per Sacco e Vanzetti

Giuliano Montaldo è, forse, l’ultimo dei registi coraggiosi, quello che i film di denuncia li ha sempre fatti con orgoglio e passione, senza mai piegarsi alle leggi del mercato. Nel 1971 firmò una pellicola, Sacco e Vanzetti, che segnò uno spartiacque importante sia a livello sociale che cinematografico, un manifesto contro l’intolleranza e l’ingiustizia.

Il film di Montaldo, in versione restaurata, ritorna sul grande schermo con il documentario La morte legale di Silvia Giulietti e Giotto Barbieri, distribuito da Distribuzione Indipendente.

Attraverso alcuni fotogrammi della pellicola del 1971 si ripercorre la storia di due italiani emigrati in America, Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, che vennero condannati a morte a causa delle loro ideologie anarchiche nel 1927.

A nulla servirono gli appelli dei vari intellettuali e leader del tempo, né le manifestazioni spontanee che riempirono le piazze di tutto il mondo. Il 23 Agosto del 1927 Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti furono giustiziati sulla sedia elettrica, diventando così martiri di ingiustizia e simbolo di libertà.

Il documentario racconta i retroscena, le difficoltà e il grande successo di massa che ebbe il film. La stessa colonna sonora, Here’s to you di Ennio Morricone e Joan Baez, è diventata un inno di libertà e di difesa dei diritti umani.

È un percorso artistico, ma anche storico e umano che parte da un importante evento storico degli anni Venti, oggi dimenticato, che attraversa gli anni Settanta con i suoi fermenti politici e ideologici per arrivare ai giorni nostri, affrontando temi delicati e sempre drammaticamente attuali quali l’intolleranza e la discriminazione.

La morte legale è un tributo al maestro Montaldo (Giordano Bruno, Gli occhiali d’oro), un artista passionale e coraggioso che si è  sempre contraddistinto per le sue battaglie contro le ingiustizie e l’intolleranza.

Come ha dichiarato Silvia Giulietti, produttrice e co-regista del documentario, in occasione della presentazione stampa a Roma: “Il documentario non ha come centralità gli eventi storici, ma è il cinema a raccontare la storia. Un grande insegnamento da tramandare alle future generazioni”.

 

 

Anastasia Mazzia