Un album che nasce dall’unione di sei singoli e due brani inediti porta con sé un rischio strutturale: quello di sembrare più una raccolta che un disco pensato fin dall’inizio come opera unica. “La nuova era” di MaDai non sfugge del tutto a questo rischio. Alcuni brani, presi singolarmente, restano solidi e ben scritti; ascoltati in sequenza, però, mostrano occasionalmente sovrapposizioni tematiche che un lavoro di scaletta più attento avrebbe forse potuto smussare. “Crederai” e “Visto dal fondo”, ad esempio, condividono un impianto simile, quello della certezza che si sgretola nel tempo, e messi vicini rischiano di indebolirsi a vicenda invece di rafforzarsi. Detto questo, il disco ha comunque momenti di scrittura molto efficace. “Respiro” riesce a restituire un’urgenza fisica rara, fatta di immagini concrete come lo scatto fotografico e l’inseguimento, mentre “Clearly” si distingue per la scelta coraggiosa dell’inglese e per un’atmosfera più algida, coerente con il tema della distanza digitale. Chi cerca in un disco d’esordio una coerenza stilistica assoluta potrebbe uscirne parzialmente deluso; chi invece accetta che un primo album racconti anche il percorso di ricerca di un artista, troverà in “La nuova era” materiale sincero e spesso convincente. Le opinioni su questo lavoro difficilmente saranno unanimi, ma proprio per questo racconta bene un momento di transizione reale, più che un prodotto già completamente definito nella sua identità.

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