La paura cammina con i tacchi alti:un libro intervista ai protagonisti del thriller all’italiana

La paura cammina con tacchi alti un libro meraviglioso e irrinunciabile  sul thriller all’italiana

edito da  Edizioni Il foglio

Stefano Iachetti uno scrittore fotografo stana le  stupende “mantidi “del cinema italiano . Chi sono davvero Edwige  Fenech , Barbara Bouchet , Dalila Di Lazzaro, Dagmar Lassander ?  Cosa cela  la perfezione estetica di  Malisa Longo? lo charme di Martine Brochard? Il passato di Dominique Boschero?  il mistero della  mora di Suspiria Barbara Magnolfi? La sensualità  di  Gabriella Giorgelli e con lei  tante altre attrici anni 70,  vere ICONE del genere rivive gioiosamente in queste interviste acute e rivelatorie.  Il libro è una guida sul genere thriller all’italiana  molto approfondita, accattivante. Tra i tanti ricordiamo il costumista Silvio Laurenzi, grandi registi come Aldo Lado e Sergio Martino e star indimenticabili come George Hilton .

 

 

Stefano tu nasci fotografo di  cinema, quali sono le caratteristiche di queste attrici anni settanta che a livello visivo hanno cosi  bucato l’obbiettivo. Proprio a livello visivo trovi in questa categoria di artiste  più veridicità o sapiente costruzione estetica?

 

Ho iniziato a lavorare come fotografo al Centro Sperimentale di Cinematografia nel 1984. Tra le attività che svolgevo quella  più appassionante era il fotografo di scena. Paragono il fotografo di scena con il fotografo naturalista. È necessario buon occhio, tanta pazienza, saper tacere e rispettare il lavoro di tutti. Ho imparato così, poi mi sono dedicato al ritratto e alla documentazione del lavoro del Maestro Piero Tosi, pubblicata nel volume Esercizi sulla bellezza a cura mia e di Alfredo Baldi. Alcuni anni fa, grazie alla disponibilità della regista Asia Argento, sono tornato a fotografare sul set di Era di marzo e Incompresa. Quelle fotografie hanno arricchito il mio libro Asia Argento la strega rossa. Tornando alla tua domanda, credo che la caratteristica principale delle attrici che ho avuto la fortuna di incontrare per il libro La paura cammina con i tacchi alti sia la capacità di sedurre. Ogni loro sguardo, movimento, gesto, è finalizzato a catturare l’attenzione e imprigionare lo spettatore. Al talento naturale delle attrici si somma la capacità dei registi e dei loro collaboratori – costumisti e truccatori – e questo mix ci ha regalato immagini, scene, indimenticabili.

 

Il tuo libro è un’avventura stupenda nel mondo del thriller italiano anni 70, prima del ciclone Dario Argento il thriller all’italiana come lo vedevi, più legato a stereotipi o esterofilie? Quali film per te hanno , anche non argentiani, aperto la strada.

 

Nel mio libro ho incluso marginalmente i film di Dario Argento che, a mio avviso, si discostano dal cosiddetto giallo all’italiana o giallo erotico. Ho preferito affrontare il fenomeno italiano nato nella metà degli anni 60 e concluso alla metà degli anni 70 con strascichi fino al 1980. Hitchcock aveva impressionato il mondo con i suoi film; Ernesto Gastaldi, Luciano e Sergio Martino sono stati i primi ad intuire il potenziale, soprattutto commerciale, del giallo intriso di erotismo. E hanno avuto ragione, il successo fu enorme. Libido di Gastaldi, Così dolce… così perversa di Lenzi e Lo strano vizio della Signora Wardh di Sergio Martino li considero i capisaldi del genere.

 

Le meravigliose attrici che hai intervistato hanno quasi tutte dato prova di essere delle artiste ambigue anche sullo schermo penso a  Dalila di Lazzaro Dagmar Lassander Erna schurer, ma anche Barbara Bouchet secondo te cosa rispetto ad altre attrici deve avere un attrice di thriller che a volte vira all’horror?

 

Credo che i thriller italiani di quell’epoca siano dei buoni film, godibili anche oggi. Forse non tutti, ma molti sì. Non era sufficiente essere una bella donna per interpretare un thriller e risultare credibile. Le attrici che hai citato – ma direi tutte quelle che ho intervistato – hanno avuto la capacità di sedurre lo spettatore, sia da vittime sia da carnefici. Abbiamo provato la paura insieme a loro, ci siamo innamorati. È questo che le ha rese delle icone.

 

Quali son i film di questo genere che per te son imprescindibili per bellezza, scrittura e interpretazione . Ci dai qualche titolo?

 

Qui mi costringi a scegliere. Voglio prima precisare che non sono un critico cinematografico ma un semplice appassionato che vede film per provare emozioni, quindi il giudizio è fortemente condizionato da questa premessa. Quindi, quelli che mi hanno più emozionato sono: Tutti i colori del buio di Sergio Martino, Non si sevizia un paperino di Lucio Fulci e L’ultimo treno della notte di Aldo Lado.

 

Edwige Fenech è nata con quel genere filmico, tu da fotografo e scrittore con quel viso così esotico ma solare l’hai vista più a suo agio nei panni di vittima o carnefice?

 

Edwige Fenech ha un viso, una fisicità che, a mio avviso, le permette di interpretare qualunque ruolo. Appartiene ad un cinema che, forse, non esiste più. Il cinema che faceva sognare lo spettatore che rappresentava una fantasia e non una realtà. Ecco, la Fenech è un sogno, un ideale estetico e sensuale.

 

Martine Brochard è credo una delle attrici più dotate, racchiude classe e ferocia in un aspetto signorile, quanto secondo te conta l’eleganza in questo genere di film?

 

Prima di tutto Martine è una donna eccezionale, garbata ed elegante. Nel film di Lenzi Gatti rossi in un labirinto di vetro inganna lo spettatore fino alla fine, una grande prova di attrice.

 

Ma Dominique Boschero cosa ti ha inspirato intervistarla, questa donna che tanto ha turbato gli italiani?

 

Non è stato semplice convincere Dominique Boschero a rispondere alle mie domande ma sono molto contento di essere riuscita ad intervistata. La sua storia è affascinante e emozionante ma qui non la svelo, chi è curioso può leggere il libro.

 

Le  straniere in Italia: un amore mai concluso .Barbara Bouchet e Edwige Fenech sono approdate alla commedia come anche Dagmar Lassander  mentre Rosalba Neri Erna Schurer e Nieves Navarro son rimaste un poco confinate nel genere. Perchè per alcune è stato più facile il passaggio ?mentre altre rimangono delle Colonne si, ma del genere.

 

In quegli anni era molto netta la separazione tra cinema di serie A e B. Una distinzione elitaria dettata da pregiudizi. Attori e attrici relegati nel cinema di genere venivano esclusi dai registi del cinema d’autore ma fortunatamente non tutti hanno rinunciato al loro talento  e alla loro professionalità.

 

La bellezza modernissima  e stravagante  di Dalila di Lazzaro è stato un fatto. I suoi capelli, trucco,  labbra stile vagamente chic/rock ecc …continua a ispirare stilisti, fotografi e look maker. La sua recitazione fredda e nervosa per me anticipa Sharon Stone di 20 anni. Un animale da cinema . In questi casi secondo te la cinepresa si adatta al personaggio o viceversa?

 

Dalila Di Lazzaro è veramente una donna moderna e, come dici tu, rock. Magnetica, è impossibile resistere al suo sguardo. Puntare l’obiettivo sul suo viso già emoziona, i film con lei hanno un valore aggiunto, a prescindere da tutto il resto.