La prima pietra: Natale con Guzzanti

Il titolo La prima pietra fa riferimento a quella che, poco prima delle vacanze di Natale, un bambino musulmano intento a giocare con i compagni nel cortile della scuola lancia rompendo una finestra e ferendo lievemente il bidello e sua moglie, ovvero Valerio Aprea e Iaia Forte.

Prendendo le mosse da un testo teatrale originale di Stefano Massini, parte da questo curioso incidente il terzo lungometraggio diretto da Rolando Ravello, dopo il divertente Tutti contro tutti e la riuscita commedia sentimentale Ti ricordi di me?.

Curioso incidente che porta la coppia colpita a dibattere dell’accaduto con una maestra dalle fattezze di Lucia Mascino, la mamma del piccolo colpevole e sua suocera, rispettivamente incarnate da Kasia Smutniak e Serra Yilmaz, e, soprattutto, il preside, interpretato da Corrado Guzzanti, a quanto pare maggiormente interessato a far sì che si concretizzi l’attesa recita di Natale.

Una situazione in interni che testimonia fortemente la matrice di partenza di cui sopra, tanto che, rimanendo nella media, la regia finisce per affidarsi quasi completamente alle performance sfoderate dagli attori; man mano che emergono contrasti religiosi e che l’evidente intento è quello di fornire attraverso toni leggeri un ritratto sociale dell’Italia delle integrazioni razziali d’inizio XXI secolo.

Ma, se la gag con la colla che vede protagonista Aprea risulta del tutto fuori luogo in quanto chiaramente adatta al clima surreale-demenziale (qui assente) dei cartoon, il già citato personaggio di Guzzanti finisce solo per convincerci quanto non riesca a funzionare la comicità nel corso dei circa settantasette minuti di visione.

Perché il suo preside sarebbe potuto tranquillamente rientrare tra “i mostri” di Dino Risi ed Ettore Scola, ma non sembra possedere né la loro genuinità popolare, né, tanto meno, la irresistibile capacità di conquistare lo spettatore a suon di risate sfoggiata a suo tempo da Vittorio Gassman e Ugo Tognazzi.

E, mentre la noia regna sovrana, quando arriva a tirare in ballo l’imitazione del bue non provvede altro che a confermare quanto sia da guitto il suo modo di fare che gli ha misteriosamente concesso, in anni di carriera, di diventare uno dei comici più gettonati dello stivale tricolore.

 

 

Francesco Lomuscio