La Rosa Velenosa di George Gallo, Francesco Cinquemani e Luca Giliberto

“Una bella donna con una storia molto triste è sempre stata una delle mie debolezze”.

Nel 2019 esce nelle sale americane il noir La Rosa Velenosa (The Poison Rose), girato da ben tre registi congiunti, due dei quali, Francesco Cinquemani e Luca Giliberto, italiani, mentre il terzo è l’americano George Gallo. Basato su una sceneggiatura scritta a tre mani dagli stessi Giliberto e Cinquemani con Richard Salvatore, il film ha dalla sua la presenza nel cast di numerose stelle, hollywodiane ma non solo, e l’uso di location sicuramente di grande effetto, soprattutto per la parte italiana. La storia si snoda infatti tra gli Stati Uniti e l’Italia in un arco temporale che va dal 1952 al 1978, e vede susseguirsi nomi del calibro di John Travolta, assoluto protagonista, Morgan Freeman, Brendan Fresar, ma anche Claudia Gerini e Denny Méndez, tanto per citarne alcuni. La struttura è quella di un noir tendente al thriller con elementi polizieschi che ne rendono la visione accattivante e avvincente. Attenzione però a non perdere il minimo dettaglio, o arriverete al gran finale con più dubbi che certezze. Come tutti i migliori intrecci gialli che si rispettino, il film ha molte scene che richiedono di essere decodificate per essere ben assimilate e poter di conseguenza mettere tutti i tassellini perfettamente al loro posto.

La narrazione si apre a Los Angeles nell’anno 1978. Un investigatore privato, Carson Philips, accetta l’incarico di una bella donna che gli chiede di recarsi in Texas, guarda caso proprio nella città natale dell’uomo, Galveston, per indagare su una sua vecchia zia ricoverata in un ospizio, della quale la donna non riesce ad avere più notizie da tempo. Philips si ritrova quindi in mezzo alla gente tra cui è cresciuto ma dalla quale si era allontanato molti anni prima: la ex fidanzata Jayne, che ora è una ricchissima vedova con una giovane figlia, Doc, il boss della città, la cui figlia Rose possiede la bisca più frequentata della città, lo sceriffo Walsh e un po’ di malavitosi del posto. Durante una serata nel locale di Rose, Carson conosce il quarterback della squadra locale Happy, che è sposato con la figlia di Jayne, Becky, ma la tradisce con la sensuale Rose. La giovane sposa aspetta il marito fuori dal locale con una pistola ma non trova il coraggio di premere il grilletto. La sera seguente, durante un’importante partita di football, Happy si sente male all’improvviso e muore, e ovviamente tutti i sospetti del presunto omicidio, vista la presenza nel sangue di diversi tipi di sostanze, si concentrano su Becky. Il detective Philips si ritroverà quindi a portare avanti due indagini incrociate: quella sulla zia della sua cliente, Barbara Van Poole, che sembra sparita nel nulla, e della quale il primario della casa di riposo, il dott. Miles Mitchell, nega ogni notizia, e quella sulla morte di Happy, per la quale Jayne gli chiede di aiutarla a scagionare la figlia. Nel frattempo l’azione è intervallata dai flashback del passato quando a Roma, nel 1952, un giovanissimo Carson si era innamorato di una giovane, Violet, che poi aveva scoperto essere figlia di un importante boss della mafia. Ad un certo bel punto la linea del passato e quella del presente dell’uomo si incroceranno, portandolo ad accettare un futuro pieno di timori e compromessi. Quando la scottante verità verrà a galla Philips si troverà a dover prendere la decisone forse più importante della sua vita.

John Travolta e Morgan Freeman prestano la loro eccellente espressività ai due opposti protagonisti di questa vicenda, e che vede il Bene da una parte, incarnato da Travolta, ed il Male dall’altra, rappresentato dal doppiogiochista Doc. Non c’è nulla di limpido in quella cittadina del Texas dove Carson è cresciuto, da ogni parte sbucano segreti, complotti, mezze verità, bugie. Si sospetta, giustamente, di tutto e di tutti. Ma quel che è certo, come sottolinea anche il medico legale, è che il povero Happy non è sicuramente morto di morte accidentale, dietro c’è la mano di qualcuno che aveva tutto l’interesse a farlo fuori….ma la colpevole sarà veramente Becky, la quale è interpretata dalla figlia ventenne di John Travolta e Kelly Preston, Ella? Sicuramente inquietante, e già visibilmente sovrappeso, risulta il canadese Brendan Fraser, ancora ignaro che di lì a tre anni avrebbe vinto il Premio Oscar come miglior attore per la sua interpretazione nel film The Whale di Darren Aronofsky. Qui Fraser è il dott. Mitchell, ambiguo direttore della casa di cura dove gli anziani ed i malati vengono alloggiati per poi scomparire nel nulla: che collegamenti ci sono tra queste sparizioni e la morte del quarterback? A mio parere quella di Fraser è l’interpretazione più interessante ed intensa dell’intera pellicola, ed il suo straniamento lo rende tanto inquietante quanto commovente. Probabilmente lo stesso dottore avrebbe avuto bisogno di essere curato nella medesima clinica che invece sordidamente gestiva. Nella parte italiana della storia sono sicuramente di grande impatto le scenografiche location romane, tra le quali spicca Castel Sant’Angelo by night. Tra un giro in lambretta per le vie dell’Urbe ed un bagno in una fontana (non in quella di Trevi però…) i registi si divertono ad omaggiare film divenuti leggendari quali Vacanze Romane di William Wyler (1953) e La Dolce Vita di Federico Fellini (1960), che sarebbero stati girati alcuni anni dopo i fatti narrati ne La Rosa Velenosa. Durante il bagno di Carson e Violet nella fontana il loro amico regista dice agli altri che, sbigottiti, assistono alla scena: “sarebbe una bella idea per girarci un film”, svelandoci quindi di essere proprio lui un giovanissimo Fellini in erba. Nel cast italiano, che affianca le star hollywoodiane, segnaliamo l’insolita presenza della Miss Italia 1996 Denny Méndez, nel ruolo della proprietaria di un locale; ad interpretare Carson e Violet da giovani troviamo l’allampanato ed a dire il vero non molto espressivo, ed ancor meno affascinante, Alan Cappelli Goetz, italo-belga, controfigura di Robert Pattinson in The Twilight Saga: New Moon e la marchigiana Alice Pagani, che col suo viso da bambola risulta più convincente del suo partner nel ruolo assegnatole. La ricordiamo per essere stata, nel 2021, Mirta, la protagonista del teen horror di Andrea De Sica Non mi uccidere. Purtroppo il doppiaggio italiano è ferruginoso e poco naturale e l’ho trovato una delle pecche più macroscopiche del film.

La sceneggiatura, a dire il vero, non brilla certo di originalità, e forse si potevano eliminare abbondanti 10 minuti di film, decisamente superflui. Ma tutto sommato la pellicola si lascia guardare fino in fondo senza annoiare particolarmente, sebbene senza nemmeno guizzi di grande interesse. Qualche timido colpo di scena viene tirato fuori qua e là, ma nulla che lasci realmente a bocca aperta e che non si potesse prevedere con un po’ di sano intuito. Diciamo che da un cast simile ci si sarebbe potuti aspettare molto, ma molto meglio… Si salvano le sparatorie, che, soprattutto nel finale, risultano ben orchestrate, in primis quella nel giardino della commenda, con applauso conclusivo dei degenti che gela letteralmente il sangue. Purtroppo, insieme al doppiaggio ed all’eccessivo minutaggio, uno dei grandi difetti del film è la troppa carne al fuoco, i troppi personaggi, nomi, flashback, che rendono la vicenda talmente intricata che a tratti diviene persino difficile seguirla, dimostrando come, talvolta, è meglio togliere che mettere per ottenere un risultato che possa, alla fine, risultare interessante.

Peccato non essersi saputi giocare come si deve un cast composto da grandi nomi, un budget sicuramente non lesinato, location suggestive e quant’altro, unendo tutto un po’ alla carlona nella realizzazione di un thrillerino/poliziesco/noir che certo non lascia il segno, se non, forse, in negativo, a causa della delusione latente che avvolgerà chi vi aveva riposto le sue aspettative. Insomma siamo lontanissimi, per un comunque molto bravo Travolta, dai fasti di epici thriller quali ad esempio Face/Off di John Woo (1997), ma se ci si appresta alla visione senza aspettarsi alcunché, come ho fatto io, il film alla fine arriva in fondo senza grossi problemi, anche se, con la stessa fluidità, si lascia dimenticare. Ne consiglierei la visione giusto per la sfilza di star che ne fanno parte. Se non siete attratti da questo aspetto patinato allora vi invito a rivolgervi ad altre pellicole nettamente di maggior pregio.

   

 

https://www.imdb.com/title/tt5862166/

 

 

Ilaria Monfardini