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Un viaggio fatto di passione, improvvisazione e trasformazioni che porta un ex timido dai fornelli fino ai riflettori tra cosplay, spettacolo e sogni televisivi

Quella di Gianluca Plaitano è una storia che profuma di cucina, ma risuona di applausi. Una passione nata tra i banchi delle medie, rimasta in silenzio per anni tra i fornelli, e poi esplosa tra cosplay, palchi e improvvisazioni premiate. Ex timido dichiarato, oggi è uno showman camaleontico capace di trasformarsi — soprattutto quando indossa i panni del suo personaggio simbolo: Jack Sparrow.
Tra risate, dettagli maniacali e sogni che guardano alla televisione, Gianluca racconta il suo viaggio.

Qual è il tuo background nel teatro e nel cosplay? Come hai ripreso questa passione dopo la cucina?

«Non ho seguito corsi formativi veri e propri, a parte qualche esperienza di teatro alle medie, dove mi avevano detto che avevo del potenziale. Poi ho iniziato a lavorare in cucina e ho messo tutto da parte. Con il tempo, cambiando orari di lavoro, ho deciso di riprendere quella passione unendola al cosplay. Da lì sono arrivati spettacoli, gare davanti al pubblico e primi premi come miglior interpretazione — spesso improvvisando, perché non avevo preparato nulla! Ho animato compleanni per bambini, lavorato nei parchi a tema e partecipato a serate a tema nei locali».

Quanto conta la formazione continua? E l’improvvisazione? A chi ti ispiri?

«La formazione è importante, c’è sempre da imparare, indipendentemente dall’esperienza. Ma anche l’improvvisazione è fondamentale: bisogna sapersi adattare a ogni situazione.Quando interpreto Jack Sparrow mi ispiro molto a Johnny Depp. Per altre scenette guardo ai grandi del cinema come Al Pacino, Robert De Niro e Sylvester Stallone».

Quali ruoli hai interpretato finora? Raccontaci un aneddoto sulla tua timidezza.

«Finora ho interpretato soprattutto Jack Sparrow, partecipando a gare e vincendo primi premi come miglior interpretazione, anche in teatro.
Sono molto attento ai dettagli: il mio costume l’ho cucito io insieme a mia zia, curando ogni particolare. Se dovessi affrontare un nuovo ruolo, lo farei in modo camaleontico. Non mi piace fare le cose a metà.
Ero una persona molto timida. La prima volta che ho portato Jack Sparrow mi hanno introdotto con il microfono davanti a tantissime persone, senza preavviso. Ero nel panico. Allora mi sono chiesto: “Cosa farebbe lui?”. Ho iniziato a correre in mezzo al pubblico con la sua iconica corsetta sbilenca. Da lì ho sconfitto la mia timidezza!» (ride)

A quali ruoli sei aperto? Qual è il tuo sogno?

«Sono aperto a tutto, purché rispecchi il mio essere. Non mi vedrei in qualcosa che non sento mio. Mi incuriosisce anche l’horror: l’ho provato per gioco e ha funzionato.
Fra cinque anni mi piacerebbe vedermi in televisione con i miei amici e pensare: “Ce l’ho fatta!”».

Come immagini il tuo percorso ideale?

«Mi piacerebbe interpretare personaggi capaci di far ridere: è qualcosa che mi viene naturale. Voglio imparare di più su questo mondo che mi ha sempre affascinato. Credo che corsi, viaggi e confronti con chi ha più esperienza siano fondamentali, soprattutto per studiare culture diverse se dovessi interpretare personaggi lontani dal mio mondo».

Da timido improvvisatore a potenziale protagonista della risata, Gianluca incarna lo spirito dell’artista autodidatta: passione autentica, cura maniacale dei dettagli e un sogno grande quanto uno schermo televisivo.
La sua storia dimostra che a volte non serve un copione perfetto: basta chiedersi, nel momento giusto, “Cosa farebbe il mio personaggio?” — e avere il coraggio di farlo davvero.
Il palco lo aspetta. E forse anche qualcosa di più.

A cura di Nora Taylor
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