C’è qualcosa di strano e magnetico nell’EP Laica Luna, uscito l’11 luglio. Un senso di sospensione, come quando si guarda la luna troppo a lungo e ci si dimentica dove si è. Non è solo musica: è una vibrazione, un’esperienza sensoriale che sa essere ruvida come il grunge, eterea come il rock psichedelico e tagliente come l’alternative. Ma soprattutto è umana.

Laica Luna – EP

Queste cinque tracce non cercano l’impatto facile. Entrano piano, ma restano. Si insinuano nelle pieghe dei pensieri, delle insicurezze, delle speranze. Parlano a chi ha voglia di restare in ascolto, senza fretta.

“Fascino austero” è un’apertura che ha qualcosa di cinematografico. Una sorta di manifesto contro chi impone modelli, chi detta regole non richieste. C’è dentro una rivendicazione silenziosa ma potente: il diritto di essere impermeabili alle aspettative, di non dover somigliare a niente se non a se stessi.

“Stella polare” è una ballata spaziale e interiore allo stesso tempo. Non cerca certezze, ma orientamenti emotivi. È per chi ha bisogno di una luce lontana da seguire, anche solo per tenere il passo con la propria confusione. È la canzone del disorientamento consapevole, e per questo fa compagnia.

Con “Martirio”, invece, ci si addentra in territori più cupi. È la canzone di chi si perde e non trova più i contorni. Non è solo un racconto di disgregazione mentale o emotiva: è una testimonianza. Ascoltarla è come guardare dentro un abisso – ma non con paura, piuttosto con compassione.

“Una canzone semplice” è la deviazione ironica, la provocazione elegante. Parte con una promessa, la smonta, la ricompone. È come un dipinto di Magritte che diventa musica: ti fa credere una cosa, poi te ne mostra un’altra.

Infine, la versione acustica di “Fascino austero”: più che una bonus track, un momento sospeso. Vino, cori sgangherati, autenticità. È la stessa canzone di prima, ma vista attraverso un bicchiere di rosso in una serata di fine estate. E la senti ancora più vicina.

Laica Luna è un EP che non pretende di cambiare il mondo, ma riesce a fermarlo per qualche minuto. E in quei minuti, ti sembra che tutto abbia un senso più profondo – o forse semplicemente più tuo.

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