Regista di alcuni cortometraggi molto apprezzati, tra cui La tragedia (vincitore di premi nazionali e internazionali e candidato ai David di Donatello), il giovane Giorgio Caporali esordisce nel lungometraggio con L’arca, che fonde tematiche sociali di grande attualità dal punto di vista di ragazzi ventenni ed è ispirato a due storie realmente accadute.
Interpretato dall’esordiente Francesco Venerando, Martin, insieme al suo compagno d’avventura Ryan alias Malich Cissè (La vita davanti a sé e Siccità) desidera partire per mare al fine di evadere dal sistema e dagli stereotipi che la società impone; mentre il suo amico è un ragazzo africano arrivato in Italia come clandestino.

Quest’ultimo vuole tornare nella sua terra dopo aver sperimentato la cocente delusione del “sogno europeo”, dove non riesce a trovare la sua collocazione, e l’Africa è il luogo in cui ritrovare una casa e una famiglia. I due decidono quindi di salpare insieme risistemando una vecchia barca, e al loro progetto di fuga si appassiona anche Beatrice, un’amica di Martin portata in scena da Sabrina Martina (Odio l’estate e La ragazza nella nebbia); ma non tutto è come sembra e l’avventura e le loro vite saranno stravolte. L’arca mette a confronto ideali e ideologie ripartite in due mondi che si scontrano, apparentemente opposti ma che poi convergono nell’animo dei due giovani protagonisti.

Il mondo attuale è una deflagrazione di sogni infranti e Martin si rifugia nella passione per il cinema, citando frasi prese da alcuni capolavori di Martin Scorsese quali Quei bravi ragazzi e Mean streets – Domenica in chiesa, lunedì all’inferno. Ryan desidera ardentemente tornare in Africa e sogna di comprare un grande peschereccio per continuare l’attività della propria famiglia dando opportunità di lavoro alla sua gente, mentre tutti fuggono lasciando che la sua terra venga depredata dalle multinazionali. Per tornare in patria, però, poiché privo di documenti deve affrontare un altro viaggio clandestino in mare, lui che ha paura dell’acqua e attraverso dei flashback rievoca con terrore attimi concitati di grida e disperazione; con la macchina da presa che coglie sul volto trasfigurato un urlo di orrore risalente al momento in cui per la prima volta giunse sulle coste italiane.

L’arca, il cui cast include anche Pietro De Silva (La vita è bella) e Azzurra Martino (Quo vado?), unisce dunque due anime in viaggio, due storie che convergono: quella di Martin giovane ribelle e contrario alle logiche del capitalismo, e quella di Ryan, deluso dalle illusorie promesse di un occidente intento a sfruttare uomini e risorse dell’Africa. Hanno obiettivi e bagagli diversi: l’uno cresciuto nell’agio, l’altro privato anche della propria identità. Tra loro si inserisce Beatrice, che, pur avendo il focus puntato sul fare carriera, dà vita ad un trio che sancisce un legame umano profondo. E manifesta anche un interesse verso Martin, i suoi ideali puri e la sua passione per il cinema. Ma, forse, come dice lui, usando una citazione dal film Fight Club di David Fincher lo ha conosciuto in un momento molto strano della sua vita.
