
E’ in radio e in digitale “AD UN PASSO DALLA MIA FOLLIA”, il nuovo singolo della poliedrica cantautrice LAURA MÀ.
Il brano racconta le vite invisibili dei senzatetto, esplorando la fragilità e la dignità di chi vive ai margini della società. La canzone restituisce volti e storie che spesso non vengono guardati, senza pietismo, ma con verità e forza emotiva.
“AD UN PASSO DALLA MIA FOLLIA” mette in luce la possibilità di risalire dalle cadute più profonde, trasformando dolore e solitudine in energia e speranza.
Laura Mà usa parole dirette e taglienti, capaci di dare voce a chi è stato dimenticato, evocando riscatto e rinascita. Il brano accompagna il testo con una musica che fa ballare, ma senza nasconderne la verità e l’autenticità.
INTERVISTA A LAURA MÀ
Il tuo nuovo singolo “Ad un passo dalla mia follia” esplora temi profondi come la fragilità e la dignità dei senzatetto. Cosa ti ha ispirato a scrivere su questo argomento e come hai trovato la giusta musica per accompagnare un testo così intenso?
L’idea del brano è nata proprio da una scena quotidiana, che per me è diventata impossibile ignorare. Ogni mattina, molto presto, prendo l’autobus per andare al lavoro e alle 5:50 arrivo in Piazza Cavour, a Roma. È una piazza bellissima, dominata dal Palazzo di Giustizia, ma all’alba diventa un luogo completamente diverso: le panchine sono piene di persone senza casa, ognuna con una storia diversa.
C’è chi mi chiede qualcosa, chi dorme, chi urla al mondo la propria solitudine. Giorno dopo giorno, non riuscivo più a passare oltre come se nulla fosse. E la cosa che mi colpiva di più era il paradosso: davanti al “Palazzo di Giustizia”, nessuno sembrava vedere o denunciare quell’ingiustizia umana.
Così ho sentito il bisogno di raccontarlo in musica. Ho scelto un ritmo vivace, quasi in contrasto con la durezza del tema, perché volevo che il brano portasse speranza, energia, riscatto — per loro, ma anche per chiunque si senta ai margini o ad “un passo dalla propria follia”. La musica, in fondo, può essere una forma di luce che illumina anche le storie più invisibili.
Nel tuo percorso hai combinato la musica con la psicologia e l’esperienza di lavoro nel settore dell’hospitality. Come hanno influenzato queste esperienze la tua scrittura e la tua carriera musicale?
La psicologia mi ha dato gli strumenti per comprendere le emozioni, i silenzi e le sfumature dell’animo umano. Mi ha insegnato ad ascoltare in profondità, non solo le parole ma anche ciò che si cela dietro di esse. L’hospitality, invece, mi ha fatto incontrare persone di ogni tipo — provenienti da culture, storie e realtà sociali completamente diverse.
Ognuno porta con sé un bagaglio unico: chi più leggero, chi più complesso. E io, da ogni incontro, porto via qualcosa. Tutto questo finisce nella mia musica. Ogni canzone diventa un modo per restituire al mondo ciò che ho osservato e sentito, per trasformare l’esperienza umana — anche quella più quotidiana — in emozione condivisa.
Sei autrice, produttrice e interprete dei tuoi brani. Come riesci a bilanciare questi ruoli creativi e quali sfide hai incontrato lungo il percorso?
In realtà per me viene tutto molto naturale. Fin da bambina sono sempre stata una persona estremamente creativa, ma anche una leader nata: ho sempre fatto tutto da sola, imparando con il tempo a contare solo sulle mie forze. La vita mi ha insegnato ad affinare queste caratteristiche, a non chiedere mai aiuto e a cercare di avere sempre tutto sotto controllo.
Essere autrice, produttrice e interprete è qualcosa che mi dà una libertà immensa: non devo rendere conto a nessuno e posso esprimere pienamente la mia visione. Dietro Laura Má c’è solo Laura Má. Ho curato ogni dettaglio dei miei singoli — dai testi alla guida degli arrangiamenti, dai video alle copertine, fino alla distribuzione e all’ufficio stampa. È un lavoro enorme, ma mi riempie di orgoglio perché è il frutto della mia passione e della mia determinazione.
Certo, servono molti sacrifici: produrre musica richiede impegno, tempo e soprattutto risorse economiche. Io ho scelto di vivere per la musica e per i miei sogni. Quando mi chiedono: “Non vai in vacanza? Non esci a cena fuori?”, rispondo sempre sorridendo che le mie vacanze sono ascoltare i miei capolavori. Ho prodotto sei singoli da sola, e questa per me è la soddisfazione più grande.
Non mi interessa il lusso o la bella vita. Amo le piccole cose, la semplicità, e ciò che davvero desidero è lasciare un segno in questa vita con la mia voce, i miei testi e la mia musica. È questo che mi rende felice.
Hai partecipato a numerosi festival e concorsi musicali. Qual è stato per te il momento più significativo di queste esperienze e in che modo ha contribuito alla tua crescita artistica?
La vera svolta della mia carriera è arrivata grazie a mio padre, subito dopo il concorso Una Voce per l’Europa. Mi disse una frase che ha cambiato tutto: “Adesso basta cantare le canzoni degli altri. Sei figlia di un poeta, devi scrivere tu le tue canzoni.”
Quelle parole hanno acceso qualcosa dentro di me. Grazie a lui ho deciso di diventare autrice delle mie storie, e così è nata “E Correrò”, la prima canzone che ho scritto, dedicata ai ragazzi che persero la vita nella Casa dello Studente durante il terremoto dell’Aquila. In quel momento ho capito che il mio sogno poteva diventare anche il loro, che non c’erano più: un messaggio di memoria, speranza e rinascita che vive attraverso la musica.
Da quel momento è stato tutto in salita: ho scritto, prodotto e interpretato sei singoli, tutti da sola. Se all’inizio non ero nessuno nel mondo della musica, oggi posso dire che ci sono anch’io. E questa consapevolezza, questa crescita costruita passo dopo passo, mi riempie di orgoglio e gratitudine.

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