LE INTERVISTE DI CLAUDIA CONTE: MAURO GONZINI

Mauro, come ti sei avvicinato al mondo dello spettacolo e in particolare alla musica?

Come tanti, da ragazzino. A differenza dei più, però, non ho mai prediletto un genere specifico. Ho sempre ascoltato di tutto, cercando poi di capire quello che mi sarebbe piaciuto di più. L’ho compreso con il passare del tempo e contemporaneamente mi sono interessato a tantissimi generi diversi, tanto da continuare anche dopo, ad ascoltare le novità di ciascuno.

Vieni da Brescia, quindi dalla provincia. Che cosa ami di questa provincia?

Di Brescia amo praticamente tutto. Chi mi conosce sa quanto parlo bene di una città che a mio avviso ha tutto: due laghi, un centro storico bellissimo, montagne, e la Franciacorta, a cui sono particolarmente legato. E’ una via di mezzo tra una grande città e una città non intesa come metropoli, e credo riesca a prendere i lati positivi di entrambe. Però diciamolo, io sono palesemente di parte (sorride).

Sovente i giovani sono famosi non nel loro paese di origine ma al di fuori dei suoi confini, è così anche per te? Una tua opinione al riguardo?

“Nemo propheta in patria” dicevano i latini. Io ho sempre detto più o meno il contrario, cioè che sia facile essere Re a casa propria, piuttosto che dover andare in città dove nessuno ti conosce e riuscire ad affermarti. Da questo punto di vista le più grandi soddisfazioni le ho avute lontane da casa, ma le difficoltà sono state tante. Più facile è secondo me farsi conoscere nella propria città, dove già si hanno dei punti di riferimento e si conoscono gli schemi. Pensate invece di dover andare a lavorare in un locale dove nessuno ti conosce, dove per arrivare ti serve il navigatore, insomma con tutte le difficoltà del caso. Ma credetemi, la soddisfazione di far propria una città “straniera” è tanta.

Secondo te, che cosa si può fare per risolvere questa situazione?

Stiamo parlando di città e del campo in cui lavoro, quello dei locali, credo ci sia poco da fare. Bisogna dire a chiunque voglia intraprendere questo lavoro che bisogna soffrire, e non solo all’inizio. Finché non si è artisti veramente affermati ogni volta che si va in nuovo locale, in una nuova città, è una sfida nuova. Credo sia uno dei lati che più mi piace del mio lavoro.

Ma com’è la tua settimana tipo, Mauro?

Da quando ho terminato gli studi nel luglio 2014, sono impegnato nell’attività di famiglia a Brescia, una piccola azienda. Lavoro lì da pochi mesi, ma avendo la stessa età anagrafica, ed essendo di famiglia, la sento mia da sempre e nel cuore da ancor prima.

Come riesci a conciliare tutti i tuoi numerosi impegni?

Le soddisfazioni sono l’unica cosa che mi permettono di sacrificare ogni minuto libero per il mio lavoro. Già di carattere sono una persona che non ama oziare, devo essere sempre preso da qualcosa. In primis, il lavoro. Non è facile lavorare sei giorni alla settimana e poi nel week end scombussolare i propri orari per i locali, magari il tutto a 300 km di distanza da casa. Ma tutto questo non mi impressiona, anzi, a testa bassa ogni giorno vado avanti.

Ultima domanda a bruciapelo: lasceresti il lavoro aziendale per lavorare a tempo pieno nel mondo dello spettacolo?

L’obiettivo della vita è raggiungere i propri sogni e sto lottando per quello. Non amo perdere il mio tempo, non lotterei se non ci tenessi davvero così tanto.

Qualche info in più:

Sotto il profilo artistico, gli elementi più importanti si sono susseguiti negli ultimi otto anni, dalla maggior età sino agli attuali ventisei. Sì, perché quando arrivo al quarto anno degli studi scientifici decido di entrare in punta di piedi nel campo artistico o magari in un ambiente il più delle volte considerato limitrofo, cioè quello dei locali. Fuori, ma soprattutto dentro me le barriere sembravano tante, ma sono sempre stato un tipo testardo, quindi la timidezza diventa presto un ricordo. La mia attenzione si concentra sin da subito su una figura che nei club occupa il ruolo centrale, cioè quella del vocalist, attività che riesce non solo a dar sfogo ad un mio non troppo recondito egocentrismo ma che per farlo utilizza la voce, qualità alla quale sono stato legato fin da tempi non sospetti. Si susseguono i locali, le serate e le conferme in tutta Italia. Fine settimana sacrificati, se così si può dire, in solitari chilometri in automobile e orari assurdi. Ma le soddisfazioni, inutile negarlo, sono state tante. Locali di cui avevo solo sentito parlare per fama diventano appuntamenti fissi e luoghi abituali. Non posso nascondere che più andavo avanti nel mio lavoro, più ero attratto da tutto ciò che riguardava la mia voce e l’intrattenimento. Il naturale prosieguo arriva qualche anno dopo, quando ho condotto per due anni un programma radiofonico dedicato al mondo della notte, intervistando amici e colleghi, e parallelamente quando mi sono cimentato nella presentazione di eventi come concorsi, sfilate o spettacoli. Tutto questo non si è fermato con l’università, anzi mi ha dato la forza di ottenere prima la Laurea in Economia Politica e poi quella in Management Marketing. Negli ultimi tre anni è arrivata anche la tv, locale s’intende, prima come ospite, poi come conduttore, utilizzato spesso come jolly in programmi tra loro molto diversi: si va dall’intrattenimento alla politica, dal varietà all’economia. Di problemi me ne faccio pochi, ogni minuto in più che passo davanti ad una telecamera mi fa capire cosa voglio davvero dal mio futuro. Credo che se dovessi rivedere Mauro tra dieci anni lo vorrei con i pochi capelli bianchi di ora, con un sorriso, ripensando ai bei tempi passati nei locali, ma soprattutto con un’attività di presentatore televisivo e radiofonico in ascesa.

Da Claudia Conte per oggi è tutto! Arrivederci al prossimo articolo amici di Mondospettacolo!

Claudia Conte