Le protagoniste di Mondospettacolo: Anna Macrì

Nacqui! E questo fa già incazzare molti, compresi i miei amorevoli genitori che cercarono di scambiarmi al canile con un alano. Da piccola volevo fare l’infermiera o la suora per poter infierire sul genere umano ma i miei genitori mi fecero studiare filosofia, dove ho appreso che continuo a voler fare la suora o l’infermiera per MEGLIO infierire sul genere umano. Vivo a tempo perso e nel tempo che rimane invento formule quantistiche per spiegare l’utilità dei selfie, delle frasi di Bukowski su FB, di Giovanardi, di Barbara D’Urso e dei peli superflui nel mondo. Scrittrice impegnata, sto per concludere il mio saggio su “la storia del Molise: genesi della terra di Narnia”. Per curare la mia schizofrenia da personalità multipla moltiplicabile all’infinito, dopo i vari insuccessi del mio analista oggi coltivatore diretto in quel di Zambia, mi son data al Teatro, interpretando ruoli sempre molto edificanti: una uxoricida, una matricida, una stronza locandiera, una gay, una pazza, una suicida, una regina, etc, etc, etc. Tutta bella gente, insomma. La mia vera aspirazione è coltivare verdura lontana dal mondo e dalla tecnologia e possedere un trattore, visto mai qualcuno provi ad invadere i miei confini! Misantropa e misandrica che la metà basta, (termini di cui non conosco il significato intrinseco ma che prendo per buoni perché ultime parole coerenti dell’analista di cui sopra, prima di emigrare in Zambia di notte in mutande e cantando le canzoni di Gigi d’Alessio) vorrei fosse introdotta la pena di morte per le coppie dal profilo comune sui social. Complottista di natura, sono convinta di essere stata mandata su questa terra dagli alieni sotto copertura, per scoprire perché il formaggio è buono con le pere. E siccome sono intollerante al lattosio mando report su quanto sarebbe meglio diventare caffettari o vucumprà in quel di Molise. Credo nei Santi e nei Fanti, infatti nomino spesso i primi in seduta plenaria, specie al pagamento di mutuo e bollette. Amo il caffè al mattino e mettere fuoco agli onanisti da pc, fare la differenziata dei sentimenti e prendere a calci le vecchiette impiccione, citofonare alle case di sconosciuti e non aprire a mia madre alle sette del mattino. Il mio delirio di onnipotenza, onniscienza, onnivorità mi ha spinta a voler colonizzare il mondo intero per mezzo di questo sito, attraverso il quale spargerò il Verbo e confonderò gli esseri umani affinché raggiungano il traguardo terrificante della pace nel mondo e dell’amore universale. Nell’attesa, vado ad aprire a mia madre che bussa dalle sette di stamane… E sono le tre del pomeriggio!

Anna Macri’  Attrice, Scrittrice, Autrice di testi teatrali, è una di quelle donne che quando le conosci, non puoi fare a meno di emozionarti, dotata di un grande talento artistico, di una straordinaria intelligenza e di una bellezza imponente, si dimostra da subito simpatica e spiritosa, insomma Anna è una artista con la A maisucola e non potevo non intervistarla.

Anna, ti confesso che sto ancora ridendo, dopo aver letto la tua divertentissima  introduzione e ovviamente ti faccio i miei complimenti e ti ringrazio per avermi concesso questa intervista.

Ok, dopo questo possiamo chiuderla qui, per non smentire le tue parole 😆

Pensa che a me è costata anni di analisi! Ringrazio te per l’onore dell’intervista. Approfittiamo del tuo momentaneo default psicologico, và!

Come e quando nasce la tua passione per la recitazione?

Credo di essere nata attrice. Fin dalla culla, temo. Pensa che già a due anni mostravo spiccate doti. Ricordo la mia faccia sorpresa e innocente quando mia madre mi accusò di aver smontato e ingoiato le viti della culla. Ovviamente il vasetto dimostrò il contrario ma io fui convincente. Almeno fino all’ora della cacca. Da allora, non ho mai smesso di fare l’attrice.

La tua prima volta sul palco, quando è stata e come la ricordi?

Il mio debutto ufficiale, tralasciando le recite scolastiche e le performance casalinghe, in cui prepotentemente reclamavo la scena o erano uccelli senza sale, è avvenuto  nel 1999, appena entrata nel laboratorio teatrale “Studio 99”. Con le “Città Invisibili” di Calvino. Ricordo la gioia e le bestemmie in aramaico antico, soprattutto. Perché ero incinta di otto mesi e deambulavo sul palco come na balenottera in apnea.

Sei la Vicepresidente  del Teatro dei XXIII, raccontami un po’.

Nel 2013, mentre militavo nella Compagnia Teatro di Calabria Aroldo Tieri, ho conosciuto Rosario Amato, autore e regista, e il ballerino e coreografo Filippo Stabile. Dal progetto di una rappresentazione di teatro danza, Dido et Aeneas- delle corrose carni, testo inedito di Amato con coreografie di Stabile, abbiamo fondato l’Associazione Teatro dei XXIII. E’ l’esperienza più entusiasmante che abbia mai fatto. Con produzioni di ottima qualità, affiancati da attori e ballerini di fama nazionale. Oggi siamo fermi, non è facile produrre in terra di Calabria. Mi sono arricchita moltissimo in tre anni, pensa che ho persino fatto qualche “figura” di danza bauschiana. Dove figura sta per figura de mer… no, niente! 😆

Hai partecipato a tantissime rappresentazioni teatrali, spesso in ruoli da protagonista che hanno richiesto un grande impegno e una grande professionalità, in quali di queste pensi di essere riuscita ad esprimere il meglio di te, o per meglio dire in quale di queste hai percepito maggiormente il calore del tuo pubblico?

In tutte. Ci butto il sangue su quelle tavole, dando non solo il meglio di me ma anche tentando l’impossibile. Adoro i blocchi da forzare, ergo, più un personaggio è lontano dal mio sentire più devo scardinarlo e farlo mio. Per me recitare un personaggio è denudare anche la mia anima, mescolare il mio sentire alla donna che devo essere. E più il pubblico risponde positivamente, più comprendo quanto ci sia riuscita. Il pubblico è il termometro della mia crescita artistica, sempre. Finora è stato più che benevolo con me, umilmente ringrazio. Certo, fare Mirandolina ha aiutato molto… avevo un corsetto niente male!

Recentemente ti abbiamo vista interpretare la parte di una donna (BOSS) nel bellissimo ed emozionante cortometraggio “ONORA LA MADRE” diretto da Giovanni Carpanzano, raccontami un po’ la tua esperienza sul set di questo cortometraggio.

Giovanni è un ottimo e visionario regista, adoro collaborare e lavorare con lui. Mi ha offerto questa splendida opportunità nel cinema. All’inizio ero intimorita, capirai che il teatro è un’altra cosa. Poi, però, è stato facile adattarmi e la mia formazione teatrale ha aiutato molto, quanto meno nel calarmi immediatamente in questo personaggio terribile e affascinante. Ecco, Maria Surace, Boss spietata della ‘ndrangheta calabrese, è stato un blocco da forzare molto entusiasmante. Non è facile essere lei ma amo le sfide. Onora la Madre è attualmente in concorso ai David e altre importanti manifestazioni, Mi auguro abbia il riconoscimento che merita perché è davvero un ottimo prodotto. Diventerà presto una serie e un film. Quello che mi è piaciuto di più sono stati i momenti del trucco, 😆 e non aggiungo altro. Gemma e  Vanessa meriterebbero una menzione speciale per la pazienza. Grandi i miei colleghi che, come sempre, arricchiscono il mio bagaglio. La cosa più bella è che tutti, voce unanime, hanno concordato che mi calza a pennello questo personaggio orrendo. Pensa che bello!

Oltre che essere una straordinaria attrice sei anche una scrittrice, so che stai pubblicando un libro  e ne hai un altro in cantiere, già il titolo “Pensavo fosse amore, invece era una notifica” è tutto un programma (rido). Di cosa si tratta?

Vero, è in uscita il mio primo libro, “Malamore”. Qui entriamo in un argomento difficile e doloroso, perché il libro parla di violenza di genere. Sono storie vere che ho raccolto e raccontato in un modo un po’ diverso dal solito. Un’attrice vive le emozioni in modo nudo e crudo, così anche la scrittrice scrive allo stesso modo. Non potevo fare altrimenti. Per il secondo, essendo io una donna dalla doppia personalità (alcuni dicono che ne abbia moltissime, e chi sono io per contraddirli? Ancora devo scoprirlo ché l’analisi è lunga), il mio secondo libro è molto più leggero. Raccoglie le varie patologie raccolte da Facebook. Ho passato anni a fare Ricerca&Sviluppo su quanta stupidità vi sia nel social, da uomini che mandano pistolini alle cinque del mattino a donne in perenne crisi mestruale; da tuttologi a maniaci religiosi; da moralisti della domenica a pensionati onanisti. Insomma, l’umanità sotto lente di ingrandimento, condita da ironia ed esagerazione, giusto perché un po’ stronza lo sono di natura. E mi piace giocare con le meschinità umane, esplorare prateria di cretinaggine, ho sempre avuto un debole per i cattivi.

Sei impegnata nel promuovere la tua bellissima terra ” La Calabria” con mostre ed eventi, come sta andando quali sono i tuoi progetti futuri in questo settore?

Ho lavorato in questo settore con lo spirito che sempre mi anima, come una bellissima sfida. Da questa è nata “Contemporaneamente”, un progetto che mescola teatro e scultura in una imponente rappresentazione. Insieme allo scultore e pittore Angelo Ventimiglia, che crea le scenografie dei miei spettacoli teatrali, abbiamo, io scritto 4 testi, Angelo, creato le opere. Il bello di Contemporaneamente è che può andare in teatro come in un Museo. Nel futuro, chissà? Mi piacerebbe continuare a mettere il mio spirito visionario ed empatico al servizio di questa bellissima branca dell’arte.

Il 2016 se ne è andato da poche ore, come è stato e che cosa ti aspetti dal 2017?

Oddio, devo rispondere? E’ come le domande di Geografia al liceo, te ne rendi conto? Sei odioso. Il 2016 è stato l’anno del cambiamento e delle grandi soddisfazioni. Un anno indimenticabile e pieno zeppo di belle cose. (come sto andando?). Dal  2017, beh, mi aspetto: di non fare il compleanno; che vi sia la pena di morte per i profili di coppia; che gli uomini la smettano di farsi la ceretta; la pace nel mondo; più trombate (non domandarmi per chi ché già è na vita de stenti e privazioni!); che per una volta l’oroscopo di Fox non sia nebuloso e affermi chiaramente che i Pesci non avranno mai na gioia; i messaggi vocali su Fb; che i terroristi la smettano di intasare la burocrazia perdendo i documenti; il teletrasporto per evitare Trenitalia; i formaggi senza lattosio per ovvie ragioni; i lager per quelli dei selfie e Masterchef dei poveri… ok, scelgo la busta 3.

Sei una donna bellissima e piena di fascino, come vivi questa tua grande fisicità e questo tuo straordinario carisma?

Volevo dirti che stai facendo l’intervista ad Anna Macrì, novità?

Sei molto attenta al sociale e sei una grande osservatrice dei comportamenti delle persone sui social, cosa pensi di questo fenomeno?

Lo amo molto, il social. Mi diverto un mondo a dissacrare, giocare, demonizzare per poi alleggerire, osservare le patologie varie, creare dibattiti, litigare. Non sono d’accordo con chi afferma che il virtuale non sia vita vera. Non è che c’è il mio avatar a scrivere sul web, ci sono io. Che, per quanto provi a fingere, di me, prima o poi, dico molto. Per chi sa leggere, ovviamente. E’ solo un modo diverso di vivere la realtà, con la bellezza di poterlo fare in un’Agorà piena zeppa di tante diverse unicità. Con tante diverse patologie divertenti. Molti demonizzano il social ma credo che non dipenda dal mezzo l’esagerazione a volte anche distruttiva, bensì dalle persone che lo usano. Un po’ come quando si dice che i fumetti violenti spingano alla violenza, mentre è la violenza in noi che viene fuori in modo esponenziale, perché incapaci di freni inibitori e di distinguere il reale dalla fantasia. Io amo Dylan Dog ma mica mi metto a sparare alla gente! Al massimo ai Babbo Natale appesi ai balconi. E questa è una perversione che nasce dall’infanzia, direbbe Freud. Perché Freud non immaginava che Babbo Natale mi portasse sempre regali demmerda.

Progetti futuri?

Sarà un anno impegnativo. A parte, come ti ho accennato, il film e la serie su Onora la Madre, in cantiere una Medea che mescola teatro e cinema; una rappresentazione tratta dal mio libro, Malamore, da portare ai vari festival; la messa in scena di Contemporamenamente e dei vari testi teatrali che ho scritto; un nuovo libro. C’è molta carne al fuoco ma mi piace molto così. E poi, chissà? Si guarda al futuro…

La tua più grande paura?

Non trovare l’ultimo album di Dylan Dog a fine mese.

Cambieresti qualcosa di te?

I piedi da Hobbit.

Un tuo pregio e un tuo difetto?

Ho solo difetti di pregio.

Un motto o una frase che più ti rappresenta

Se pensate sia stronza, siete fuori strada. Sono molto peggio.

Anna la nostra intervista finisce qui, ringraziandoti ancora per la tua disponibilità, ti faccio i complimenti per il tuo modo così vero e appassionato di essere una grande artista oltre che essere una donna bellissima e ti auguro un 2017 pieno di successo.

Grazie a te Alex. Hai avvisato i lettori che quest’intervista si autodistruggerà tra 30 secondi?

Alex Cunsolo