Ogni persona è un condominio e ogni stanza custodisce un pensiero, un’emozione, un desiderio. Alcune sono luminose, attraversate da calma e gioia; altre restano in ombra, affollate di dubbi, paure e conflitti. In questo spazio interiore, ogni “inquilino” reclama attenzione, voce e ascolto.

Con Condominio Interiore, Alessandra Berta accompagna il lettore in un viaggio dentro la complessità della mente e del cuore, tra pensieri irregolari e parti di sé che chiedono di essere accolte e comprese. Non è un manuale, né pretende di offrire modelli o insegnamenti: è un’esperienza. Un invito a guardarsi dentro con curiosità, delicatezza e coraggio. Perché in questo percorso non esistono scorciatoie: non ci sono ascensori o scale mobili, ma solo gradini scomodi da salire. E la scelta è inevitabile: salire oppure restare fermi.

Dentro ognuno di noi esiste un condominio invisibile fatto di stanze, silenzi, corridoi lunghi e porte chiuse da troppo tempo. C’è chi ha arredato la propria paura, chi ha murato la rabbia, chi ha affittato il cuore a chi non ha mai pagato l’affitto. Qui non vivono personaggi inventati, ma parti autentiche: voci, frammenti, ferite. Vivono i “Te” del passato: il bambino che sei stato, chi ha perso qualcosa, chi ha imparato a fingere di stare bene per non perdere l’amore degli altri.

C’è un piano dove abita il Critico, pronto a giudicare prima ancora del mondo esterno. Una stanza è occupata dalla Trattenuta, che si scusa sempre, anche quando non ha colpe. Poi c’è l’Ansioso, affacciato alla finestra a immaginare disastri, e la Compulsiva, che mangia, compra, corre o ama pur di non sentire. E ancora la strega del passato, in attesa di essere finalmente vista, e chi regge tutto, dimenticandosi di reggersi da sola.

Non servono chiavi, ma coraggio e sguardo. Perché questo condominio non si attraversa con la testa, ma con il cuore in mano. Condominio Interiore è un libro che non giudica, ma riconosce; non indica una strada, ma invita a bussare.

Da dove nasce l’idea de Il Condominio Interiore?

Nasce dall’osservazione del caos che spesso regna dentro di noi, mi sono resa conto che non siamo un blocco unico, ma una coabitazione di voci diverse. L’idea è stata quella di dare un ordine a questo caos per provare a trasformare la complessità dell’anima in una struttura familiare come un condominio, dove ogni piano rappresenta un livello di consapevolezza o una sfida emotiva. 

Quando hai iniziato a pensare a noi stessi come a un “condominio”?

È iniziato durante un periodo di grande riflessione personale, quando ho sentito che parti diverse di me “litigavano” per avere la parola. C’era la parte che voleva osare e quella che aveva paura. Ho visualizzato queste parti come vicini di casa che condividono lo stesso pianerottolo, ma che spesso non si salutano nemmeno. 

C’è stato un momento personale che ha acceso questo progetto?

Sì, un momento di saturazione emotiva. Mi sentivo “affollata” e scrivere è stato il modo per mettere ognuno al proprio posto, per capire chi stesse facendo troppo rumore e chi, invece, fosse rimasto chiuso in cantina per troppo tempo. 

La metafora del condominio è molto potente: cosa rappresentano esattamente le “stanze” e gli “inquilini”?

Le stanze sono i compartimenti della nostra vita: la memoria, i desideri nascosti, le ferite. Gli inquilini sono le nostre sotto-personalità: il bambino interiore, il giudice severo, l’entusiasta. Ognuno ha le proprie chiavi e i propri orari. 

Ti sei ispirata a esperienze reali o a percorsi interiori vissuti in prima persona?

Entrambi, il libro è profondamente intriso del mio vissuto, ma si nutre anche delle storie di chi ho incontrato. Siamo tutti condomini; le storie cambiano, ma le dinamiche di vicinato interiore sono universali. 

Qual è la stanza più difficile da aprire, secondo te?

Senza dubbio il seminterrato, quello dove accumuliamo le cose che non vogliamo vedere: i traumi non risolti e le verità che ci raccontiamo a metà. Richiede coraggio e una luce molto forte per essere esplorato. 

A chi senti di voler parlare principalmente con questo libro?

A chi si sente frammentato, a chi pensa di essere “sbagliato” perché prova emozioni contrastanti. Parlo a chi ha voglia di fare pace con se stesso e smettere di essere in guerra con le proprie fragilità. 

C’è un momento ideale della vita in cui leggerlo?

Quando senti che la tua “casa” è diventata troppo stretta o troppo rumorosa. È un libro per i momenti di transizione, quando hai bisogno di ristrutturare il tuo mondo interiore. 

Che tipo di reazioni ti auguri di ricevere dai lettori?

Mi piacerebbe che chiudessero il libro dicendo: “Ah, allora non sono l’unico ad avere questo inquilino rumoroso!”. Vorrei che provassero un senso di sollievo e di auto-accettazione.

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