Le ultime 24 ore: Ethan Hawke torna al cinema con un thriller fantascientifico

Torna al cinema uno degli attori più affezionati al genere fantascientifico: Ethan Hawke.

Nella fattispecie, Le ultime 24 ore rientra nel sottogenere dello sci-fi action, per il quale Hawke si era già trovato a lavorare in film come Gattaca e il più recente Predestination.

Travis Conrad (Hawke) è un ex membro di un’organizzazione paramilitare, la Red Mountain, affine alla CIA ma dai metodi più scorretti e spietati.

Ritiratosi a causa della misteriosa uccisione di moglie e figlioletto, Travis viene nuovamente ingaggiato dai suoi ex datori di lavoro – capitanati dal perfido Wtzler (Liam Cunningham) – per intercettare e uccidere un uomo. Che si rivela essere la chiave per far crollare i loschi esperimenti che la Red Mountain realizza su ignari esseri umani. Tra loro, lo stesso Travis, che, tramutatosi da carnefice a vittima (e cavia da laboratorio), ha ventiquattro ore per far sì che l’organizzazione crolli.

Il film è diretto da Brian Smrz, nato stuntman ma evolutosi a regista di seconda unità in kolossal del calibro di Iron man 3 e X-Men: Giorni di un futuro passato. L’attenzione al genere action, quindi, è ben calibrata, proponendo una buona dose di adrenalina e di inseguimenti mozzafiato.

Nel suo piccolo, inoltre, il lungometraggio fa qualche accenno alla tematica sociale della discriminazione razziale (le scene del ghetto sudafricano), ora più che mai presente nei lavori hollywoodiani.

Le ultime 24 ore si va ad aggiungere a quella piccola schiera di film che guardano ad un futuro distopico e fantascientifico, ma ne coglie solo la componente più “bruta”, evitando di concentrarsi troppo sui contenuti latenti.

Perché, sebbene i rimandi a In Time, Looper, Minuti contati e perfino al carpenteriano 1997: Fuga da New York siano abbastanza palesi, il film di Smrz non scende mai troppo in dettagli, che invece sarebbero molto interessanti. Come è stato sviluppato il siero della Red Mountain che riesce letteralmente a resuscitare i morti? Perché le ore a disposizione sono solo ventiquattro? Sarebbe possibile procrastinare questo tempo?

Domande che rimangono senza una risposta, a disposizione di un finale aperto che, forse, guarda ad un possibile sequel.

 

Giulia Anastasi