Perché intitolare Lee Cronin – La mummia un lungometraggio che intende chiaramente rispolverare uno dei principali miti del cinema e della letteratura horror? Ma, soprattutto, perché inserire direttamente nel titolo il nome del regista?

Si potrebbe tranquillamente pensare a qualche fissazione da megalomane di Lee Cronin stesso, autore di Hole – L’abisso e de La casa – Il risveglio del male; oppure, probabilmente, si tratta di una scelta produttiva e distributiva volta a suggerire che ci troviamo dinanzi ad una rivisitazione del tutto inedita delle vicende legate al ritornante da sarcofago portato sul grande schermo, tra l’altro, nel 1932 (La mummia di Karl Freund), nel 1959 (La mummia di Terence Fisher) e nel 2017 (La mummia di Alex Kurtzman).

Senza contare il popolare franchise interpretato da Brendan Fraser a partire dal 1999 che, però, ha spostato maggiormente dalle parti delle avventure proto-Indiana Jones u plot da sempre legato alla paura in fotogrammi. Perché è anche da quel franchise che Lee Cronin – La mummia prende le distanze, fornendo accenni di splatter già a partire dal prologo per portare in scena il giornalista Charlie Cannon e sua moglie Larissa, ovvero Jack Reynor e Laia Costa, la cui giovane figlia Katie alias Natalie Grace scompare misteriosamente nel deserto senza lasciare traccia; per poi fare improvvisamente e inaspettatamente ritorno a casa otto anni più tardi. Da qui, dunque, man mano che si concretizza un incubo ad occhi aperti dovuto allo strano comportamento manifestato dalla ragazzina, risulta subito evidente che l’operazione intenda distaccarsi dagli stilemi legati alla figura della creatura dalle bende cui concessero anima e corpo, tra gli altri, Boris Karloff e Christopher Lee.

Ma, mentre in scena abbiamo anche la detective Dalia Zaki incarnata da May Kalamawy, risulta impossibile non avvertire una certa ridicolezza nelle inverosimili reazioni (piuttosto tranquille) dei coniugi Cannon di fronte alla figlia chiaramente invasata e mostruosa; come pure non si può far a meno di associare ad una delle tante situazioni dei vari Scary movie la sequenza della veglia funebre, che dovrebbe essere drammatica. Quindi, cosa ci propone questo Lee Cronin – La mummia? Nientemeno che oltre due ore e dieci minuti di visione (veramente troppe!) che, sotto la produzione di James Wan e Jason Blum, sguazzano in mezzo a craniate frontali, contorsioni di corpo da tipiche storie a tema esorcismi e scorpioni nella bocca che spingono quasi a pensare l’insieme sia stato ricavato da una sceneggiatura scartata del già citato La casa – Il risveglio del male. Del resto, proprio come nella saga inventata da Sam Raimi anche qui subentra ad un certo punto una registrazione audio relativa alla maledizione in questione. Quindi, con un’ultima parte abbondante in spettacolarità gore, in mezzo a disgustosi tagli di unghie, coyote pronti a sbranare e vomitate assortite che richiamano in un certo senso alla memoria anche Il signore del male di John Carpenter, Lee Cronin – La mummia non si rivela altro che una noiosa baracconata trasudante effetti speciali in cui tutto appare già visto… tranne che agli occhi dei profani del genere e dei giovanissimi spettatori meno esigenti.

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