Lei mi parla ancora: Renato Pozzetto papà di Vittorio Sgarbi

Dopo il gradito ritorno all’horror rappresentato nel 2019 da Il signor Diavolo, il cineasta bolognese Pupi Avati si cimenta nella trasposizione cinematografica di Lei mi parla ancora, libro scritto da Giuseppe Sgarbi, padre del noto critico d’arte Vittorio e della editrice e regista Elisabetta.

Libro che gli offre l’occasione di riallacciarsi al suo filone intimista e nostalgico in fotogrammi legato ai ricordi, in quanto racconta proprio i sessantacinque anni di matrimonio tra Sgarbi sr. e consorte, trasformati nella finzione in Nino e Caterina.

I Nino e Caterina rispettivamente incarnati negli anni Cinquanta da Lino Musella e Isabella Ragonese e nel presente da un inedito Renato Pozzetto lontano dalla sua inconfondibile comicità e da Stefania Sandrelli.

Perché è tra il felice passato e un terzo millennio in cui Nino perde improvvisamente la moglie che si svolge la circa ora e mezza di visione, destinata a tirare presto in ballo Amicangelo alias Fabrizio Gifuni, un editor con velleità di romanziere posto accanto all’uomo per fargli scrivere attraverso i suoi ricordi proprio la lunga storia d’amore.

Editor che, con alle spalle un costoso e complicato divorzio, accetta l’incarico soltanto per soldi, trovandosi inizialmente a scontrarsi con la personalità di Nino, del tutto diverso da lui, per poi cominciare ad entrare nel suo mondo trasudante sentimenti pulsanti.

Del resto, con inclusi nel ricco cast anche Nicola Nocella, Alessandro Haber, Gioele Dix e Serena Grandi, Lei mi parla ancora sfrutta l’elaborazione del lutto al fine di concretizzare uno scontro tra la sempre più lontana generazione dei rapporti duraturi e la sempre meno apprezzabile società odierna della precarietà degli affetti.

E, accompagnato da una voce narrante, lo fa prendendo in un certo senso le distanze dal testo di partenza, come il buon Pupi spiega: “Lei mi parla ancora è una storia che si fonda sull’assenza, nella convinzione che non esista chi è più presente dell’assente. L’assente della nostra storia si chiama Caterina Cavallini. A ottantanove anni, la gran parte dei quali trascorsi accanto al suo sposo Giuseppe Sgarbi, ha lasciato il mondo. Questo l’incipit del romanzo rievocativo del loro lungo matrimonio che lo stesso Sgarbi scrisse coadiuvato da Giuseppe Cesaro, un ghost writer romano. E questo è anche l’incipit del mio film che, tuttavia, anziché illustrare gli eventi rievocati in quelle pagine, indugia su ‘come’ quel romanzo fu scritto. Sull’incontro fra due uomini di età, cultura, visione della vita, diametralmente opposti”.

Immerso nella consueta cura scenografica avatiana, il risultato è un film molto letterario e, soprattutto, di attori (bravi) che, caratterizzato da un’impostazione prevalentemente teatrale testimoniata dall’abbondanza di interni, individua il suo maggiore motivo di interesse proprio nella lodevole prova di un Pozzetto tutt’altro che propenso a regalare risate.

Anche se la tipologia di famiglia raccontata lascerà probabilmente soddisfatto, per lo più, il pubblico dei borghesi, che vi si rispecchieranno; mentre, complice il decisamente poco incalzante ritmo di narrazione, non è assente il rischio che Lei mi parla ancora lasci avvertire lo spessore di una fiction destinata al piccolo schermo. Tenendo in considerazione ciò, allora, può rivelarsi un bene il fatto che, a causa dell’emergenza da Coronavirus, il lungometraggio sia stato dirottato direttamente su Sky Cinema, dove verrà trasmesso in anteprima assoluta l’8 Febbraio 2021 per poi essere reso disponibile in streaming su Now Tv.

 

 

Francesco Lomuscio