“Parlami”, il nuovo singolo di Lemuri Il Visionario, affronta con sensibilità uno dei temi più urgenti del nostro tempo: la difficoltà di comunicare davvero in una società che troppo spesso privilegia l’apparenza rispetto all’autenticità. Attraverso un linguaggio diretto e profondamente emotivo, il cantautore invita ad abbattere le maschere, riscoprendo il valore dell’empatia, dell’ascolto e della condivisione. Un brano che non si limita a raccontare il disagio contemporaneo, ma prova a trasformarlo in un’occasione di riflessione e speranza. In questa intervista a Mondo Spettacolo, Lemuri Il Visionario approfondisce il significato della canzone, il ruolo della musica come strumento di dialogo e il bisogno, oggi più che mai, di ritrovare il coraggio di essere sé stessi.
Nel brano parli di una società fatta di maschere. Quali sono quelle che vedi più spesso oggi?
Quelle della perfezione, del controllo, della forza e dell’autosufficienza, del compiacimento attraverso la finta allegria, dell’ironia e del distacco, tutte usate per non mostrare i propri sentimenti più profondi e le proprie ferite emotive.
Quanto è difficile mostrarsi autentici nel mondo contemporaneo?
Sempre di più. I social ci insegnano che è necessario apparire belli, forti e simpatici per avere un virtuale riconoscimento o addirittura al contrario raccontare al mondo proprie sofferenze fisiche. Ma anche quella è una maschera per ottenere un riconoscimento.
Pensi che la musica possa ancora favorire un dialogo sincero tra le persone?
Assolutamente sì. La musica e l’arte in generale rimangono tra i mezzi più potenti e universali per superare barriere linguistiche, culturali e generazionali. Creare bellezza con sincerità rimane il gesto più trasgressivo e rivoluzionario da attuare per ribellarsi ad un mondo governato sempre di più dal dio denaro.
“Parlami” denuncia una mancanza di empatia. Da dove nasce, secondo te, questa difficoltà nel comprendere gli altri?
Sicuramente dall’indifferenza e dall’isolamento sociale. Oggi si tende a comunicare a distanza attraverso un’immagine o un video ma l’empatia vera si sviluppa soltanto nel confronto diretto con l’altro. Sarebbe sempre più necessario chiedere tempo e attenzione in un’epoca sempre più caratterizzata dal concetto di “scroll”. I social network aiutano davvero a comunicare oppure aumentano le distanze?
Accorciano sicuramente le distanze geografiche ma non contempo aumentano quelle nel luogo in cui viviamo.
Quale ruolo può avere un artista nel raccontare questi disagi collettivi?
Può servire ad accendere una fiammella di consapevolezza e di speranza nel cuore di chi erroneamente non crede più nei propri sogni e si accontenta di sopravvivere in un’esistenza che non gli somiglia. Il segreto della felicità è vivere cercando di essere il più possibile sé stessi.
Hai ricevuto testimonianze da persone che si sono riconosciute nel brano?
Per fortuna si. E devo dire che mi ha fatto davvero molto piacere da un lato e allo stesso tempo paura constatare che sempre più persone soffrono di solitudine.
Se potessi lasciare un messaggio a chi si sente solo, quale sarebbe?
Cercare di pensare sempre più spesso che quest’esistenza è un miracolo unico e straordinario e che, anche se tutto sembra dirci il contrario, non è mai troppo tardi per cambiare le situazioni che ci fanno soffrire.
