
Intervista a cura di Giulia Lolli per Mondospettacolo
Artista eclettica, spirito libero e voce fuori dal coro: Naike Rivelli è da sempre una figura che incuriosisce, divide ma, soprattutto, non lascia mai indifferenti. Attrice, cantante, fotografa e performer, Naike sfugge alle etichette, seguendo un percorso autentico e profondamente legato alla sua essenza. Si distingue per uno stile libero, provocatorio e connesso con la natura. La sua creatività non conosce confini e ogni sua espressione – visiva, musicale o digitale – è un invito a guardare il mondo da angolazioni diverse.
Naike, benvenuta! Partiamo dal presente. Come ti descriveresti oggi con una sola parola?
Energia.
Sei sempre stata una figura fuori dagli schemi. Hai mai sentito il peso del pregiudizio?
Allora, quando una persona è fuori dagli schemi, è sempre soggetta a pregiudizi. Io sono nata sotto pregiudizio, perché essendo figlia d’arte, a meno che non frequenti scuole piene di figli d’arte, cosa che mi è capitata raramente, vieni vista diversamente dagli altri. Per questo devi faticare il doppio anche per capire se le amicizie sono sincere, perché hai una visibilità maggiore rispetto agli altri studenti. Fin da piccola ho sempre sentito un pregiudizio nei miei confronti, e forse per questo da giovane sono sembrata molto aggressiva, perché mi sono subito costruita una corazza. Quando un ragazzino cerca di vivere la sua vita in modo normale, ma si sente osservato, giudicato, sviluppa una protezione. Io questa corazza ce l’ho da sempre.
Poi, è la tua realtà, e ognuno ha la propria. La mia è stata piena di cose meravigliose, perché ho avuto la fortuna di viaggiare per tutta la vita e di fare esperienze che, se morissi oggi a cinquant’anni, mi farebbero dire che ho vissuto quindici vite. Sono molto grata per tutto il bello che ho avuto. Ogni persona ha aspetti positivi e negativi nella propria esperienza, ma non li chiamerei mai brutti; li vedo come opportunità da cui imparare, come un lavoro su se stessi.
Il pregiudizio è stato per me un lavoro costante su me stessa, e oggi sono fiera di dove sono arrivata. Ringrazio quei pregiudizi perché mi hanno fatto diventare la persona che sono oggi.
Hai lavorato nel cinema, nella musica e in TV. Dove ti senti davvero a casa?
Allora, io mi sono quasi sempre sentita a casa ovunque ho fatto qualcosa, tranne forse in TV, e vorrei dilungarmi su questo. Quando ho scelto di fare certe cose, ci tengo molto a dirlo perché spesso mi è stato detto: “Ah, ma tu in confronto a tua madre…” Io ho avuto la fortuna di poter fare esperienze importanti. Ho fatto esperienze cinematografiche rilevanti, ho fatto una comparsa in un film, tra tantissime altre esperienze. Potete andare a vedere IMBD, dove c’è tutto quello che ho fatto, parlo di cinema e TV.
La TV mi ha penalizzato molto perché ho fatto Paperissima Sprint, ho partecipato a reality show, ma non mi sono trovata bene perché la TV è piena di finzione, è fake, e io non sono un personaggio falso, quindi ho faticato molto. Oggi, andare in TV come ospite e poter parlare, se mi invitano, mi diverto un sacco. Quindi la TV mi ha penalizzato da giovane perché non mi ci sono trovata bene.
Per quanto riguarda i film, ho fatto quelli che ho voluto fare. Ho fatto solo le cose che desideravo, quindi non ho avuto brutte esperienze perché tutte le mie esperienze sono state magnifiche, proprio perché le ho scelte io. Ho scelto di fare quello che facevo e di non fare altre cose. Per esempio, il periodo in cui ho avuto più richieste per fare l’attrice è stato proprio il periodo in cui ho deciso di mollare e di fare la manager di mia madre, perché mi piaceva di più.
Un attore ha bisogno di grandi spazi e tempi da dedicare alla recitazione, e siccome il mio tempo, il mio spazio e il mio mondo sono sacri per me, non mi ci sono trovata. C’erano troppe attese lunghe, troppi tempi morti, e io mi agito. Ho sempre bisogno di fare qualcosa. Nei set ci sono molti tempi morti e devi rimanere ferma per lunghi periodi. Quindi, a meno che non mi chiami un regista coi controcazzi e mi chieda qualcosa, non ho né tempo né voglia di dedicarmi a quello.
Oggi mi piace andare in TV a parlare perché mi trovo molto bene. Il posto dove mi trovo meglio è dove posso essere me stessa e parlare senza registrazioni, dove ci sono i live. Sono molto brava a improvvisare e a parlare quando c’è una reazione immediata, dove non possono tagliare o modificare quello che dico perché non gli piace. Adoro essere libera di esprimermi, e ovunque questo mi venga permesso sono felice.
Per quanto riguarda la musica, ci tengo a dire che io con la musica mi sono espressa in maniera fenomenale. Ho fatto un album con la Universal, distribuito dalla Universal, che però è stato un buco nell’acqua perché non avevo supporto: loro hanno solo distribuito, non hanno prodotto. L’abbiamo prodotto noi. Abbiamo investito i soldi noi. Non ho avuto chi ha investito nelle radio, quindi non sono stata trasmessa in radio, e ero molto giovane, quindi non sapevo che senza radio è molto difficile, ragazzi, è una vera mafia. Quindi parliamone. Cioè, io non ho fatto musica. Io mi sono trovata molto bene nella musica, ma non avevo una major che mi sosteneva e dovevo emergere da sola, cioè muovermi in un mondo che era sostenuto, e non ce l’ho fatta. Non ce l’ho fatta. Oggi torno a cantare in italiano e sto rispolverando i miei vecchi pezzi, nella speranza di trovare un buco in un mercato ancora più inflazionato e difficile dove farsi notare. Ma non me ne importa niente. Me l’hanno chiesto. Ho dietro di me Minellono che ha scritto il pezzo, ho tutto un gruppo musicale pazzesco che mi supporta, e come sempre io vado avanti perché mi diverto e perché non devo campare di questo. Perché vedo oggi che è un mondo di… cioè, per esempio, vorrei proprio dirlo nella mia intervista: so che ci sono personaggi oggi nella musica che sono famosi, tipo non so, un Fedez. Io non ho mai sentito un pezzo di Fedez, tranne quella canzone orrenda dell’italianA, perché la sparavano ovunque e mi è capitato di sentirla. Ma io non conosco Fedez. Cioè, anche oggi, io la musica non la capisco in Italia, perché anche in America è pieno di persone che fanno pezzi orecchiabili e carini, magari one hit, e poi magari non fanno più nulla, ma ti rimane il pezzo. Per esempio un altro personaggio come Elodie: la vedo tanto su Instagram, ma appare non come musicista, ma come showgirl, quindi come una ragazza che fa altro. Se la paragoni a ciò che vedo fare in altri mondi, tipo gli Stati Uniti, che fanno le stesse cose ma ballano da Dio con corpi pazzeschi, e hanno canzoni che ti rimangono. Tu vedi JLo, che oggi alla mia età fa cose assurde, si muove benissimo, e non solo canta, ma ha pezzi che tutti ricordano, sono orecchiabili. Io non ho mai sentito un pezzo di Fedez che ricordo o che sia famoso, cioè non so chi sia. Quindi mi inquieta questo nuovo mondo di giovani e di musica che non rimane, non penso che tra cinquant’anni qualcuno si ricorderà i pezzi di Fedez o di Elodie. Quindi boh, non lo so. Oggi vedo invece che per esempio c’è Sara Penelope, che adoro, che sta combattendo, e trovo che tutto questo non sia giusto. Penso che dovremmo sostenere altri artisti e creare una piattaforma tipo Netflix, che non sia Spotify, che è già stato contaminato, dove far uscire la musica vera degli artisti veri e uscire dal sistema hollywoodiano che c’è oggi nel mondo, in Italia e non solo.
Hai un legame profondo con la natura. Cosa ti insegna ogni giorno?
Guarda, io ho un legame con la natura così importante che oggi, in questo nuovo mondo dove si parla di diritti e tutti vogliono rappresentare qualcosa, penso che noi esseri umani facciamo parte della natura. Proteggere la natura e la nostra funzione biologica nel sistema animale per me è sacro. Quindi, per me, tutto ciò che stravolge la natura è un problema. Ci tengo a dirlo chiaramente. Per esempio, mio figlio ogni tanto mi dice: “Mamma, oggi sei una donna cis.” No! Io non mi rappresento né mi identifico come donna cis. Penso che nella natura biologica, e siccome sono anche bisessuale, so che nella natura ci sono animali bisessuali, etero, gay; la natura fa le sue cose. Ma la natura non fa parate in cui si mostra in modo volgare o stravolge se stessa. La natura è sé stessa, e io seguo la natura.
Per me è importante il bioritmo, le fasi lunari, le stagioni. Mangiare frutta e verdura di stagione, non prendere tutto quello che arriva da ogni parte del mondo perché adesso va di moda avere tutto sempre. No, io sono molto legata alla natura. Mi considero donna perché sono nata con l’apparato femminile e lo accetto così com’è. Accetto che ognuno possa cambiare o stravolgersi, ma non dobbiamo stravolgere la natura. Non dobbiamo creare confusione nei bambini, perché ogni bambino nasce con un apparato e poi, se vuole, può cambiare o trasformarsi. Però lasciamo che la natura faccia il suo corso. Penso che ogni persona debba seguire il proprio percorso biologico naturale, anche di trasformazione ormonale, e solo dopo i diciotto anni, quando il corpo ha completato i suoi cambiamenti naturali, decidere cosa vuole essere, e essere liberi di essere quel che vogliono, ma sempre nel rispetto della natura e degli altri.
Io sono nata donna con l’apparato femminile. Se tu domani vuoi trasformarti da uomo a donna, sei tu che devi essere una donna trasformata, con un nome diverso. Non puoi cambiare i nomi delle cose biologiche che sono così da sempre. Oggi, quando adottiamo un cane o un gatto o andiamo dal veterinario, pensiamo agli animali nella loro natura biologica, come un tempo facevamo con gli esseri umani. Il cane è femmina? Il cane è maschio? Bene. Il fatto che oggi non vogliamo più definire il genere ci crea confusione e vergogna.
Vorrei dire una cosa. Sono cresciuta in un ambiente di persone omosessuali, cioè, sono i miei fratelli? Sono bisessuale? Rispetto tutto e tutti. Ho aiutato e sostenuto amici, sia femmine che maschi, che hanno voluto fare il cambio di sesso. Siamo andati insieme, abbiamo fatto cose. Sostengo tutti, però se tu cambi e diventi un’altra persona, fatti un nome tuo. Non puoi togliere a me il mio nome. Io sono una donna. Naike Rivelli è una donna. Mi identifico come donna, con il mio apparato genitale femminile, e non trovo giusto che questo mi venga tolto. Se qualcuno vuole cambiarsi, se domani volessi diventare un uomo, non potrei diventare un uomo a trecentosessanta gradi, sarei un uomo diverso, con la mia unicità, e ci tengo davvero a dirlo: unicità e specialità sono importanti. Essere unici nel mio nuovo essere, qualcuno di nuovo. Se domani divento uomo, sono Naike Rivelli, con il nome che decido, un uomo diverso. Ogni cosa ha la sua originalità e una sua sacra bellezza. Non è giusto che un uomo che diventa donna pensi di essere donna a trecentosessanta gradi. Non potrà mai andare dal ginecologo. Capisci? Il ginecologo non sa cosa fare. A meno che un giorno non esistano ginecologi per entrambi. Per me la natura è molto importante, la trovo sacra e non mi piace stravolgerla. Cambiare sesso è cambiare la natura, e cambiare il nome alle cose, per me, non è possibile. Allora domani i gatti diventano cani? Un gatto non sarà più un gatto, sarà un “gatt” perché lo hanno tolto? Perché dobbiamo togliere le cose? Aggiungiamone di nuove, ragazzi, ma non leviamo quel che è di Cesare a Cesare. Aggiungiamo, diamo nomi nuovi. Wow! Con me, too.
Non solo per me la natura non va stravolta, cioè va rispettata a trecentosessanta gradi. I gatti devono mangiare carne perché sono carnivori, però anche lì, e questo lo dico a tutti i vegani, cioè tu hai un cane o un gatto? Glielo vuoi dare la carne? E che fai? Compri la scatoletta? Come fai il vegano imbruttito? Dalla multinazionale? Che comunque usano mucche d’allevamento intensivo? Allora sei una presa in giro. Vai a comprare le alici, o altrimenti ragazzi non dobbiamo comprare cani e gatti perché siamo diventati pazzi. Siamo invasati da noi stessi. Facciamo tutti due pesi e due misure a seconda del nostro piccolo trip mentale e questo non può essere. Io ho i gatti. I miei gatti si mangiano i topi, i gufi e i dannati conigli, me li portano a letto, porco Giuda. E come mai ormai la gente quando vede un topo o vede un gatto che gli porta un uccellino si mette a urlare? Cazzo, gli urla al gatto. È normale, è giusto perché il gatto si mangia il topo, ha tutti gli ingredienti che gli servono per stare bene, invece di avere le crocchette piene di schifezze. Infatti vorrei dire a tutto il mondo che i veterinari che frequento io dicono: attenzione alle crocchette, perché ormai anche i veterinari sono pagati per dire di mangiare crocchette piene di schifezze, piene di sostanze chimiche. Nella natura, come fa il gatto a mangiare una crocchetta? Come fa a mangiare una scatoletta di vacca o di maiale? Nella natura i miei gatti giocano con i maiali, non se li possono mangiare, non hanno la forza per mangiarli. Quindi già dare il maiale o la mucca al gatto è sbagliatissimo, perché il gatto nella natura non li potrebbe mai mangiare. Quindi su tutti questi discorsi molto importanti, questo va detto.
Sei spirituale? Credi in qualcosa oltre l’umanità?
Io sono molto spirituale, ma non nel senso tradizionale. Penso di essere energia pura: mi sono manifestata in questo corpo e tornerò a essere energia pura. Questo è il mio credo. Secondo me, è molto importante perché la religione cattolica ha spesso instaurato terrore nelle persone, dicendo che devi fare certe cose in questa vita per evitare problemi nella prossima. Non voglio avere la presunzione di dire che so, che sono, che credo di avere tutte le risposte. Non sono nessuno e nessuna persona al mondo è tornata dall’aldilà per raccontarci cosa c’è davvero. Perciò sono molto umile nella mia fede. Credo nell’energia e credo di tornare in essa. Se un giorno ci sarà una reincarnazione, ben venga. Infatti ci lavoro molto perché non vorrei reincarnarmi in un maiale. Penso che molte persone, vedendo che gli occhi dei maiali sembrano umani, possano riflettere che forse gli indiani hanno ragione. E vedo tanti esseri umani pessimi nei maiali, quindi andrebbero salvati tutti, perché forse sono persone poco consapevoli reincarnate nell’animale più sofferente del pianeta, il maiale. Questo fa riflettere, no? Detto questo, mi sento molto parte dell’universo, dell’energia, e non posso dire di più perché non ho alcun tipo di strumento o discorso ufficiale per farlo. Penso che tutti, dai preti a chiunque si senta superiore nelle loro piccole religioni, dovrebbero scendere dai loro piedistalli. Dal momento che non sappiamo, sarebbe meglio rispettare i nostri corpi, il nostro ambiente, la nostra terra, perché è l’unica cosa certa che abbiamo. Il resto è un mistero totale.
Qual è la ferita che porti dentro da più tempo e che ancora ti fa male?
Allora, di ferite ce ne sono varie. Per me, le ferite più grandi sono amicizie o rapporti in cui, per anni, magari uno pensa di avere qualcosa, ma parlo proprio solo di amicizia, no? Poi, invece, ti accorgi che magari non c’era niente e che forse te lo sei costruito tu. Queste sono le ferite che ancora oggi mi fanno male perché ti lasciano, perché uno dedica tempo alle persone, spazi, energia importante. A volte ti accorgi di aver regalato tutto questo a qualcuno che forse non se lo merita, o che magari non l’ha mai capito. Ogni tanto uno pensa di avere un certo peso nella vita dell’altro, invece non ce l’ha, e questo mi ha fatto soffrire più volte nella vita, quando mi sono resa conto che l’altra persona non mi dava lo stesso peso. È molto doloroso per me. Anche quando finisce un’amicizia, il fatto di aver investito tempo e cose e di non portarsi via niente è difficile da accettare, perché io penso che ogni esperienza debba lasciarti qualcosa. Quindi, se in un rapporto in cui hai dato tanto non ti torna nemmeno la bella energia di un ricordo, è un peccato, e quello mi fa soffrire. Rimango anche un po’ perplessa, a dire “ma perché?”. Spesso non è neanche colpa dell’altro, siamo noi che non abbiamo capito e che investiamo nella persona sbagliata, non che sia sbagliata lei, forse siamo sbagliati noi. Però ti fa male, perché ti accorgi che sei tu che sbagli, che non hai capito, o che ti sei affidato alla persona sbagliata, ed è quasi come trovarsi scoperti, sbagliati tu, mentre pensi “ma che cazzo ha fatto? Perché?”.
E poi, vabbè, la morte, la morte che mi accompagna come penso a tutti noi. Da quando ero molto giovane, il mio migliore amico si è suicidato a ventun anni e poi, da lì, tante malattie. La malattia forse è una delle cose che più mi addolora: c’è tanta bugia nel mondo e tanta sofferenza, e ci sono modi per cercare di salvarsi, tipo mangiare sano, adottare un determinato stile di vita, e questo non viene insegnato da nessuna parte. Non viene insegnato nelle scuole, non viene insegnato ai bambini, non vengono date le vere armi per potersi sanare e vivere bene.
Quindi magari uno nasce anche in una famiglia molto ignorante, che non sa — e non lo dico con giudizio, ma con semplicità e umiltà — anzi, poverini, no? Che magari non sanno come crescere un figlio, quindi il figlio già cresce senza sapere come deve mangiare, come deve fare. Ci sono quelle quattro cose che ti aiutano a sopravvivere e a non ammalarti, tranne se la malattia ti colpisce comunque, geneticamente o per altre cause. Però tante cose oggi potrebbero essere evitate, sia in famiglia ogni tanto, sia tra le amicizie, sia guardando il mondo, proprio nei carrelli dei supermercati: quante persone sono ignoranti su quello che si stanno facendo e quanto male si fanno. Mi devasta.
Mi devasta perché allora dico: boh, uno va a votare, si affida al governo, si affida alla sanità, però poi il tuo paese magari non ti insegna, non insegna alla prole le armi che servono per poter sopravvivere, per poter distinguere la bugia dalla verità e per distinguere ciò che va bene da quello che in realtà non va bene. Ormai sembra una barzelletta il cibo spazzatura, ma io vedo bambini che vivono di quello. Vedo bambini che già a tre, quattro, cinque anni bevono Coca-Cola come se non ci fosse un domani. L’Italia è uno dei paesi che ha più diabete nel mondo e questo mi fa molto male. Mi fa male vedere gente che si gira, ti guarda e dice: «Perché è successo a me?» Quando in realtà lo stile di vita rendeva scontato che sarebbe successo.
Allora questo mi fa molto male, perché abbiamo tante regole, abbiamo regole adesso sui diritti, sulla sicurezza, ora stanno demonizzando la canapa light che non ha mai fatto nulla a nessuno, però lo zucchero raffinato è ovunque. Un genitore non può entrare in un Autogrill e dare una cosa sana a un figlio. E questo mi fa male. Mi fa proprio male. Male, mi fa male per le persone, perché mi dispiace. Sai quante volte vorrei dire a un genitore: «Sei sicuro che stai facendo questa spesa?» Non me lo permetto, però è un peccato, è un grande peccato, perché potremmo essere tutti molto più sani e invece siamo tutti molto ammalati, molto disperati e anche molto depressi. Ti fa pensare, no? In un mondo che oggi ti offre tutto, com’è possibile che ci sia così tanto disagio psicofisico e di salute?
C’è stato un momento della tua vita in cui ti sei sentita veramente sola? Come hai reagito?
Allora, guarda Giulia, nella mia adolescenza, quando sono scappata di casa — scappata nel senso che sono andata a farmi la mia vita — ho avuto un figlio a ventuno anni. Mi sono sentita molto sola, anche perché mia madre lavorava moltissimo. Anch’io lavoravo. Ci siamo separate molto presto. Io giravo per il mondo. Facevo parte di una grandissima famiglia, ma all’improvviso ero da sola con mio figlio, in giro per tutto il mondo.
Mentre facevo vari percorsi, ritiri e immersioni importanti in luoghi dove ti insegnano cose fondamentali, ho scoperto che la solitudine è il nostro sentirci onda. Io ero un’onda, mi sentivo un’onda. L’onda non deve dimenticare di essere oceano. Noi siamo oceano. Quando ti fermi e ti rendi conto che la tua manifestazione di te stessa è un respiro, un soffio nell’universo che dura un attimo, capisci che non ci sei più.
Siamo tutti soffi, ma questo soffio è un tsunami di vento, uno tsunami di oceano. Ti rendi conto che abbiamo paura e pensiamo di essere separati, ma in realtà siamo tutti uniti. Quando senti questo, la solitudine se ne va perché non puoi mai essere davvero solo. Siamo tutti connessi, anche il tuo peggior nemico, anche la persona più sgradevole che pensi “oh my God”, è una versione di te nella tua peggiore manifestazione, magari non ancora arrivata su questa terra in questa vita.
Perciò non mi sento più sola. Oggi mi sento bene ovunque, tra mille persone mi sento oceano. Quando sono sola, mi sento oceano. E se ogni tanto torno a sentirmi onda, ricordo costantemente che sono oceano. Non potrò mai essere sola perché sono universo, sono energia, non sono niente. E se non sei tutto o niente, non puoi mai essere solo.
Hai mai avuto un “risveglio”, un momento di verità assoluta?
Il mio risveglio è stato graduale, un percorso di consapevolezza. È capire che siamo un soffio nell’universo, ma anche un tutto. Questo shift mentale mi ha liberata dal dolore e dall’attaccamento. Non è un momento singolo, ma un processo continuo di crescita.
Dove trovi Dio, o la divinità, nella tua vita quotidiana?
Per me Dio era ovunque come diceva Gesù alza una pietra e mi trovi guarda uno stelo d’erba e mi trovi cioè guarda il sole guarda un tramonto. Per me ripeto Dio ha un’energia non posso dargli un nome. Chi sono io per erogarmi a dire quello è il vero Dio. Nessuno lo sa. Quindi mi affido all’energia universa E e basta ed è dentro e fuori di me costantemente cioè non mi serve di andare in un luogo. Poi in certi luoghi lo senti di più. Però è ovunque. È in un abbraccio nello sguardo di mio figlio. È nella carezza che faccio a mia nipote cioè è è ovunque Dio. Basta coglierlo
Qual è il gesto d’amore più puro che tu abbia mai ricevuto?
L’amore del mio futuro marito, che da nove anni sta al mio fianco senza secondi fini, con una purezza che mi ha conquistata.
Il tuo pubblico è eterogeneo: per gli adolescenti sei una scintilla di ribellione, per le donne una sorella di spirito, per gli uomini un mix di sensualità e ironia. Com’è il rapporto con i tuoi fan?
Allora guarda, io non considero le persone che mi scrivono e mi dicono belle cose come fans, ma li considero coetanei miei. Le persone che mi seguono sono persone come me, che incontro in luoghi dove vado, in ritiri, in posti speciali — o forse non speciali, perché nessuno è più speciale di un altro. Ognuno di noi è a un livello di consapevolezza. Io ero nel Matrix, forse mai del tutto, perché ho avuto una mamma che mi ha dato molte armi e mi ha sempre insegnato tante cose. Però anche io, da giovane, mi sono dovuta perdere per capire che molte cose che diceva mia mamma erano vere. Poi, comunque, abbiamo condiviso le nostre esperienze da grandi.
Quindi oggi sono arrivata dove sono, in realtà perché non cerco di arrivare da nessuna parte. Sono dove sono perché sono esattamente dove voglio stare. Quelle persone che mi seguono sono il gruppo che mi fa vivere, perché significa che c’è qualcuno che la pensa come me. Non sono io, siamo noi, siamo il gruppo. E il gruppo può fare scintille e sensibilizzare gli altri, ed è questa la cosa più bella, la cosa più importante che uno può fare. Perché se uno si risveglia, è così meraviglioso potersi girare e magari cercare di far svegliare qualcun altro. Quando ti risvegli, hai molto meno dolore, soffri di meno perché sei attaccata a meno cose. Ti rendi conto di quanto si può godere di così poco, che è così tanto. Sei ricco, hai vinto.
È uno shift talmente sottile, talmente semplice che sembra quasi impossibile o quasi faticoso farlo. In realtà è solo una consapevolezza. E quasi tutti quelli che mi seguono stanno lì con me, e io ho imparato da loro. Ci aiutiamo a vicenda, ci scambiamo informazioni. Quindi non abbiamo fans nel mio gruppo, siamo tutti un gruppo, forse siamo tutti fans di noi stessi.
Naike, parlami del progetto “Podcasto” realizzato con l’artista Debora Pagano, due personalità diverse ma affini. Da dove nasce l’idea?
Allora, il podcast nasce da una voglia di esprimersi, intanto di trovare un luogo dove si possa comunicare con terzi, che non sia Instagram, che non sia una cosa di live, ma un vero progetto interattivo. Perché noi in questi giorni faremo dei live per chiedere alla gente di cosa vuole parlare, perché per me è veramente importante. Spesso vedo che i podcast ormai sono diventati molto sensazionalistici: si invita il personaggio di turno perché fa più sensazione, più gossip, e si parla di chi mangia la carne, di chi fa certe cose, tante cose anche divertenti, ma a volte noiose e scontate. Comunque ognuno fa il suo, e noi volevamo fare qualcosa di molto semplice e casareccio, e volevamo farlo insieme a chiunque fosse voglioso di chiacchierare con noi.
Quindi interagiamo con tutti per capire cosa vogliono e poi glielo diamo. Ed è questo il bello, capito? Perché ci sono argomenti belli di cui parlare, parliamo di tutto: dall’alimentazione alla cosmesi, ai complessi. Vedo però che tanti argomenti, tranne in certi podcast come One More Time, dove sono stata anche io, in cui si approfondisce molto e si scoprono le anime delle persone, sono poco trattati. Noi vogliamo farlo in modo più allegro: quelli di One More Time sono molto intensi e one to one, mentre noi vogliamo coinvolgere tante persone. Sarà tutto gratuito, divertente, speriamo molto allegro e diverso, e con grande umiltà vogliamo fare qualcosa di carino. Questo è.
Sono molto felice di aver incontrato Debora. L’ho conosciuta in una chat meravigliosa che si chiama la chat dei topi, in cui ci sei anche tu, che mi ha portato molta fortuna, tante belle cose, e una di queste è stata Debora. Un giorno, mentre chiacchieravamo al telefono, ci siamo dette: «Perché non ci proviamo?». Ci raccontavamo tante cose, tante intimità, abbiamo avuto discussioni molto belle su argomenti che penso interessino molte persone come noi, e abbiamo detto: «Perché non facciamo un podcast per persone un po’ fuori dalle righe o che vogliono vedere qualcosa di diverso?»
A chi è rivolto e cosa dobbiamo aspettarci?
È rivolto a chi cerca verità e autenticità. Aspettatevi un progetto che rompe gli schemi, che invita a riflettere, a ridere, a sentirsi vivi. Sarà un viaggio senza censure, come siamo noi.










Lascia un commento